“Stay Virtus, stay foolish”: il Lanciano capolista in B

Ora si punta alla A

C’è una sana e ingenua follia che spinge la provincia abruzzese del pallone ai piedi della Serie A. È una follia che lega sacro e profano nella città faiseur de miracles, come ha titolato l’Equipe venerdì scorso per celebrare le gesta della Virtus Lanciano, capolista solitaria della serie B. La città “artefice dei miracoli” in questione è Lanciano, centro di 36mila abitanti o poco più, capoluogo della zona industriale metalmeccanica più grande d’Italia, la Val di Sangro. La storia bimillenaria della capitale dei Frentani, un popolo capace di fare la guerra (e poi la pace) con Roma, è percorsa da quella sana follia che sa guardare oltre il razionale, per vedere cosa c’è al di là del limite. È questa sana follia che gonfia l’aria in città da quasi un mese, con la squadra di casa, la Virtus Lanciano, capolista solitaria in serie B dopo 10 giornate, a 22 punti. Zero sconfitte e prestazioni da prima della classe, con l’ultima vittoria in trasferta a Crotone. Da non crederci: dietro ci sono Palermo, Modena, Pescara, Bari e altre 21 squadre. Tv e giornali nazionali non si lasciano sfuggire la favola e scoprono Lanciano, che d’ora in poi sarà più difficile scambiare con Chianciano. E non per via delle terme.

La famiglia Maio – Franco è il patron, i figli Valentina e Guglielmo presidente e amministratore delegato – è al timone della società ormai dal 2008. Loro si occupano di rifiuti sanitari ospedalieri, sono una delle aziende leader in Italia nel settore, fatturato da 200 milioni di euro l’anno. Rilevata la squadra da un fallimento, dopo tre anni di grandi spese e magri risultati, hanno avuto il coraggio (e la necessità) di cambiare puntando su giovani ai più sconosciuti – tra cui Leonardo Pavoletti, l’attuale bomber della cadetteria – e su un allenatore, Carmine Gautieri, esordiente in Prima Divisione. 

«Una scelta folle», sentenziarono gli addetti ai lavori. Come tutte quelle che vogliono essere sagge, avrebbe risposto Nietzsche. Quella che doveva essere una retrocessione sicura, si trasformò infatti in una promozione imprevedibile in serie B. A Trapani, contro la favorita, la squadra vinse una partita folle, appunto. Sotto di un gol dopo 50 secondi, con un difensore espulso dopo 10 minuti, la Virtus vinse 3 a 1, in rimonta. Come è stato possibile, chiese il cronista a Vincenzino Sarno, l’ex bambino prodigio che palleggiò nello studio di Bruno Vespa a 10 anni e segnò il gol vittoria al Provinciale quel 10 giugno del 2012. «Simm pazz», rispose con gli occhi rossi. Già, folli. Un autentico miracolo la prima serie B di Lanciano, dopo oltre 90 anni di storia del calcio in città. Così come la salvezza conquistata all’ultima giornata a Novara, l’anno scorso.

A Lanciano d’altronde di miracoli se ne intendono, come ha avuto modo di rimarcare anche l’Equipe. Quello eucaristico richiama pellegrini da tutto il mondo ed è vecchio di 1300 anni: Brasile, Filippine, Nuova Caledonia, Stati Uniti, Russia, Polonia…A metà del ‘700 un monaco, raccontano, ebbe un dubbio: se effettivamente il pane dell’ostia diventasse carne di Cristo sull’altare. Una “follia” per un uomo vestito di paramenti sacri. L’ostia diventò carne e il vino sangue. Oggi ciò che rimane di quel momento è in una teca, visitata, toccata e baciata da decine di migliaia di pellegrini l’anno.

Più di recente, 5 e 6 ottobre 1943, nel pieno caos di un’Italia ancora da liberare dal nazifascismo, fu la lucida e coraggiosa follia di alcuni giovanissimi lancianesi a dare vita a «uno degli episodi più significativi della resistenza italiana». Così ha definito quelle giornate il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del messaggio inviato per le celebrazioni del 70esimo lo scorso 6 ottobre. Trentino La Barba, poco più che adolescente, e altri 22 giovani pagarono con la vita la decisione di insorgere contro le milizie naziste nel cuore di Lanciano. Oltre alla medaglia d’oro al valor militare di cui fu insignita la città di Lanciano, ci sono un monumento e una scuola elementare in città a ricordare a piccoli e grandi la loro “follia”, che qualcuno chiama più propriamente desiderio di libertà. Quella scuola si chiama Eroi Ottobrini. 

Se la follia abbia a che fare con i miracoli, non solo sportivi, non è dato sapere. Di certo in questo centro tra la Majella e la Costa dei Trabocchi qualche prova del tentativo di andare oltre le cose considerate “normali”, c’è. La famiglia Maio non ama parlare di miracolo, così come il direttore sportivo Luca Leone: i sostantivi preferiti per commentare questo momento sono “lavoro e “programmazione”. E a ragione, visto che un nuovo centro sportivo sarà pronto entro dicembre e nel frattempo si lavora al progetto dello stadio di proprietà da 12mila posti tutti al coperto.

L’architetto è quello che ha “firmato” il progetto dello Juventus Stadium, Gino Zavanella. A Marco Baroni, l’allenatore gentiluomo che segnò il gol vittoria dello storico scudetto del Napoli di Maradona nel 1990, non manca l’umiltà, oltre all’amore per i dettagli, che come noto fanno la differenza, non solo nel calcio. Con lui c’è un gruppo eterogeneo ma compatto di giocatori che ha fame di vittorie e di imprese da raccontare ai nipoti, almeno tanto quanto i 4.000 tifosi che affollano due sabati al mese il Guido Biondi, lo stadio comunale di Lanciano nato per essere un velodromo. Con un pizzico di follia, quella fame sta portando ai piedi della serie A la provincia abruzzese del pallone nazionale. Comunque vada, già di per sé questo è un altro mezzo miracolo che Lanciano, faiseur de miracles, può mettere in bacheca.  

Twitter @piddienne

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