“Ecco perché Bonomi ha sbagliato con i sindacati”

La battaglia per la governance di Bpm

«Bonomi ha sbagliato nel momento in cui non ha coinvolto i lavoratori della Bpm nel miglioramento dei requisiti e degli indirizzi degli organi di governance, perdendosi in questioni laterali come il voto a distanza in assemblea». Ne è convinto Massimo Masi, segretario generale della Uilca, il principale sindacato interno a Piazza Meda, che sostiene si sia perso troppo tempo, anche da parte di Bankitalia, nel voler trasformare a tutti i costi l’istituto in società per azioni. Sull’ex direttore generale di Intesa Sanpaolo, Giuseppe Castagna, Masi dice: «Credo possa essere la persona idonea a rilanciare la banca». Possibilista anche sulla costituzione di una lista unitaria assieme alle altre sigle sindacali in vista del 21 dicembre.

Due anni dopo aver sfiorato il commissariamento, in Bpm sono tornate le cattive abitudini. È stato perso tempo?
No, perché in questi due anni non esiste più l’Associazione amici della Bpm, e il sindacato è tornato a fare il sindacato. Abbiamo siglato accordi sul contenimento del costo del lavoro, sugli esuberi e sul mantenimento del contratto integrativo, abbiamo portato a termine la fusione tra la Banca di Legnano e la Cassa di risparmio di Alessandria. Dal punto di vista societario è stato sprecato del tempo portando avanti delle proposte non condivisibili. La nuova gestione dovrà ripartire da queste per affrontare una volta per tutte il tema della modifica della governance.

Oggi al Corriere Bonomi ha detto che non si aspettava uno scontro così duro con i sindacati interni. Ha poi sottolineato che è mancato il coraggio di andare contro alcuni rappresentanti sindacali. Il presidente uscente ha calcolato che i sindacalisti sono 300, più altri 400 pensionati con cinque deleghe a testa. Lei rappresenta il maggiore sindacato. Come risponde?
Dicendo che non si presenterà alla votazione pubblica, Bonomi ha fatto un gran gesto che aiuta molto la risoluzione dei problemi della banca. Tuttavia, al Corriere ha citato dei dati che andrebbero rettificati, perché si tratta di numeri esorbitanti rispetto alle forze della Bpm.

Voi quanti siete?
Non ho un numero preciso, dipende da assemblea ad assemblea. 

Torniamo a Bonomi. 
Bonomi ha sbagliato e con lui l’ex ad Piero Montani quando non hanno cercato di coinvolgere i sindacati e i lavoratori nel progetto di modernizzazione della banca. Oggi i colleghi sono arrabbiati perché hanno stravolto un sistema di lavoro per apportare modifiche che non sono state sufficientemente comprese. Invece che perdere tempo con il voto a distanza, avrebbe potuto condividere le modifiche che noi stessi avevamo proposto sui requisiti e gli indirizzi degli organi di governance. Ora è necessario un uomo in grado di condurre il rilancio della banca.

Come Giuseppe Castagna, ex direttore generale di Intesa Sanpaolo?
Credo che possa essere una persona idonea. Dopo che Montani ha sistemato i conti e alcune partite giudiziarie pesanti pendenti, oggi ci vuole un capo azienda che provveda al rilancio organizzativo, economico, e di prodotti della banca. Questa trimestrale dice che nonostante la crisi e la recessione Bpm è ancora in grado di fare utili.

Bankitalia ha sottovalutato l’opposizione dei sindacati insistendo nella trasformazione in Spa?
Sono un vecchio bancario molto legato all’istituzione di via Nazionale, e mi limito a fare alcuni esempi: per salvare Tercas è stata chiamata la Popolare di Bari, sulla Popolare di Spoleto interverrà Desio, i conti semestrali sono stati migliori delle Spa. È un problema di trovare manager capaci, non di forma societaria.

Avete deciso con chi stare all’assemblea del 21 dicembre?
Rispondo con un riferimento al nostro convegno sulle banche popolari dello scorso settembre, da cui è emerso che la Uilca – e la Uil in generale – sostiene che le banche popolari debbano rimanere tali. Non ho ancora indicazioni precise su chi appoggiare, ma gli scenari sono due: o non daremo indicazioni di voto o costruiremo una lista al di sopra delle parti insieme ad altre sigle, con l’obiettivo di rinnovare completamente i personaggi che hanno governato la popolare fino a oggi.

Cosa pensa del coinvolgimento di Lamberto Dini, indicato da Raffaele Mincione, secondo azionista di Bpm, come possibile presidente?
Non conosco Dini come non conosco Mincione. È chiaro che la candidatura di Dini è un’altra cosa che mi trova in difficoltà: sto facendo battaglia contro i nonni nelle banche come Bazoli e Guzzetti. Insomma, sono per il rinnovamento. Dire che Dini rappresenta il nuovo è eccessivo: è una persona stimatissima, ma datata.

Sembra che la politica lombarda e in particolare la Lega stia seguendo con estrema attenzione la vicenda Bpm.
Credo che già nel passato con Ponzellini (ex presidente vicino al Carroccio, ndr) la politica abbia pesato troppo sulla banca. Preferisco che la politica non debba rimanere fuori dalla gestione della banca, senza però dimenticare che può concorrere all’obiettivo primario della Bpm: il rilancio della piccola e media impresa lombarda. Questo sì che è un aspetto da inserire nello Statuto!