Germania all’attacco sulla libera circolazione nell’Ue

Dibattito sull’immigrazione

AP/Lapresse

Linea dura contro l’immigrazione e limiti netti alla libera circolazione anche all’interno dell’Unione Europea: quando le cronache europee sono ancora macchiate dalla tragedia di Lampedusa la Germania non sembra voler ammorbidire la propria posizione, e si scontra con l’Europa. È guerra di numeri tra Berlino e Bruxelles dove la Commissione europea crede che le paure tedesche siano infondate.

La riunione dei ministri dell’Interno dei 27 che inizia oggi in Lussemburgo difficilmente produrrà risultati concreti nella direzione di politiche volte a migliorare la situazione di chi cerca disperatamente di attraversare il Mediterraneo in direzione dell’Europa. Così come annunciano oggi numerose testate tedesche, qualsiasi tentativo della Commissione europea sarà soffocato sul nascere dalla Germania e dall’ultraconservatore ministro degli Interni Hans Peter–Friedrich, rappresentante della Csu bavarese.

Lunedì a Berlino il copione si è ripetuto come dopo ogni grande naufragio di immigrati a Lampedusa. Il portavoce del Governo tedesco, Steffen Seibert, nella conferenza stampa di routine ha messo subito in chiaro che la Germania non farà di più, perché fa già abbastanza. Se l’opposizione e i soci europei chiedono, di fronte alla tragedia, una distribuzione più equa degli immigrati, non devono certo guardare verso Berlino. «La Germania ha accolto un numero di fuggitivi conforme alle sue dimensioni e capacità», ha detto. Nel 2012, sono state accolte qui 65.000 richieste d’asilo. In Italia, ha precisato il portavoce del ministro degli Interni, solo 15.000.

Ma sulle politiche di immigrazione è un altro il punto di discordia tra Bruxelles e Berlino. La Germania, appoggiata da Austria, Olanda e Gran Bretagna, vuole limitare il diritto di libera circolazione di quei cittadini europei che lo usano con lo scopo di sfruttare gli ammortizzatori sociali di altri Paesi. Il gergo politico tedesco la definisce come Armutseinwanderung e cioè “immigrazione per povertà” e si riferisce in particolare ai nuovi entrati nell’Ue come Bulgaria e Romania. Molti comuni tedeschi denunciano di aver registrato un aumento esponenziale di richieste di sussidi da cittadini provenienti da questi paesi. Concretamente nell’ultimo anno a Berlino l’incremento è stato del 38% in un anno, a Monaco del 60 per cento.

Bruxelles si prepara a contrastare le richieste della Germania con uno studio volto a dimostrare che l’immigrazione dai nuovi Paesi europei non ha implicato costi aggiuntivi per lo Stato tedesco, così come per gli altri. La Frankfuhrter Allgemeine Zeitung ne ha anticipato ieri il contenuto. La percentuale di immigrati europei tra coloro che ricevono sussidi è in Germania, Svezia, Olanda e Francia inferiore al 5 per cento. Negli stessi Paesi, la percentuale degli immigrati Ue che non lavora è dell’1% e negli ultimi anni è aumentata solo lievemente. Inoltre, l’80% di coloro che non lavorano vivono in un nucleo familiare dove il partner lavora. La maggior parte di coloro che si muovono in Europa lo fanno verso un posto di lavoro già disponibile. È vero, secondo lo studio, che il flusso va da est verso ovest. Negli ultimi anni, per la crisi, è aumentato inoltre quello da sud verso nord. Infine, il numero degli immigrati all’interno dell’Europa è raddoppiato negli ultimi dieci anni dall’1,3% della popolazione al 2,6 per cento. Allo stesso tempo dal 2005 al 2012 è diminuita la percentuale degli immigranti che non si muovono verso un posto di lavoro sicuro dal 47 al 33 per cento.

Il commissario Ue László Andor ha detto recentemente che non ci sono prove del fatto che l’immigrazione da Bulgaria e Romania stia pesando eccessivamente sul sistema sociale tedesco. Il ministro Friedrich chiede invece di rivedere il concetto di libera circolazione: «Questa deve dare il diritto di venire da noi a coloro che vogliono studiare qui, lavorare e pagare le tasse». Coloro che invece vengono «solo a servirsi degli ammortizzatori sociali» non possono essere autorizzati a farlo dalla libera circolazione, perché «libera circolazione non significa la libertà di cambiare paese solo per servirsi di migliori sussidi».

Twitter: @NenaDarling

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