La Germania sacrifica l’Europa per il salario minimo

La Grosse Koalition unita sul no all’Ue

BERLINO . – Un «no» secco agli eurobond in cambio del salario minimo garantito a 8,50 euro all’ora. I socialdemocratici dell’Spd hanno ceduto questa settimana alle richieste di Unione cristiano democratica di Angela Merkel (Cdu) e l’Unione cristiano sociale bavarese (Csu) nel corso delle trattative per la formazione della Gosse Koalition a Berlino  Il sacrificio sulle politiche europee della principale forza di centro sinistra nel Bundestag sarebbe stato il prezzo da pagare per imporre nel patto di governo il punto centrale del proprio programma elettorale, secondo l’interpretazione della stampa tedesca. Sulle politiche europee ha vinto Angela Merkel e sarà business as usual.

Cinquanta giorni dopo le elezioni federali in Germania, ipartiti che intendono formare la coalizione di Governo devono ancora superare enormi differenze per quanto riguarda temi energetici, ambientali, di parità dei sessi e delle politiche per la famiglia. Su un tema però l’accordo è già stato raggiunto questo mercoledì nella Konrad-Adenauer-Haus, sede della Cdu, alla fine del quinto giorno di trattative generali. Ad annunciarlo è stata la segretaria dell’Spd Andrea Nahles, «abbiamo trovato un compasso comune per le politiche europee, che dovrebbe dare più capacità di agire all’Unione Europea garantendo istituzioni comunitarie più forti». Accanto a lei, Hermann Gröhe, segretario generale della Cdu, ha subito precisato, «non ci sarà alcun tipo di condivisione dei debiti pubblici». L’Spd, secondo Nahles, avrebbe fatto un passo indietro sugli eurobond, in cambio della garanzia di un maggiore impegno del governo in progetti sociali a livello europeo.

Nella campagna elettorale le due principali forze politiche tedesche avevano messo in scena un duro conflitto sulle politiche europee. Angela Merkel accusava i socialdemocratici di incompetenza sulla gestione della crisi. Peer Steinbrück, candidato Spd, cercava di marcare le differenze su temi di crescita, stimolo dell’occupazione giovanile ed eurobond. Eppure negli ultimi quattro anni, l’esecutivo della cancelliera aveva raccolto in parlamento l’appoggio socialdemocratico su tutte le decisioni a livello europeo. L’accordo raggiunto mercoledì non può quindi stupire.

L’Spd celebra a partire da giovedì il congresso del partito nella città di Lipsia. È un congresso delicato in cui si sono già ammessi gli errori che hanno portato alla sconfitta e dove si dovranno stabilire i limiti ai compromessi per un patto di governo di larghe intese. Nel primo giorno è stato rieletto Sigmar Gabriel — che sarà con ogni probabilità vice cancelliere. Il leader ha ammesso che «l’Spd non è riuscita a convincere gli elettori sulla sua specialità, la giustizia sociale».

Sono dunque i temi del lavoro e della giustizia sociale in Germania quelli che preoccupano i socialdemocratici impegnati a ricostruire la loro base elettorale. In questo senso l’Spd ha la necessità di imporsi nelle trattative. Cedere sulle politiche europee permette ai socialdemocratici di rivendicare un compromesso sui temi del lavoro. Il raggiungimento di un accordo sul salario minimo, secondo le modalità promesse in campagna elettorale, è vitale per la forza di centro sinistra. «Salario minimo in cambio del no agli Eurobond?», si chiedeva all’inizio delle trattative uno speciale della televisione privata Rtl. Sembra proprio questo lo scenario che si sta realizzando.

Non a caso, all’indomani dell’accordo sulle linee guida della politica tedesca in europa, all’interno della riunione della sua frazione parlamentaria, Angela Merkel è intervenuta sul tema del salario minimo. Secondo dichiarazioni della cancelliera riportate dai presenti all’agenzia Dpa, l’accordo sul salario minimo arriverà alla fine delle trattative. «Siamo a favore di finanze solide», ha detto Merkel, questa è anche «la cifra» che distingue l’Unione. Ci sarà margine per ulteriori spese solo se la situazione economica risulta migliorata.

Sempre la Dpa descrive come una «messa in scena» l’attuale conflitto tra l’Spd e la Cdu sui temi di famiglia e lavoro. A favore di questa tesi, si citano le parole del segretario generale della Csu Alexander Dobrindt, secondo cui, «anche in questo ambito qualcosa davvero si sta muovendo». Il vero ostacolo per Angela Merkel sul piano europeo arriva proprio dai cugini bavaresi che hanno fatto mettere agli atti una polemica proposta: «La Csu vuole che i paesi che non riescano a rispettare i patti di stabilità di Maastricht, abbiano la possibilità di lasciare temporaneamente l’eurozona». I due principali partiti della Grosse Koalition si oppongono a questo scenario, e l’iniziativa non ha possibilità di concretizzarsi, ma la sola proposta suona come un avvertimento per la cancelliera da parte dei suoi: la Csu non accetterà senza opporre resistenza politiche europee troppo concessive nei confronti degli altri paesi.

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