Sulle larghe intese la Germania è peggio dell’Italia

Verso la seconda Grosse Koalition

La formazione del governo Letta ha richiesto due mesi, dal 25 febbraio al 28 aprile. Per gli emigrati in Germania è stato un periodo – l’ennesimo – di salaci commenti durante le conversazioni sulla politica italiana. «Ma riuscirete mai a formare un governo?», si domandava non senza una punta di superiorità. Quando a tratti si paventava il ritorno di Berlusconi a capo dell’esecutivo, tramite complesse manovre di palazzo, si scadeva nel dileggio. Poi il governo è stato formato, e il degno Enrico Letta si è presentato in tutta fretta a Berlino per far sapere di esistere.
La punta di superiorità deve però scomparire davanti alla constatazione che la formazione del governo tedesco nel migliore dei casi prenderà 78 giorni, dal 22 settembre al 9 dicembre 2013, o forse anche il 17 dicembre (86 giorni).

Eppure, sembra quasi che il tempo in Germania debba passare più rapidamente rispetto all’Italia. La differenza essenziale è la presenza di una chiara vincitrice, Angela, mentre da noi non si capiva bene cosa sarebbe successo. Letta è emerso dalle negoziazioni senza preavviso, come un silenzioso “Jack in the Box”, più presentabile rispetto ad alcuni predecessori, ma comunque ignoto alle cronache politiche tedesche.
Forse più di ogni altra cosa cambia qui la natura della negoziazione politica. A Berlino le trattative per la Grosse Koalition si svolgono nel palazzo “Konrad Adenauer”, una bella struttura di cristallo sede della CDU. Sono annunciate per via ufficiale alla stampa, con tanto di calendario dei lavori e di “tavoli tematici di discussione”. Sono dodici in tutto, e includono temi classici e contemporanei, come “energia”, “politica estera”, “giustizia e migrazione”. A livello di curiosità, riportiamo che la stessa formula era impiegata dal buon Letta nel suo “Vedrò”, l’incontro dei giovani dentro che si svolgeva ogni estate nelle vicinanze del Lago di Garda. C’erano tavoli tematici e discussioni politiche “trasversali”. 

Ma Letta non ha potuto fare lo stesso mesi fa a Roma, per ragioni di legnosità dell’apparato politico italiano. Alle discussioni annunciate a mezzo stampa in un palazzo dai vetri trasparenti, l’establishment ha preferito la prassi delle negoziazioni ufficio per ufficio al centro di Roma, cavalcando per corridoi protetti da spesse mura di cemento. Così, il tempo è sembrato non scorrere mai. I nostri 62 giorni sembreranno molto più lunghi rispetto ai 78 che prenderanno i tedeschi. 

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