Legge elettorale, il Pd chiede una pausa di riflessione

L’eterno Porcellum

Sulla legge elettorale adesso il Partito democratico chiede una «pausa di riflessione». Dicono proprio così i senatori democrat che in serata escono dalla commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama. Da pochi minuti l’assemblea ha bocciato il progetto del doppio turno di coalizione avanzato dal Pd

così il Porcellum può tirare un sospiro di sollievo, l’ennesimo. Nessuna riforma in vista. Almeno fino a mercoledì prossimo, quando l’ufficio di presidenza della commissione che sta esaminando le proposte di legge elettorale non si riunirà per approvare un nuovo calendario dei lavori. Qualche irriducibile ottimista è ancora convinto che alla fine il sistema di voto sarà modificato. «La discussione non è finita, serve senso di responsabilità» ha ammonito nel pomeriggio il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Per poi insistere: «Non si è ancora gettata la spugna». Ha ragione il capo dello Stato, anche se in Parlamento la tentazione di arrendersi è sempre più forte. Intanto di fronte all’ennesima fumata nera il Pd chiede e ottiene un supplemento di tempo per riflettere. Da oggi, se possibile, il percorso verso una nuova legge elettorale è ancora più accidentato. 

La seduta della commissione Affari costituzionali poteva rappresentare una svolta. Tre gli ordini del giorni presentati, in rappresentanza di altrettanti progetti di riforma. Assieme a quello del Pd restano agli atti un documento della Lega Nord per ripristinare i collegi uninominali del Mattarellum e uno del Movimento Cinque Stelle (il modello dei grillini ricalca quello spagnolo nella previsione di piccoli collegi e quello svizzero nel particolare sistema delle preferenze). 

Niente da fare. Dopo neanche un’ora di seduta – davanti al ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello – la commissione boccia il progetto avanzato dal Partito democratico. Undici voti a favore e dieci contrari (a cui però vanno sommati i cinque astenuti, che al Senato equivalgono ai contrari). Salta così definitivamente il doppio turno proposto dai democrat. E al capogruppo Zanda non resta altro da fare che chiedere un po’ di tempo. Una «pausa di riflessione» in attesa di votare gli altri due ordini del giorno, che vengono temporaneamente congelati. Proprio per questo a breve dovrebbe essere convocata un’assemblea dei parlamentari Pd per fare il punto della situazione e studiare un’alternativa.

Il rischio concreto è che il processo di riforma possa ulteriormente incartarsi. La seduta in commissione Affari costituzionali fotografa una realtà impietosa: al momento in Senato non c’è alcuna maggioranza in grado di approvare una legge elettorale. «L’unica maggioranza che si è formata – scherza il senatore pidiellino Lucio Malan all’uscita – è quella contraria al doppio turno». In attesa della prossima seduta si comincia a ragionare sull’ultima concreta alternativa rimasta in piedi per archiviare il Porcellum: l’ordine del giorno della Lega che propone di ripristinare il Mattarellum

Sulla carta il progetto ha i soli voti del Carroccio, Sel e Scelta Civica. Ma nel partito di Guglielmo Epifani la riflessione è aperta. «Oggi il Mattarellum è il sistema che ha più chance – spiega Roberto Calderoli in Senato – Non è il migliore possibile, ma possiamo approvarlo entro Natale. È chiaro che se dovesse esserci un dissenso su questa iniziativa, su cui, dopo la bocciatura del doppio turno convergono anche Sel e Sc, la conferma del Porcellum avrebbe solo ed esclusivamente il timbro del Pd».

Intanto sembra tramontare l’ipotesi di un decreto del governo. È contrario Calderoli, che in apertura di seduta della commissione Affari costituzionali parla di un “colpo di Stato”. Ma è contrario anche il ministro Gaetano Quagliariello, che in una pausa dei lavori conferma: «La legge elettorale è materia parlamentare. Un decreto, a meno che non sia il Parlamento a chiederlo, ha dei grandi problemi di ordine sistemico». Più facile, semmai, che per sbloccare la situazione Palazzo Chigi decida di presentare un disegno di legge. Sì, ma quale? 

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