Non solo Uber, i taxi del mondo in una semplice app

Scelto per voi da The Economist

Dal mese scorso i cittadini di Johannesburg hanno un nuovo modo per fermare un taxi grazie a una nuova start-up locale: SnappCab. Un tap sullo schermo e la app chiama un taxi. Il conducente accetta la richiesta sul proprio telefono e il passeggero vede il nome e la foto di chi lo verrà a prendere. E a fine corsa si può pagare con un altro tap grazie a una carta prepagata oppure in contanti. Un’idea semplice che rende più facile mettere in contatto conducenti e guidatori.

Un’ auto di Hailo

SnappCab è solo l’ultima di una serie di app che hanno preso piede in molte città. Come Hailo fondata a Londra tre anni fa, che ora ha sul suo libro paga il 60% dei tassisti della città. In poco tempo Hailo si è allargata e ora è presente in 14 città, anche a Osaka. A Tel Aviv c’è GetTaxi, creata nel 2010, che è passata poi anche a Londra, Mosca e New York. App simili si possono trovare in qualsiasi città, da San Paolo a Singapore.In Italia la più conosciuta è Uber, arrivata nel marzo di quest’anno che ha sollevato numerose polemiche e molto malcontento tra i tassisti italiani. Nel mese di agosto Google Ventures, il settore di Google che si occupa di investimenti, ha investito 258 milioni di dollari nella App di San Francisco che, a inizio 2012 valeva “solo” 330 milioni. 

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L’investimento di Google si colloca nel giro di finanziamenti da parte di Uber, in cui ha raccolto circa 361 milioni di dollari, 90 dei quali sono stati forniti dalla Texas Pacific Group (TGP), una società di private equity. 
A differenza delle altre app, Uber ha scelto la via della concorrenza piuttosto che la cooperazione con i tassisti locali e le imprese di taxi. E infatti in molte città, i tassisti hanno chiesto l’intervento delle autorità comunali per fermare o quanto meno limitare quello che sembra essere il loro principale concorrente.

Twitter: @mezanini

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