Concorsone, tra ricorsi e ritardi, dove sono i posti?

Paradossi italiani

 Il concorso per nuovi aspiranti insegnanti è stato bandito, con grande esposizione mediatica, l’anno scorso dall’allora ministro Profumo. Era dal 1999 che non venivano fatti concorsi, per alcuni insegnamenti erano ancora valide le graduatorie del 1990. La decisione di bandire un nuovo concorso che annullasse le vecchie graduatorie appariva quindi sensata. Nel frattempo veniva mantenuto il doppio canale di reclutamento che caratterizza la scuola italiana: le immissioni di ruolo avvengono per metà da graduatoria di merito – quella derivante dai concorsi – e per metà dalle graduatorie ad esaurimento – in cui sono inseriti i tanti precari storici.

La novità del concorso 2012 rispetto ai precedenti è che mette in palio un numero prestabilito di posti da assegnare nello spazio temporale di due anni scolastici; per la precisione le assunzioni totali previste erano 11.542. In passato, non veniva specificato nei bandi il numero dei vincitori creando così graduatorie la cui validità veniva continuamente prolungata e che impiegavano decenni ad esaurirsi. Al tempo stesso, questa novità dovrebbe rappresentare una garanzia per i vincitori che vedono scritto nero su bianco il numero di assunzioni previste e i loro tempi.

La macchina concorsuale si è messa in moto nel dicembre 2012 con la prova preselettiva. Tuttavia, è stata subito bersagliata da ogni genere di ricorso. Dopo un anno – il bando è stato pubblicato il 25 settembre 2012 – qual è la situazione?

Il 21 agosto il MIUR ha comunicato i numeri di immissioni in ruolo per l’anno scolastico 2013-14: sono 11.206 i docenti che ottengono un contratto a tempo indeterminato. I posti in organico di diritto vacanti sono 24.367, ma si registrano anche 8.095 esuberi (docenti di ruolo la cui cattedra “completa” è scomparsa a seguito del calo di iscrizioni e la conseguente riduzione delle classi e della riforma Gelmini che ha modificato le materie e le ore di insegnamento in alcuni cicli). Questo contingente di immissioni contiene anche le prime da effettuarsi tramite il cosiddetto concorsone. La situazione che emerge, però, non è delle più rosee.

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Innanzitutto chi ha fatto ricorso ottenendo la sospensiva da parte del TAR (e quindi la partecipazione alle prove successive) è stato inserito con riserva nelle graduatorie in attesa del giudizio di merito sul loro procedimento. Se si collocano tra i vincitori, i loro posti vengono per il momento congelati.

In secondo luogo, non tutte le regioni hanno terminato le prove orali in tutte le classi di concorso. Il Lazio non è stato in grado di produrre nessuna graduatoria definitiva rimandando tutte le immissioni concorsuali all’anno prossimo. In molte regioni, le graduatorie provvisorie erano già state diffuse, ma quelle definitive sono spesso uscite pochi giorni prima dell’inizio delle operazioni di immissione.

Ad esempio, la graduatoria per il sostegno in Lombardia è stata pubblicata la sera prima della mattina in cui i vincitori erano convocati per scegliere la provincia (visto che il concorso è condotto a livello regionale, i vincitori devono prima scegliere, in base alle disponibilità, la provincia in cui vogliono assumere servizio). In Puglia, hanno assegnato le provincie d’ufficio per accorciare i tempi. In Piemonte, la graduatoria di infanzia è uscita il 30 agosto (e ripubblicata, insieme a quella della primaria, il giorno dopo per correggere gli errori della prima versione) con i candidati convocati per sabato 31 agosto, ultimo giorno utile (dato che i neo immessi devono prendere servizio il 2 settembre).

I consueti ritardi di inizio operazioni – perché bisogna ridursi ogni anno all’ultima settimana di agosto? – hanno provocato problemi logistici di vario tipo. Alcune classi di concorso prevedevano prove uguali e i partecipanti erano sostanzialmente gli stessi (per esempio, le lingue straniere in cui è stato bandito sia il concorso per la scuola secondaria di primo grado che per quella di secondo grado). In alcune regioni sono state convocate un numero di persone pari ai posti da assegnare, ma in queste classi di concorso i vincitori erano praticamente gli stessi. Quindi, dopo le prime convocazioni, si necessitava ovviamente di uno scorrimento per far fronte alle rinunce. Il problema è che visti i tempi ristretti, non è stato possibile fare nuove convocazioni, risultato: i ruoli non andranno persi, ma le graduatorie scorreranno durante il corso dell’anno scolastico con le immissioni che verranno date in surroga (ovvero decorrenza giuridica 1 settembre 2013, ma economica settembre 2014). Questo significa che, se il neo immesso non ha ottenuto una supplenza, non lavorerà fino al prossimo settembre.

