“Grazie allo shutdown sono andato in kayak sul Potomac”

L’impasse sul tetto al debito americano

NEW YORK – Che ci fai con due settimane di impreviste “ferie” forzate? E se dopo qualche giorno scopri che sono anche pagate (sia pure retroattivamente)? Il dilemma ha riguardato su per giù 800mila impiegati federali americani bloccati dall’ormai famoso “shutdown”, il blocco parziale delle attività del governo per il difficile accordo sul bilancio, arrivato poi in extremis il 16 ottobre scorso. I lavoratori sono adesso tornati ai loro posti, ma queste due settimane per loro surreali, ci hanno consegnato un mosaico di storie che illustrano in quanti modi possa essere interpretata una bizzarra pausa di questo tipo.

Innanzitutto c’erano i preoccupati. Era il gruppo di impiegati governativi con pochi risparmi in banca, in apprensione perché, se da un lato i loro stipendi erano bloccati, dall’altro ai pagamenti del mutuo e alle rate dell’auto si doveva in qualche modo far fronte. Specchio di questa esigenza di trovare impiegucci temporanei per rimediare liquidi in tempi brevi, è stato un sito appositamente creato per loro: www.unfurlough.us. La piattaforma offriva, e presenta tuttora, un ventaglio di opportunità per “maghi del Power point”, “programmatori rockstar”, blogger, graphic designer e affini.

Poi c’erano gli stacanovisti. Benché godessero di una situazione economica meno precaria, per loro stare con le mani in mano sarebbe stato comunque impossibile. Orfani delle canoniche 8-10 ore giornaliere si sentivano persi. Rifiutata l’idea di ferie non pianificate, si sono subito catapultati online per accaparrarsi impieghi a progetto su unfurlough.us, su Craigslist (la grande bacheca virtuale di annunci) o chiamando amici e conoscenti che avessero un compitino per loro. “Il mio motto è ‘stay busy, stay happy’ (resta occupato, resta felice),” ci racconta al telefono Erica Filkins, dipendente di un’agency del governo di Washington. “La prospettiva di starmene a casa a girare intorno al tavolo della cucina francamente non mi è congeniale”.

Sulla scia degli stacanovisti, sia pure con una dose minore di dedizione, si sono messi in luce i progettisti. Quelli che hanno approfittato del tempo libero per imbiancare i soffitti di casa, procedere a strutturali riorganizzazioni del garage o potare le siepi con maniacale perizia. Tra loro c’è Lisa Jenkins, esperta informatica alla Environmental Protection Agency. Col marito Scott ha proseguito nel restauro di un casolare dalle parti di Front Royal in Virginia. Lo vogliono trasformare in un bed & breakfast. Quale migliore occasione della sospensione temporanea dall’impiego causa shutdown per dare un’accelerata al progetto avvalendosi di manodopera gratuita (colleghi impiegati governativi)?

La mappa interattiva dei collegi repubblicani che hanno votato contro il budget Usa (Fonte: Time)

Evidentemente non tutti si sono inventati un lavoro pur di non restare in stand-by: certi hanno approfittato della pausa per festeggiare. Tra i “fiesteros” dell’impasse governativa c’è Ashley Brincefield, 29 anni, dipendente federale che lavora per il Customs and Border Protection. Proprio all’inizio dello shutdown ha dato vita a un party memorabile nella sua casa di Port Tobacco in Maryland. Il tema della festa (organizzata quando non era ancora chiaro se i lavoratori federali sarebbero stati pagati per i giorni lontani dall’ufficio) era “dobbiamo risparmiare”, e agli amici ha chiesto di portare semplicemente quello che avevano in frigo. “Meglio stare in compagnia, bere e sgranocchiare qualcosa che rimanere a casa a lamentarsi delle bollette in scadenza e di un sistema politico che non funziona”, ha detto qualche giorno fa Brincefield al New York Times

Poi ci sono stati, naturalmente, i romanzieri. Quelli che hanno rispolverato il manoscritto da anni nel cassetto, l’hanno riletto, corretto, in parte riscritto. A questo gruppo appartiene la signora Sharon Srock di Little Axe in Oklahoma, che ha usato una parte della sua inattesa vacanza, dice, per mettere in sesto cinque capitoli della sua opera monumentale “The Women of Valley View”.

Su posizioni diverse, e diametralmente opposte tra loro, c’erano invece gli sportivi e i “TV series junkie” ovvero i pantofolai patiti di serie televisive.

I primi, complici anche il bel tempo dei giorni scorsi a Washington e dintorni, hanno potuto correre lungo il Mall, il viale monumentale, senza incauti turisti nei paraggi, sono sfrecciati in bici su piste ciclabili fantastiche come il Mount Vernon Trail e si sono concessi escursioni in kayak sul Potomac e sullo Shenandoah. “Spesso uscire col kayak nel weekend è un macello,” ci dice Mike Zuckerman, impiegato presso i musei smithsoniani. “Alzi un remo e rischi di darlo negli occhi a qualcuno. Poter fare sport sul fiume in un giorno feriale è un lusso, c’è da ringraziare lo shutdown”.

Su una lunghezza d’onda totalmente opposta sono gli aficionados delle serie tv. Blindati in casa, attaccati a televisore e computer, hanno approfittato della pausa per divorare vecchi e nuovi episodi. “Ho fatto un recupero spettacolare delle puntate di ‘The Americans’,” ci spiega Sarah Wilkinson facendo riferimento alla serie incentrata sulla vita di due insospettabili spie russe che abitano in America. “Ma nel farlo ho messo su almeno cinque chili mangiando schifezze a tutto andare”.

Tra gli impiegati federali per due settimane in stand-by va da ultimo ricordato il gruppo senza troppe pretese dei “birrafondai”. Optando per una scelta non particolarmente civica, non hanno fatto volontariato né scarpinato nei boschi, non hanno riordinato il box e non si sono neppure dati da fare per organizzare un party low-cost o recuperare in materia di serie tv. Si sono semplicemente buttati sul divano a scolare birre gelate guardando apaticamente il televisore, dalla mattina alla sera.  

Twitter: @damianobeltrami