Così non chiudono gli ospedali psichiatrici giudiziari

Oltre l’emergenza carceri

Nel suo appello alle Camere, Giorgio Napolitano ha parlato dell’emergenza carceri e della situazione disumana in cui vivono i circa 66mila detenuti in attesa di giudizio o in esecuzione di pena. C’è però un’altra realtà parallela a quella delle carceri, quella degli O.P.G., gli Ospedali psichiatrici giudiziari. Ossia gli ex manicomi criminali che ospitano attualmente circa mille persone. Le strutture presenti sul territorio italiano sono sette  l’O.P.G. di Castiglione delle Stiviere (Mantova), quello di Aversa (Caserta), di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), di Montelupo Fiorentino (Firenze), di Napoli, di Salerno e di Reggio Emilia.

Nel 2008 la Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario presieduta da Ignazio Marino del Pd (oggi sindaco di Roma), aveva denunciato una realtà fatta di maltrattamenti, abusi e mancanza di cure in gran parte delle strutture, fatta eccezione per quella lombarda. Personale sanitario e infermieristico carente  spesso inesistente rispetto alle esigenze dei pazienti. In un sopralluogo a sorpresa fatto del 2010 dalla stessa Commissione parlamentare all’O.P.G. di Barcellona Pozzo di Gotto è emerso che per i 329 degenti allora presenti nella struttura, c’era un solo medico, neppure psichiatra. La relazione parlava di degrado assoluto e di una costante violazione dei diritti fondamentali dell’uomo, tra cui le «gravi e inaccettabili le carenze strutturali e igienico-sanitarie rilevate in tutti gli O.P.G., a eccezione di quello di Castiglione delle Stiviere e, in parte di Napoli». Strutture più simili a carceri piuttosto che a ospedali.

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Il superamento degli O.P.G. era cominciato quattordici anni fa col decreto legislativo del 22 giugno 1999 relativo al riordino della medicina penitenziaria. In particolare il provvedimento si soffermava sulla necessità di trasferire alle Regioni le funzioni sanitarie degli ospedali psichiatrici giudiziari che dipendono ora dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), tranne la struttura di Castiglione delle Stiviere. Da quel momento in poi ci sono stati diversi decreti legge e accordi, fino alla legge 9/2012 che vincola le regioni a realizzare specifici programmi per la realizzazione di percorsi terapeutico-riabilitativi, con un termine fissato prima entro marzo 2013, poi, col decreto legge 25 marzo 2013, entro il primo aprile 2014.

La “regionalizzazione” di quelli che a questo punto dovrebbero essere gli ex O.P.G. (la cui attuazione era già prevista entro il 2010) prevede che ogni regione si faccia carico dei proprio detenuti, tramite la creazione di strutture apposite, le REMS (residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria). Al momento, invece, ogni O.P.G. copre una macroarea fatta di più regioni, mentre per le donne esiste un solo reparto femminile in tutta Italia, quello di Castiglione delle Stiviere. 
Le nuove strutture, poi, non dovrebbero avere più di 20 posti letto per struttura, presenza di medici e di personale sanitario a seconda dell’intensità e delle necessità assistenziali e presidi di sicurezza e vigilanza unicamente nel perimetro degli edifici. L’obiettivo è trasformare in ospedali, insomma, quelle che oggi sono veri e propri carceri.

L’iter però non è così semplice. In primo luogo occorre dimettere tutti quei soggetti la cui presunta pericolosità sia cessata. Secondo la Commissione Marino a tutt’oggi circa 1.000 detenuti sui 1.500 totali potrebbero essere “dismessi” se solo esistessero strutture adeguate in grado di prendersene cura (come ad esempio i Dipartimenti di salute mentale). Ma il decreto ministeriale sui requisiti dei nuovi centri è stato firmato solo a ottobre 2012, con sette mesi di ritardo. Da qui la necessità di una proroga al 2014. 

