Le ragazze-doccia, schiave che si sentono regine

L’allarme dei medici

In questi giorni sembra di assistere ad un brutto film, a un bollettino di guerra, alla cronaca di una disfatta. L’ultima notizia incredibile arriva da Milano, dove un medico serio, il professor Luca Bernardo, direttore del reparto Pediatria del Fatebenefratelli di Milano ci ha raccontato la storia di otto ragazze anonime, ma già in cura, di età fra i 14 e i 16 anni. Ragazze che, secondo la testimonianza del professor Bernardo, hanno raccontato di fare sesso nei bagni della scuola durante le prime ore di lezione. Un sesso strano, un sesso barattato che corre ancora una volta sul filo sottile della prostituzione.

Sono ragazze che finiscono su un menù di sms fatto girare vorticosamente per accalappiare allupati nei bagni, ragazze che scambiano le loro prestazioni in cambio di cose e di oggetti, ancora una volta di griffes, che si vendono, in una forma moderna e inquietante di baratto. Qui il confine fra il gioco disinibito e l’autosfruttamento è molto sottile: queste ragazzine si sentono regine ma diventano, senza accorgersene, piccole schiave della loro stessa icona. Al netto dei facili moralismi, è questo l’elemento più inquietante. Questa differenza che per un nonnulla ti può portare nel campo dei vincitori o dei vinti, ti può far sentire una dea o ti puó rovinare la vita.

Siamo tutti morbosamente attaccati ai verbali, alle intercettazioni, ai frammenti di un racconto sessuale squallido e sconvolgente, è invece la cosa che veramente ci dovrebbe far interrogare: nel tempo dei social siamo tutti raddoppiati, tutti accatastati – senza quasi accorgercene – in due differenti anagrafi. Da un lato quella reale, e dall’altro quella virtuale, che vive solo nel mondo dl web: quando tutto sembra facile, la vita virtuale è come una iniezione di adrenalina, come un addittivo per l’esistenza di ognuno. Le ragazze-doccia vivono l’ebrezza di diventare piccole star, dive di una piccola-grande social community. I ragazzi guardoni vivono sempre connessi: si parlano poco, ma non perdono mai il contatto. entrambe le identità virtuali, in questo strano gioco di ruoli, prendono il sopravvento.

Ma quando le cose vanno male, quando la partita diventa più grande di te, e il giocattolo si rompe, l’identità virtuale improvvisamente si abbatte su quella reale e la schiaccia. Se vogliamo aiutare questa web-generazione a non diventare schiava, dobbiamo aiutarla a capire che non sempre si può essere regine: e anche che essere sovrani nel mondo virtuale, o nella claustrofobia di una doccia, non significa esserlo nella realtà.

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