Tutte le volte che Berlusconi indagato, rinviato a giudizio o condannato in qualche grado del procedimento si assiste alla solita scena: accuse ai giudici, risposte piccate, polemica tra partiti e via dicendo. A proposito del rinvio a giudizio, disposto dal Tribunale di Napoli, per la compravendita di senatori durante il secondo governo Prodi questo spettacolo è particolarmente inutile. Non fosse altro che Berlusconi è di fatto già salvo.
Il reato per cui si procede contro Berlusconi è corruzione. Probabilmente verrà qualificata come “impropria”, cioè i soldi sono stati versati dal corruttore perché il pubblico ufficiale (il senatore Sergio DeGregorio) compiesse un atto conforme al suo ufficio (è nella libera disponibilità dei parlamentari votare la sfiducia a un governo). La pena prevista dal codice penale va da 1 a 5 anni. In base alla ex-Cirielli, la legge che ha modificato la disciplina della prescrizione, questa dovrebbe sopraggiungere trascorsi 6 anni dalla commissione del reato. Se si verificassero cause interruttive del processo si potrebbe arrivare a 7 anni e mezzo (sei anni aumentati di un quarto).
Il secondo governo Prodi cadde nel gennaio 2008. DeGregorio votò la sfiducia già nel febbraio 2007 e la sua uscita dal centrosinistra risale addirittura al settembre 2006. Quindi il reato di corruzione, qualora dimostrato, sarebbe collocabile con tutta probabilità tra fine 2006 e inizio 2007. La prescrizione dunque dovrebbe intervenire – salvo che il reato non venga riqualificato in modo più grave, aumentando così il tempo a disposizione dei giudici – al più tardi nella seconda metà del 2014. Se emergessero altri episodi di corruzione durante quella stessa legislatura – terminata a inizio 2008 – si potrebbe arrivare al massimo alla seconda metà del 2015.
La prima udienza del primo grado di giudizio è appena stata fissata per l’11 febbraio dell’anno prossimo. La durata media di un processo penale in Italia è – a seconda delle stime – tra i cinque e gli otto anni. Il Tribunale di Napoli, oltretutto, è uno dei più intasati di cause arretrate e di conseguenza uno dei più lenti (in base ai dati aggiornati al 2010, se un giudizio di primo grado in media dura 342 giorni, a Napoli ne servono 578). Volendo essere ottimisti si potrebbe ipotizzare che il processo per la compravendita dei senatori arrivi al termine dei tre gradi di giudizio non prima di fine 2018. Più probabilmente nel 2020.
Insomma, Berlusconi da un punto di vista strettamente giudiziario non ha di che preoccuparsi per questo processo (anche se alcuni suoi consiglieri hanno paventato il rischio di misure cautelari, qualora decadesse da senatore per via della condanna nel processo Mediaset e perdesse i privilegi da parlamentare). Ben diversa sarebbe la situazione se emergessero casi analoghi intervenuto nella legislatura successiva quando, dopo lo strappo di Gianfranco Fini, il governo presieduto dal Cavaliere venne salvato da un pugno di senatori poi ribattezzati “Responsabili” (i più noti sono Scilipoti e Razzi, fuoriusciti dall’Idv di Di Pietro).
Ma allo stato attuale delle cose il procedimento portato avanti dai pm napoletani Alessandro Milita, Vincenzo Piscitelli, Fabrizio Vanorio e Henry John Woodcock non ha chances di successo. Berlusconi, salvo imprevisti, vedrà cadere le accuse per prescrizione del reato. Che si perda tempo a celebrare processi che sono nati morti – Berlusconi è solo un caso dei tanti, ma che fa rumore visto l’imputato – è una delle conseguenze dell’obbligatorietà dell’azione penale nel nostro ordinamento. Che ancora non si sia intervenuti sul regime della prescrizione adeguandolo agli standard europei – ovunque l’avvio del processo interrompe lo scorrere della prescrizione, solo da noi vige questo sistema controproducente – e rispondendo alle sollecitazioni della Ue è una delle tante anomalie della politica italiana.
Twitter: @TommasoCanetta