Ma il vero problema riguarda i posti banditi. Dovevano rappresentare una garanzia, ma si stanno rivelando un’arma a doppio taglio per il MIUR. Infatti, in alcune regioni, appaiono fortemente sbilanciati.

Si evidenziano alcune situazioni piuttosto problematiche:

Questi sono solo alcuni esempi emblematici. Le Discipline Economico-Aziendali hanno avuto 142 posti banditi su 10 regioni ed è in affanno ovunque con molte province in esubero (delle 10 regioni in cui si è svolto il concorso, solo in Toscana le immissioni sembrano in linea con le previsioni). È vero il concorso prevede l’assunzione dei vincitori in due anni (anche se si sta già parlando di allungare a tre il periodo di validità della graduatoria), ma lascia perplessi come si possa sperare che magicamente spuntino nuovi posti in insegnamenti in cui non ci sono cattedre neanche per i già assunti! A meno che non intervenga una contro riforma pensionistica (la riforma Fornero ha probabilmente allungato l’attesa del corpo docente qualche anno in più rispetto alla media visto che molti usufruivano del defunto sistema delle quote che dava la possibilità di andare in pensione a 60 anni con 36 anni di contributi), questa ipotesi sembra quanto meno improbabile.

Dall’altro lato, in alcuni casi, i numeri banditi hanno disatteso la situazione reale anche in senso opposto. Si prenda il caso della Lombardia: la classe di concorso “Discipline Meccaniche e Tecnologia” ha avuto solo 8 posti banditi a fronte di un contingente assunzioni autorizzato di 19 nomine. Situazione simile si è verificata nel caso di “Matematica e Scienze Naturali” (41 posti ed un contingente potenziale di 68 nomine). Entrambi i casi hanno graduatorie ad esaurimento, che sono, appunto, esaurite (quindi, non si può neanche accusare il concorso di togliere il posto ai precari storici). Inoltre, il concorso non è stato proprio bandito per alcune materie, come ad esempio per l’insegnamento dello spagnolo, in forte espansione e con graduatorie ad esaurimento quasi terminate.

Questa prima tornata di immissioni dal nuovo concorso sembra confermare alcune delle perplessità iniziali ovvero numeri troppo alti (o bassi) su alcune regioni e classi di concorso con il rischio di esporre il ministero a problemi di gestioni e a ulteriori ricorsi (cosa succederà tra due-tre anni se i posti promessi non si sono ancora materializzati?).

In molti casi, alzando l’aliquota di copertura dei posti vacanti (2), le immissioni per i neo vincitori potranno essere soddisfatte (anche se in alcune province si rischierebbe di avere ben presto nuove situazioni di esubero per i neo immessi). In altri insegnamenti (dove abbondano i soprannumerari) sembra difficile coprire i numeri banditi.

Twitter: @andreaparma82

Note:
(1) Si verificano situazioni di esubero quando, a livello provinciale, i posti in organico di diritto per un insegnamento sono inferiori al numero di docenti a tempo indeterminato già in servizio. Questi docenti, chiamati soprannumerari, vengono utilizzati, provvisoriamente, su cattedre in organico di fatto (ovvero cattedre disponibili nell’organico dell’anno corrente, ma su cui non c’è garanzia che continueranno ad esserci in futuro), su spezzoni orari avanzati in alcuni istituti oppure su altri insegnamenti, se il loro titolo di studio lo permette. Se una provincia presenta soprannumerari, non può, ovviamente, effettuare immissioni in ruolo per la materia in esubero.

(2) Ogni anno il ministero decide un tasso di copertura, tramite contratti a tempo indeterminato, dei posti disponibili. Questa percentuale non è mai il 100%; anzi negli ultimi anni è stata anche sotto il 50%. I posti restanti non coperti da immissioni in ruolo sono destinati alle supplenze annuali.

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