La passione di papa Francesco per il cinema (italiano)

Ama molto Rossellini, Fellini e Benigni

L’arcivescovo di Buenos Aires vuole vedere il film di Nanni Moretti Habemus papam, ce l’ha su DVD ma, a causa degli impegni incalzanti, non fa in tempo. Parte per Roma e il Papa diventa lui. Sembra già la scena di un film, magari una mega-produzione hollywoodiana che cerca l’effetto facile, eppure è quello che è accaduto. A raccontarlo è stato Julio Rimoldi, direttore generale di Canal 21 – rete cattolica argentina della diocesi di Buenos Aires – amico di Bergoglio e suo antico collaboratore. All’Osservatore Romano Raimondi ha raccontato alcuni particolari interessanti:

«A casa il Papa non aveva la tv perché nel tempo libero preferiva pregare, leggere o ascoltare musica. Spesso gli venivano regalati dvd di classici in bianco e nero o film come La vita è bella di Roberto Benigni. E allora mi chiamava: “Quando posso passare dagli studi della tua tv per vederli?”. Non sempre i suoi tanti impegni gli permettevano di venire e molti DVD sono rimasti ancora chiusi nel cellophane; l’ultimo arrivato, che non ha fatto in tempo a vedere, è Habemus papam di Nanni Moretti. Contava di vederlo con calma, appena ritornato a casa dopo il conclave; ma lo Spirito Santo ha deciso diversamente».

Già, alla quinta votazione del conclave Bergoglio è diventato Papa Francesco e ha preso il posto di un pontefice che si era dimesso per stanchezza di fronte all’enormità dei problemi e della crisi. Qualcosa di simile avviene nel film di Moretti dove Michel Piccoli, l’arcivescovo francese scelto nella Sistina dai suoi confratelli cardinali, rinuncia all’incarico, è una responsabilità che sente troppo grande per le proprie spalle, ci deve pensare su e alla fine fugge addirittura dal Vaticano. Un tema, quest’ultimo, che è tornato più volte in epoca moderna. Già Karol Wojtyla si sentiva stretto entro le mura leonine e di frequente faceva “scappate” in montagna, in qualche santuario, da un amico sacerdote, fughe dall’oppressione del palazzo. Lo stesso Bergoglio più di una volta ha provato ad affrontare la città a piedi, in autobus, con la macchina ed è stato bloccato dalla sicurezza. Si consideri che entrambi venivano da arcidiocesi vitali dove avevano condotto una vita di forte proiezione esterna.

In ogni caso oltre alla pellicola di Moretti, in definitiva più puntata sull’ironia che sul dramma del papato e delle sue contraddizioni, l’altro film che viene citata nel racconto di Raimondi è il quasi classico La Vita è bella di Roberto Benigni. Emerge insomma il ritratto di un cardinale di Baires attento al cinema italiano, non solo quello della tradizione ma anche verso la produzione più recente e di qualità.

È stato però lo stesso Francesco nella lunga intervista a Civiltà cattolica, attraverso la quale ha ridisegnato un’idea moderna di Chiesa, a parlare anche di sé smontando l’impalcatura ieratica e irraggiungibile di un papa quasi non umano; sotto questo profilo ha toccato pure il tema cinema per descrivere il proprio percorso culturale e formativo. «Dovremmo anche parlare del cinema – spiegava Bergoglio – La Strada di Fellini è il film che forse ho amato di più. Mi identifico con quel film nel quale c’è un implicito riferimento a San Francesco. Credo poi di aver visto tutti i film con Anna Magnani e Aldo Fabrizi quando avevo tra i 10 e i 12 anni. Un altro film che ho molto amato – aggiungeva – è Roma Città aperta. Devo la mia cultura cinematografica soprattutto ai miei genitori che ci portavano spesso al cinema».

Quest’ultima pellicola di Roberto Rossellinivede fra i suoi protagonisti proprio i due celebri attori amati da Francesco e, sembra di capire, soprattutto dai suoi genitori: la Magnani e Fabrizi. Per altro quest’ultimo interpreta nel film un sacerdote che si oppone ai nazisti e fa parte della Resistenza. La figura è ispirata alle storie vere di due sacerdoti romani uccisi dai tedeschi e dai fascisti uno alle Fosse Ardeatine, don Pietro Pappagallo, e l’altro fucilato a Forte Bravetta, don Giuseppe Morosini la cui fine è praticamente ripetuta quasi alla lettera nella scena conclusiva del film. Entrambi morti nel ’44 furono torturati e presero parte alla resistenza romana. Chissà se la storia di quel prete narrato da Rossellini ha anche influenzato le recenti scelte della Santa Sede in relazione al divieto di far svolgere i funerali del capitano delle SS Erich Priebke nelle chiese della Capitale.

Nell’intervista a Civiltà cattolica , tuttavia, il direttore del quindicinale, padre Antonio Spadaro, che dialoga con il Papa, fa anche riferimento a un altro film risalente al 1987, certamente più leggero nell’argomento trattato e nello sviluppo della storia, ma con una sua originale poesia: Il pranzo di Babette, il film danese di Gabriel Axel tratto da un racconto di Karen Blixen che vinse anche l’Oscar come miglior film straniero. La vicenda ruota intorno a una magistrale cena cucinata da una grande cuoca parigina in esilio per aver preso parte alla Comune di Parigi (1870) e preparata – la curiosità in questo caso non è indifferente – in memoria di un vecchio pastore protestante morto da tempo e padre di due sorelle che ospitano il banchetto, Martina e Filippa, chiamate così in ricordo di Martin Lutero e Filippo Melantone, padri della riforma protestante.

Ora forse per Bergoglio non sarà tanto facile andare al cinema,eppure in quel microcosmo che è il Vaticano, sorte di mondo in miniatura, c’è anche una straordinaria filmoteca nella quale sono conservate opere eccezionali risalenti ai primi decenni della storia del cinema. Vi sono poi raccolti filmati relativi a pezzi di storia della Chiesa e immagini dei papi della prima metà del Novecento. Ma, fra i circa 8mila titoli racchiusi nella filmoteca, non mancano pellicole di successo: si va da Ben Hur a Schindler’s List a Il Signore degli Anelli. Dunque, se ne avrà voglia, il papa potrà vedere qualche buon film anche se non proprio al cinema.

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