Le (miracolose) apparizioni di Chavez

Il fatto riportato dal successore Maduro

Hugo Chavez come la Vergine di Lourdes e la Madonna di Fatima? Il paragone è ovviamente blasfemo, eppure l’ex lìder maximo del Venezuela, è apparso anche lui misteriosamente ai suoi concittadini proseguendo in tal modo, anche dall’al di là, l’opera di salvezza della repubblica venezuelana. Questo è quanto sarebbe accaduto stando almeno alle affermazioni fatte nei giorni scorsi dal successore di Chavez, Nicolàs Maduro il quale, con una certa emozione, ha annunciato al popolo l’evento inspiegabile: l’immagine di Chavez era apparsa a un gruppo di operai all’interno di un cantiere della nuova metropolitana di Caracas in costruzione, per la precisione si trattava della linea 5. Qualcuno dei presenti aveva poi “catturato” l’immagine con il cellulare e rapidamente la cosa era arrivata fino al vertice della Repubblica bolivariana. Se insomma la Vergine Maria indicava nel 1917 a tre smarriti pastorelli che il pericolo veniva dalla Russia e invocava la mano di Dio per convertire l’orso orientale in preda alla rivoluzione, Chavez si manifesta oggi agli operai che sono al lavoro per dare slancio alle magnifiche sorti del bolivarismo petrolifero venezuelano oggi alle prese con una difficile crisi economica.

«Chi è rappresentato in quel volto?», ha esclamato Maduro mostrando al pubblico e alla tv l’immagine apparsa sul muro in costruzione dove volendo si possono scorgere dei segni che assomigliano a degli occhi e a un naso. «Uno sguardo – si è risposto Maduro – è lo sguardo della patria che è da tutte le parti, anche in fenomeni che non hanno spiegazione». «Chavez è ovunque» ha aggiunto, «Chavez siamo tutti». Nel corso della campagna elettorale svoltasi alcuni mesi fa Maduro aveva detto, fra l’altro, che il presidente morto gli parlava attraverso un uccellino che spesso gli volava intorno. L’icona dell’ex caudillo rosso, sta tornando in questi mesi a popolare la scena pubblica: oggetto di culto, uomo della rinascita del popolo, dell’indipendenza petrolifera, ennesimo autocrate latinoamericano, è ancora lui l’oggetto conteso di un potere e di un’opposizione che si confrontano sempre più aspramente in vista delle prossime elezioni amministrative di dicembre.

Dopo i grandi successi degli anni scorsi – l’abbattimento dei livelli di povertà e della disoccupazione, la diminuzione della fame endemica fra le fasce più povere della popolazione – da tempo il Paese latinoamericano non vive più una situazione florida; l’inflazione galoppa, la crisi si sente e apre nuove ferite sociali. Maduro nel frattempo “parla” con Chavez e lo comunica al popolo, il mito diventa quasi religione e l’ex presidente appare come un simbolo di fede; una religione laica e rivoluzionaria quanto paternalistica e autoritaria, in grado di rivolgersi con segni trascendenti ai venezuelani ma soprattutto al suo governo che con difficoltà cerca una via d’uscita al difficile momento attraversato dal Paese. In questi anni, per la verità, neanche l’opposizione ha brillato. Non è infatti riuscita a costruire un’alleanza popolare che non fosse percepita come il tentativo di far tornare al potere le vecchie classi dominanti; vedremo se le cose cominceranno a cambiare nei prossimi mesi.

Nel frattempo il sogno bolivariano – che traeva forza dalla grande ricchezza petrolifera del Paese – sembra naufragare al di là della retorica e delle apparizioni chaviste a metà strada fra il piccolo padre di sovietica memoria e le madonne piangenti che dicevano agli italiani come votare. Tuttavia la questione di una progressiva integrazione fra le nazioni del Sudamerica è ancora in agenda, tanto più che lo stesso Bergoglio non disdegna l’idea-mito della “patria grande” del cono sud, cioè di un territorio immenso e ricco di risorse naturali in cui i confini fra le nazioni contino sempre meno e cresca, parallelamente, il livello della collaborazione fra i governi. Un disegna che si scontra con i numerosi conflitti politici e sociali dell’area, con le normali instabilità politiche, ma anche con il desiderio di affermazione di realtà emergenti a cominciare dal Brasile.

La “patria grande” di Bergoglio poi, come quella di Simon Bolivar, è anche unita da una lingua, dalla sintesi tra diverse culture e, secondo il vescovo di Roma, pure dalla fede. L’8 dicembre ci saranno importanti elezioni amministrative in Venezuela dove l’opposizione guidata da Henrique Capriles – ricevuto di recente dal Papa dopo che anche Maduro era stato in Vaticano – può forse spuntarla. Ancora, dopo le elezioni del prossimo 17 novembre dovrebbe tornare alla guida del Cile Michelle Bachelet, candidata socialista alla presidenza che già in passato aveva governato il Paese. In Argentina il potere di Cristina Kirchner è in bilico. Il quadro insomma è in movimento e in tale situazione dovrà agire il neo segretario di Stato vaticano Pietro Parolin che ha potuto fare esperienza sul campo della realtà politica latinoamericana servendo svolgendo il servzio di nunzio in Venezuela fino a poche settimane fa. Sarà lui l’uomo del Papa che dovrà vedere fino a che punto la “patria gande” di Bergoglio è solo un’utopia o ha qualche chance nel prossimo futuro.  

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