Ue, dopo Lampedusa solo pacche sulle spalle

Immigrazione. Verso il Consiglio europeo

Lampedusa sbarca al Consiglio Europeo di questa settimana, il vertice che giovedì e venerdì riunisce i capi di Stato e di governo Ue. Il governo italiano è riuscito a inserire il tema immigrazione in un summit altrimenti dedicato a questioni prettamente economiche: dall’agenda digitale all’unione bancaria. Solo che, alle solite, rischia seriamente di essere un contentino all’Italia senza reali contenuti.

La ragione è semplice: il famoso blocco del Nord, guidato dalla Germania, non vuol sentir parlare di concetti cari all’Italia come la redistribuzione dei rifugiati (peraltro Berlino rinvia al fatto – a ragione – che nel 2012 ne ha accolti 70.000 contro i nostri 15.000); o, peggio ancora, di rivisitare l’accordo Dublino II, quello che impone al primo stato Ue di arrivo di immigranti irregolare di verificare il diritto di asilo ed eventualmente concederlo. Anche sulla concessione di fondi extra per affrontare l’emergenza, la disponibilità del fronte settentrionale è piuttosto ridotta. «L’Italia ha già soldi Ue (per la precisione 512 milioni di euro per il settennato 2007-2013), li usi», diceva giorni fa il ministro dell’Interno tedesco Hans-Peter Friedrich.

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Certamente Enrico Letta, con il sostegno di quasi tutti i paesi del sud Europa, ne discuterà nell’ambito del dibatto previsto venerdì mattina. Che i risultati – a prescindere dai prevedibili proclami di Palazzo Chigi – rischino di essere scarsini, lo si intuisce dalle bozze di conclusioni del Consiglio europeo, ancora provvisorie, circolate in questi giorni a Bruxelles. All’immigrazione è dedicato un misero paragrafetto di appena 10 righe: il numero 39. «Il Consiglio Europeo – si legge– esprime la sua profonda tristezza sui recenti, tragici incidenti nel Mediterraneo, nel quale centinaia di persone hanno perso le proprie vite in mare. E concorda che si dovrebbe fare di più per evitare che ciò accada di nuovo». Segue poi il solito «We welcome», «accogliamo con favore» riferito a quanto deciso al consiglio Affari interni dell’8 ottobre.

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In altre parole c’è la conferma a livello di leader dell’accordo «su una task force con la Commissione Europea per identificare, a breve termine, azioni concrete per assicurare un uso efficiente delle politiche e degli strumenti esistenti, in particolare per quanto riguarda la cooperazione i paesi di origine e transito, le attività di Frontex (l’agenzia delle frontiere Ue n.d.r.) e la lotta contro il traffico» di esseri umani. Per il resto si rinvia a un primo appuntamento a dicembre, e poi al summit di giugno 2014, quando dovrebbero esser discusse «linee guide strategiche per ulteriore pianificazione legislativa e operazionale nell’area della libertà, della sicurezza e della giustizia», ovviamente senza alcuna indicazione o precisazione.

Palazzo Chigi dice di voler rafforzare il testo, ma molti diplomatici di altri paesi dubitano che ci saranno grosse modifiche. «Non ci molto sarà più di questo», assicurava netto giorni fa l’ambasciatore di uno dei paesi del Nord Europa.

C’è, certo, il rinvio a «nuove proposte» per il giugno 2014. Che però tra sei mesi qualcosa di sostanziale si sia smosso, non è molto probabile. Non solo per via delle posizioni di vari stati membri, di cui si diceva. Ma anche per un fatto tecnico: la Commissione Europea è, al pari del Parlamento Europeo, a fine mandato, (l’esecutivo Barroso scade a fine 2014) e pochi si aspettano stravolgenti richieste in termini di immigrazione. Salvo forse l’attuazione dell’ambizioso piano accennato l’8 ottobre dal commissario europeo agli Affari Interni Cecilia Malmström, con un comando unico di Frontex, al momento spezzettato in sei diverse missioni nel Mediterraneo. Anche qui, però, è lecito dubitare. Le idee di Malmström, come lei stessa ha ammesso, richiedono ulteriori fondi, mentre il bilancio di Frontex è sceso da 118 milioni di euro del 2011 agli 85 milioni del 2013, per un totale di 4 navi, due elicotteri e due aerei.

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I primi contatti per un aumento degli impegni da parte degli Stati – rivelano fonti comunitarie – sono stati piuttosto deludenti. A sentire vari diplomatici a Bruxelles, a parte qualche pacca sulle spalle, qualche lacrima per i poveri cristi morti attraversando il Mediterraneo e qualche generico impegno a «fare di più», difficilmente Letta otterrà un granché da questo summit. Salvo (improbabili) sorprese, naturalmente.  

Twitter: @jeolin

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