Secondo Luigi Ferrannini, ex presidente della Società italiana di psichiatria dal 2009 al 2011, non sarà sufficiente nemmeno questa ulteriore proroga e si dovrà andare al 2015 o addirittura al 2016 per vedere l’effettiva chiusura degli O.P.G.. Le regioni hanno presentato i programmi destinati alla realizzazione delle strutture e hanno individuati i siti in cui verranno successivamente costruite. La regione Lombardia in particolare ha già presentato (con delibera n. X/122 del 14 maggio 2013) il programma di utilizzo delle risorse destinate alla regione stessa per la costruzione delle nuove strutture sanitarie. E ha sottolineato anche il fatto che l’organizzazione delle nuove strutture dovrà fondarsi sulla “diversificazione dei livelli di assistenza, dei profili di sicurezza e dell’offerta riabilitativa”. L’intervento prevede 120 posti letto distribuiti in piccoli moduli da 20 posti letto ciascuno e la struttura di Castiglione delle Stiviere verrà completamente riadattata. Anche se rimangono i dubbi su una possibile realizzazione del progetto entro aprile 2014. 

La regione Sicilia dovrà fare i conti col superamento dell’attuale O.P.G. di Barcellona Pozzo Di Gotto che accoglie la maggior parte dei detenuti del sud Italia, donne escluse. Il 18 settembre l’Assessore alla salute Lucia Borsellino ha firmato il decreto che illustra le nuove strutture REMS nelle quali verranno curati i pazienti autori di reati. Il piano prevede anche un percorso riabilitativo al quale si affiancherà anche il lavoro dei centri di salute mentale.
Sono previste nuove strutture presso il Presidio ospedaliero Santo Pietro di Caltagirone, ASP di Catania che saranno, in realtà, un adeguamento di due strutture già esistenti. Oltre a un’unità per 10 uomini e una REMS per 20 uomini, verrà creata anche un’unità funzionale femminile per 10 donne, novità assoluta nel panorama sanitario. Col decreto firmato da Borsellino vengono stanziati anche i fondi necessari per la manutenzione straordinaria del Polo ospedaliero A. Dubini (ASP Caltanissetta) per una REMS per 20 uomini e per la ristrutturazione di parte dell’Ex presidio ospedaliero di Naso (ASP Messina) per altrettanti pazienti.L’importo complessivo ammonterebbe a 18.118.474,07 euro con un importo residuo di 1.646.608, 92 euro che verrà utilizzato per una programmazione successiva di percorsi terapeutici riabilitativi e in generale per la creazione e il mantenimento di misure alternative all’internamento.

Ma la riorganizzazione sanitaria conseguente chiusura dell’O.P.G. di Barcellona Pozzo di Gotto non riguarda solo la Sicilia. Tra le regione che cesseranno di appoggiarsi all’ O.P.G. siciliano c’è anche la Calabria che conta circa 40 persone ospitate in diversi O.P.G. la gran parte delle quali si trova a Barcellona Pozzo di Gotto. 
La giunta regionale ha presentato un programma di utilizzo delle risorse assegnate alla regione (6.572.522,28 euro) che prevede la realizzazione di due distinte strutture: una REMS a Girifalco, una struttura residenziale a S. Sofia d’Epiro integrate da una sezione di Osservazione Psichiatrica nell’Istituto penitenziario di Catanzaro, “Siano”, che aprirà prossimamente. Nell’ottica della creazione di un programma di integrazione sociale, la struttura residenziale di S. Sofia d’Epiro punta ad accogliere le persone provenienti dalla REMS in modo da proseguire il percorso clinico, una volta cessata la pericolosità sociale, e reintegrarli successivamente nel tessuto familiare. “Il punto vero che le istituzioni devono prendere in esame, non è la costruzione di altre strutture che potrebbero tranquillamente rivelarsi degli altri O.P.G. ristrutturati, ma il percorso di reinserimento sociale di queste persone. Occorrono risorse umane, non solo economiche. E soprattutto c’è bisogno di un cambiamento nella percezione che si ha della malattia mentale” sostiene Mario Nasone presidente del centro Agape. 

Secondo la associazione “Stop O.P.G.” il problema è che l’assenza di misure parallele alla detenzione trasformi le nuove strutture in mini O.P.G.. Come sottolinea anche la Società italiana di psichiatria, favorevole alla chiusura delle strutture: «Purché accompagnata da un adeguato investimento scientifico ed economico sui percorsi di cura alternativi, che non devono essere limitati alla creazione delle strutture previste dalla normativa e non ancora realizzabili, ma principalmente all’incremento dell’investimento sui Dipartimenti di salute mentale delle Asl, affinché possano attrezzarsi a realizzare dei percorsi di cura adeguati dentro e fuori agli Istituti di Pena».

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