«Meglio non dare mai Beppe Grillo per morto»

Il voto a Trento e Bolzano

Nel giorno dei risultati delle elezioni in Trentino Alto Adige, Beppe Grillo, leader del Movimento Cinque Stelle, si palesa a palazzo Madama a Roma in conferenza stampa. Ne ha per tutti, per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano («Il meno amato di sempre”), per l’Italia (“Che è già morta”), per i partiti (“Dissolti grazie a noi”) e chi più ne ha più ne metta. Tra le fila del Partito Democratico sostengono che voglia coprire il brutto risultato elettorale tra Trento e Bolzano («Invece di attaccare Napolitano pensi a Bolzano», dice il piddino Francesco Boccia), anche se è proprio il comico genovese – che a Trento ha organizzato pure un comizio – a parlarne direttamente: «Le elezioni in Trentino? Per il Movimento è un risultato straordinario: finalmente abbiamo anche un nostro eletto in consiglio», ha chiosato gongolante.

Del resto, il tema del M5s forte a livello nazionale e debole a livello locale è di antica data, si è manifestato già alle ultime elezioni politiche in concomitanza con quelle regionali. Grillo non andò bene in Lombardia, mentre guadagnò più voti andando forte alla Camera e al Senato. Eppure i risultati della provincia di Trento fanno riflettere. Il Movimento Cinque Stelle ha perso quasi i 2/3 dei voti. Si piazza persino sotto una Lega Nord ormai in picchiata, mentre a Bolzano raggiunge un misero 2,5%: era 8,3 nella scorsa primavera. C’è da dire che i grillini non si presentarono nel 2008 e il paragone tra elezioni provinciali e nazionali è spesso molto rischioso, sommerso da tante e troppe variabili.

«Il voto locale non è un voto di opinione – commenta il professor Roberto Biorcio, autore del libro “Politica a 5 stelle. Idee, storia e strategie del movimento di Grillo” -. A livello locale si preferiscono spesso le persone più vicine sul territorio. E Grillo in questo dimostra che i suoi 140 mila Meetup non riescono ancora a inserirsi nelle pieghe della società, nelle provincie, nei comuni e nelle regioni. Forse in questo i partiti sono ancora i più organizzati». Stesso ragionamento lo fa il professore di Scienze Politiche e Sociali all’Università di Trieste Paolo Feltrin. «Spesso il voto di Grillo si sdoppia a livello locale e nazionale – spiega -. C’è chi preferisce votare amministratori più fidati sul territorio, appartenenti magari a partiti, mentre si vota Grillo “contro Roma” a livello nazionale. Ecco, diciamo che sarà interessante capire invece quanto il Movimento Cinque Stelle abbia perso per colpa dell’astensionismo».

A questa tornata i votanti sono stati in netto calo in Trentino, per le elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale e l’elezione diretta del presidente. A urne chiuse è stato segnato infatti un -10,32% rispetto alle provinciali del 2008. I votanti sono stati 261.747, il 62,81% rispetto al 73,13% (289.766) di cinque anni prima. «C’è solo un neo nella vittoria della coalizione di Ugo Rossi, ovvero la scarsa affluenza alle urne con un meno 10% rispetto al 2008, un dato che deve farci riflettere e impegnare a far riavvicinare alla politica questa parte dell’elettorato», ha detto il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta del Pd. 

Grillo in questi anni ha pescato spesso proprio in questa area, che raccoglie anche i delusi di un Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi che non esiste più, di una Lega Nord dilaniata dagli scandali e non più simbolo dell’indipendentismo del Nord, come anche di una destra e di una sinistra più radicale ai minimi storici. «Io ho suddiviso i voti per Grillo in varie categorie – aggiunge Biorcio -. A guardare i risultati mi pare che lo zoccolo duro dei sostenitori abbia retto». Ma secondo Feltrin «il Movimento da questa tornata ne esce certamente ridimensionato, anche perché aumenta l’astensionismo. Ma è ancora presto per stabilire quanti sono quelli che hanno votato Grillo alle scorse elezioni e che questa volta hanno preferito non votarlo per protesta, forse perché anche delusi dalla leadership del comico e da quella di Casaleggio». 

Il vero test saranno le elezioni europee. «Anche Forza Italia all’inizio non andava bene a livello locale – ricorda Biorcio-. E di sicuro Grillo parte avvantaggiato per le prossime europee: i cosiddetti euroscettici o non vanno a votare oppure andranno a dare la loro preferenza per i partiti che in questo momento si pongono contro l’austerity». Per Feltrin «sarà interessante vedere quale sarà lo scarto di votanti tra elezioni europee e voto nei comuni: lì si capirà qualche cosa di più su Grillo che a parere mio è sempre meglio evitare di dare per morto».  

Twitter @ARoldering