ReazioniL’industria tedesca boccia la Grosse Koalition

Le associazioni datoriali protestano

BERLINO – Il mondo dell’industria tedesco ha reagito con dure critiche al patto di governo di Grosse Koalition raggiunto ieri dalle maggiori forze politiche tedesche. Un accordo che include l’introduzione del salario minimo “universale” a 8,50 euro l’ora e limiti precisi per i contratti di lavoro temporali, insieme a una generosa riforma delle pensioni è, secondo le grandi aziende, un passo indietro che renderà più difficile mantenere gli obiettivi di crescita economica. C’è inoltre grande scetticismo riguardo al fatto che Merkel riesca davvero a realizzare un simile programma senza aumentare le tasse. In pratica, l’industria tedesca rinfaccia a Merkel di predicare l’austerità in Europa ma di non metterla in pratica fino in fondo.

«Il patto di coalizione è una chance persa per l’economia tedesca», ha detto Ulrich Grillo, presidente della potente Bundesverband der Deutschen Industrie (Bdi), la Confindustria tedesca. Ha aggiunto che il contratto manda all’economia «segnali di stagnazione invece che di slancio». I punti approvati, se messi in pratica, «non sono certo le linee guida per raggiungere più crescita e occupazione». Dal punto di vista strettamente economico alcune decisioni «non sono sensate».

Il presidente della Associazione dei datori di Lavoro Ingo Kramer, e il presidente della Associazione di Camere del Commercio e Industria (Dihk), hanno criticato duramente la proposta di introduzione di un salario minimo di 8,50 euro l’ora per tutti. In particolare Schweitzer si è detto felice della decisione di non aumentare le tasse, ha però denunciato la carenza di iniziativa nel campo delle politiche fiscali: nonostante le entrate fiscali abbondanti, mancano totalmente proposte per una riforma del settore.

Qualcuno ha inoltre espresso dubbi riguardo al fatto che si possa davvero investire cinque miliardi in educazione e implementare un ambizioso programma di riforma delle pensioni – abbassamento dell’età pensionabile a 63 anni in presenza di 45 anni di contributi, aumento delle pensioni minime e riconoscimento dei contributi nel periodo della maternità per chi ha avuto figli dal 1992 – senza aumentare le tasse. «C’è un grande punto interrogativo riguardo alla possibilità per la Grosse Koalition di riuscire a concludere i prossimi quattro anni senza aumenti delle tasse, di fronte a iniziative così onerose», ha detto Hannes Hesse, presidente dell’Associazione tedesca dell’industria meccanica (Vdma). Un patto di governo simile, secondo Hesse, non stimola certo gli investimenti.

Nell’ambito delle pensioni e del mercato del lavoro, «la Grosse Koalition dà vita a un significativo passo indietro e vanifica i risultati raggiunti con le riforme degli ultimi dieci anni», ha detto Lutz Goebel, presidente dell’associazione delle aziende famigliari. E infine, per l’associazione delle Industrie Chimiche (Vci), il contratto di governo non risponde a urgenti domande di politica industriale. In particolare per quanto riguarda l’Energiewende –il cambio energetico che prevede l’abbandono progressivo del nucleare – dove la riforma della attuale legge per le energie rinnovabili non va abbastanza a fondo.

mentre gli industriali scuotono il capo, i sindacati si sfregano le mani.I rappresentanti dei lavoratori hanno applaudito i risultati ottenuti dal leader del partito socialdemocratico Sigmar Gabriel di fronte a Angela Merkel, forte di un risultato elettorale schiacciante. Michael Sommer, presidente della Confederazione generale dei sindacati (Dgb), ha trovato solo parole positive: «Un grande passo in avanti», «un risultato chiaramente positivo» e «oltre le aspettative», sono alcune delle espressioni usate per commentare il programma di governo. L’approvazione dei sindacati, arrivata oggi, si considera decisiva per il referendum interno all’Spd – 14 di dicembre – che sarà vincolante per l’effettiva formazione del Governo.