Renzi torna con la Leopolda ma non sarà un big bang

La corsa per il congresso Pd

Non è più un «big bang» perché l’ex rottamatore di Firenze già da diverse settimane domina la scena nella politica italiana. La quarta Leopolda inizia, e questa volta si chiama “Diamo un nome al futuro”. Un futuro che è targato Matteo Renzi, almeno stando ai sondaggi diffusi nelle ultime settimane dagli Istituti di ricerca. Ma prima di cantar vittoria il sindaco di Firenze dovrà dare «profondità» al Paese, come gli ha suggerito domenica dalle colonne del Corriere della Sera Walter Veltroni. Una profondità che cercherà di dare fin dal primo appuntamento in vista del congresso del prossimo 8 dicembre. In Transatlantico non si è parlato d’altro, con l’entusiasmo fra i renziani alle stelle. Ciò si nota osservando come la responsabile dell’organizzazione dell’evento, la parlamentare Maria Elena Boschi, toscana e renziana della prima ora, sia stata presa d’assalto da deputati di centrosinistra, ma anche da alcuni di Scelta Civica e di centrodestra. Il mantra fra gli addetti ai lavori è sempre lo stesso: «Parlate con Maria Elena, è lei che si sta occupando della kermesse».

«Vi regaleremo qualche chicca fra sabato e domenica», spiegava la giovanissima parlamentare Boschi. Le bocche sono state cucite nel cosiddetto «giglio magico», costituito dalla stessa Boschi, Dario Parrini, Francesco Bonifazi, Luca Lotti e Dario Nardella. Stesso discorso vale per i fedelissimi: Davide Faraone, Angelo Rughetti e Matteo Richetti. Da un lato l’inner circle del «fiorentino» prova soddisfazione per le richieste di partecipazione che starebbero arrivando da tutta Italia. Richieste di partecipazione che toccano praticamente l’intera galassia democratica nella penisola. È lontanissimo il 2011 quando Largo del Nazareno tentò di far fallire la Leopolda, organizzando una convention negli stessi giorni sul Mezzogiorno. In quell’occasione le defezioni superarono nettamente le partecipazioni. E al netto di Arturo Parisi, Sergio Chiamparino e di veltroniani come Ermete Realacci e Paolo Gentiloni, la maggior parte del cosiddetto «caminetto» democratico disertò e snobbò l’appuntamento.

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Oggi lo scenario è cambiato. Tant’è che per la prima volta un segretario del Pd, Guglielmo Epifani in questo caso, dovrebbe partecipare nella giornata di sabato. E non è da escludere, fanno sapere, che possa persino intervenire. I franceschiniani saranno al gran completo, e uno come Antonello Giacomelli, che di Franceschini è uno dei fedelissimi, rivela a Linkiesta che «anche Dario ci sarà». Interverrà? Non è dato sapere, ma il sorriso di Giacomelli alla domanda del cronista lascia intendere. I lettiani, almeno chi ha firmato la mozione Renzi come Francesco Sanna, non mancheranno a Firenze. «Siamo stati tutti invitati», dice a Linkiesta una parlamentare vicina all’attuale premier. «Anche Cuperlo», scherzava in Transatlantico un giovane turco. Ci sarà la vice Presidente della Camera Marina Sereni, e fra i bindiani si mormora che qualcuno potrebbe varcare l’ingresso della Leopolda «per curiosità». Fra i grandi assenti, in virtù delle distanze consumatesi in questo ultimo anno, si annoverano: Luigi Zingales – il professore di imprenditoria e finanza che nel 2011 dalla Stazione Leopolda lanciò la candidatura di Matteo Renzi – e Pietro Ichino, eletto senatore fra le fila di Scelta Civica. 

Tuttavia l’obiettivo dello staff di Renzi resta un altro. «A noi interessa che vengano dai territori, che vengano gli amministratori comunali, provinciali e regionali». Ad ogni modo «noi faremo parlare la gente comune», perché rientri «tassativamente nei 4 minuti», si legge nel sito della Leopolda. Si discuterà di tutto: dalla comunicazione politica alla legalità, al lavoro, alle tecnologia, all’economia.

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In tre giorni, da venerdì a domenica, il primo cittadino di Firenze insieme al popolo della Leopolda – che non necessariamente sarà costituito da tesserati del Pd ma sarà aperto a chiunque «anche agli elettori del M5s e del Pdl» – proverà a trovare la «cura» per il Pd e per l’Italia, per usare un’espressione del recente linguaggio renziano. Rispetto alla Leopolda targata 2011, e alla successiva del 2012, si cambia formula. 

Dalle 18 di venerdì si inizia con dieci gruppi di lavoro tematici, con l’obiettivo di mettere in contatto politici e cittadini. Ciascun tavolo sarà costituito da un coordinatore politico – che potrà essere un parlamentare, o un consigliere regionale, o un amministratore locale – da un provocatore, e dai singoli militanti o sostenitori che vorranno arricchire il dibattito su un particolare tema. Ad esempio, dice Boschi a Linkiesta, «nel gruppo di lavoro sul terzo settore ci sarà Riccardo Bonacina, editore di Vita». Marianna Madia, già veltroniana e dalemiana, dovrebbe coordinare il tavolo sui giovani e le pensioni, mentre il franceschiniano David Sassoli, parlamentare europeo ed ex volto del Tg1, coordinerà quello sulll’Expo. Nella giornata di sabato si susseguiranno gli interventi di politici e comuni cittadini, che, come dicevamo sopra, potranno durare al massimo 4 minuti. Fino a giungere alla giornata di domenica quando arriverà  il momento di Matteo Renzi. Il sindaco rottamatore, futuro segretario di Largo del Nazareno, tirerà le somme della tre giorni, detterà i tempi della campagna elettorale, e si proietterà verso il futuro ruolo di segretario. Di certo non perdendo di vista l’obiettivo principale: Palazzo Chigi.

Twitter: @GiuseppeFalci
 

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