Larghe intese in Germania: scompare l’opposizione

Nuovo Governo a Berlino

Non c’è stato alcun colpo di scena. Da mesi i sondaggi indicano che in Germania una Grosse Koalition tra l’Unione (CDU e CSU bavarese) di Angela Merkel e il partito socialdemocratico SPD era la soluzione più probabile. Così è stato. Ieri pomeriggio, dopo il terzo giorno di incontri esplorativi, i due principali partiti tedeschi hanno annunciato l’intenzione di formare un governo di larghe intese. Le trattative sul programma inizieranno il prossimo mercoledì, un mese esatto dopo le elezioni del 22 di settembre. La locomotrice europea avrà un governo stabile. Talmente stabile che l’opposizione sarà poco più di una nota di contorno.

Alle elezioni federali di fine settembre Angela Merkel ha raccolto una vittoria netta. Con il 41,5% delle preferenze ha sfiorato la maggioranza assoluta che le avrebbe permesso di governare da sola. Allo stesso tempo, ha però perso i tradizionali soci di coalizione. Dopo sei decenni in parlamento, i liberali dell’FDP non hanno superato lo sbarramento del 5% e si sono trovati fuori dal Parlamento. La cancelliera si è vista obbligata a cercare una grande coalizione con l’ala sinistra. Escludendo Die Linke (la sinistra), con cui le posizioni sono inconciliabili, rimanevano i Verdi e i socialdemocratici dell’SPD.

Quando nella notte tra martedì e mercoledì la leadership dei Verdi ha abbandonato il tavolo delle trattative nella Società Parlamentaria — è questo il punto di incontro dei partiti rappresentati nel Bundestag — è apparso chiaro che l’alleanza rosso nera, cioè tra Unione e SPD, fosse inevitabile. Ci sono volute meno di tre ore ieri ai leader delle due maggiori forze politiche del paese per raggiungere l’accordo.

È stato il segretario dell’SPD Sigmar Gabriel il primo a comparire di fronte alla stampa. I negoziati esplorativi non sono trattative di coalizione, ha ricordato, prima di annunciare che la direzione del partito «ha deciso in modo unanime che ha senso iniziare le trattative per formare una coalizione». La dichiarazione di Gabriel implicava che i socialdemocratici avessero superato le resistenze interne, più concretamente quelle di Hannelore Kraft, governatrice del Nord Reno Vestfalia, il Land più popolato, e dell’SPD locale, che fino all’ultimo si opponeva a riprodurre la coalizione del 2005-2009, un’esperienza di Governo che procurò ai socialdemocratici il peggior risultato di sempre nella tornata elettorale del 2009.

Gabriel ha ammesso che per quanto riguarda i temi controversi non ci sono ancora risultati concreti: «Crediamo però di poter trovare una base comune con l’Unione per portare a termine con successo anche le trattative di coalizione», e raggiungere cioè un accordo su un programma di governo comune.

Un passo decisivo verso l’accordo è stato quello di Horst Seehofer, leader della CSU, che mercoledì sera ha aperto uno spiraglio sull’introduzione del salario minimo a 8,50 euro all’ora. I conservatori vogliono un accordo che sia differenziato e tenga conto dei diversi settori e delle varie realtà regionali. L’SPD chiede un accordo uguale per tutti. Le posizioni non appaiono inconciliabili.

Altri temi su cui si deciderà l’accordo sono l’aumento delle tasse per le fasce di reddito più alte — fondi che l’SPD vorrebbe usare per investimenti in educazione — il riconoscimento di pari diritti alle coppie omosessuali e l’introduzione di quote rosa nelle aziende.

È quindi ora solo questione di definire i dettagli. L’accordo apre però uno scenario inquietante. L’immagine di un governo con una maggioranza più che stabile rassicurerà forse i mercati ma causa preoccupazioni tra analisti e ricercatori. La maggioranza sarà schiacciante: 311 seggi dell’Unione più 193 dell’SPD significa che il Governo sarà appoggiato da 504 deputati. All’opposizione, Linke e Verdi ne raccolgono solo 127. È un rischio non indifferente, secondo quanto ha spiegato a Linkieta Carsten Koschmieder esperto in ricerca sui partiti politici della Freie Universität di Berlino. «Se si forma una grande coalizione tra Unione e SPD l’opposizione sarà così esigua da non avere nemmeno i numeri per chiedere una commissione d’inchiesta parlamentare e nemmeno la possibilità di convocare sedute straordinarie del parlamento. Il problema può essere risolto se ci si mette d’accordo sul concedere anche a gruppi parlamentari più piccoli queste facoltà. Ma ancora una volta questo dipende solo ed unicamente dalla buona volontà di Unione ed SPD di trovare un accordo para favorire il funzionamento dei processi democratici. Non è automatico».

Twitter: @nenadarling