Generali non ha ucciso del tutto il salotto buono

L’uscita di Raffaele Agrusti

Scomodando Freud, si potrebbe dire che Generali non ha ucciso il salotto buono. Mario Greco è sulla buona strada, i conti sono dalla sua, ma prima di procedere all’azione di responsabilità nei confronti del suo predecessore, Giovanni Perissinotto, e dell’ex direttore finanziario Raffaele Agrusti – come chiesto dall’Ivass, il regolatore del settore – gli amministratori del Leone vogliono terminare l’iter di verifica per capire quali strumenti hanno comportato quante perdite. Al momento, l’unica certezza è che Agrusti è stato accompagnato alla porta con una buonuscita di 6 milioni di euro, senza siglare alcun patto di non concorrenza né manleve in suo favore. Certe anche le perdite di una gestione “di relazione” che fino a ieri andava bene a tutti ma che ora nessuno è pronto a difendere, poiché sono finiti i soldi.

Giovanni Perissinotto con Raffaele Agrusti

Come anticipato da Claudio Gatti sul Sole 24 Ore, dalla revisione delle operazioni con la galassia del Nordest, dagli azionisti di minoranza Ferak ed Effeti – tra cui la Fin.Int. di Enrico Marchi e Andrea De Vido, che controllano Save, società che gestisce lo scalo veneziano da cui Generali è uscita di recente – alla Palladio Finanziaria di Roberto Meneguzzo. Su questo fronte, Kpmg ha stimato minusvalenze potenziali comprese tra 202 e 316 milioni di euro. Non c’è solo l’aspetto strettamente finanziario: il management ha affidato agli esperti di Bonelli Erede Pappalardo un rapporto per capire i presupposti per intraprendere eventuali azioni risarcitorie sul piano civilistico.

Ebbene, dallo studio legale milanese hanno consigliato prudenza, non solo perché l’eventuale risarcimento non arriverebbe mai a coprire l’entità del danno subìto e il contenzioso sarebbe lungo e costoso, ma anche per via delle scarse prove su tali operazioni, approvate senza passare dal cda. Infine, per convenienza in termini reputazionali agli occhi del mercato. Per questo nel comunicato stampa diramato ieri a tarda sera su richiesta Consob, si legge che il collegio sindacale della compagnia ha «deliberato all’unanimità di non ritenere allo stato sussistenti, sulla scorta delle informazioni disponibili, i presupposti necessari per promuovere in via autonoma l’azione di responsabilità nei confronti di Giovanni Perissinotto e di Raffaele Agrusti». Insomma, per il momento è meglio continuare lo screening in silenzio. D’altronde, molti dei soci di allora sono ancora azionisti del Leone, esattamente gli stessi che nell’agosto 2012 hanno scelto Greco e prima di lui Perissinotto. Per questo la sua posizione è alquanto delicata: nel corso dell’assemblea annuale dello scorso aprile, l’ex Zurich aveva detto che non c’era evidenza di «vantaggi occulti ad alcuni soci». La recente nomina di Matthew Newton, guru delle pr, alle relazioni istituzionali e media internazionali, a diretto riporto di Greco, servirà a gestire meglio questo processo di review.  

Tornando ai numeri, la compagnia triestina archivia i nove mesi in crescita. Gli effetti della cura Greco si fanno sentire: l’utile sale del 40% rispetto al medesimo periodo del 2012 a quota 1,6 miliardi, il risultato operativo si assesta a 3,4 miliardi (+6,2%), salgono gli asset under management a 497 miliardi (+2,3% sul 31 dicembre scorso). Ottima la performance del segmento danni, che porta in dote 1,3 miliardi (+20,3%) e bilancia il rallentamento del ramo vita (-2% a 2,1 miliardi ma +13% nel terzo trimestre). Il tutto si traduce in una solidità patrimoniale Solvency I che sale al 143% rispetto al 139% del 30 giugno grazie ai 5 punti percentuali guadagnati con la cessione delle attività riassicurative statunitensi e le minorities in Messico. 

Sul dossier Telecom, di cui Generali è azionista, Mario Greco non si sbilancia: «Abbiamo fiducia nel management e vediamo cosa proporrà. Aspettiamo di valutarli e discuterli una volta presentati, ci aspettiamo delle opportunità di valorizzazione della società, e se saranno convincenti, li supporteremo». Tra qualche ora si vedrà se la fiducia è ben riposta. 

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