Altro che «ce l’abbiamo fatta», come esultava a luglio Enrico Letta:l’Italia si scordi i famosi tre miliardi di euro di margine per i famosi investimenti produttivi, e la Legge di stabilità rischia di essere in violazione delle norme europee. Il verdetto della Commissione Europea sulla legge di stabilità, smentendo le voci della vigilia, è molto più pesante del previsto, e piomba così nel bel mezzo delle discussioni e delle migliaia di emendamenti in Parlamento, assestando un duro colpo al premier. E se non è una bocciatura, si avvicina abbastanza, a nulla è servita la missione di mercoledì sera del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni dal commissario agli Affari economici e monetari Olli Rehn.
«C’è un rischio – si legge nel primo paragrafo dedicato all’Italia – che la bozza della legge di bilancio per il 2014 non rispetterà le regole del patto di stabilità e crescita». Il punto dolente è, al solito, l’indebitamento: «l’obiettivo – scrive la Commissione – di riduzione del debito nel 2014 non è rispettato». Il debito, in effetti, il prossimo anno anziché diminuire, è pronosticato in aumento al 134% del pil rispetto al 133% di quest’anno, mentre le norme europee obbligano gli stati membri a ridurlo verso la soglia di Maastricht che è del 60% del pil. Per questo «la Commissione invita le autorità a prendere le necessarie misure all’interno del processo di bilancio nazionale per far sì che il bilancio del 2014 rispetti pienamente il Patto di Stabilità e in particolari affronti i rischi identificati nella valutazione».
Il corollario è particolarmente doloroso. Il governo aveva trionfalmente annunciato, all’atto della chiusura della procedura per deficit eccessivo la scorsa primavera, che, dopo questa promozione, si aprivano margini per gli investimenti produttivi. La nuova governance economica Ue, in effetti – come precisato in una lettera ai ministri delle Finanze da parte di Rehn – consente, ai paesi fuori procedura, di poter deviare dall’obiettivo di medio-termine per investimenti produttivi, in particolare per i cofinanziamenti nazionale di progetti finanziati con fondi Ue. Il tutto purché entro il 3%. Il governo Letta si era precipitato a quantificare il margine di manovra in 3 miliardi di euro, in virtù anche del fatto che il governo prevedeva per il 2014 un deficit al 2,5%, ben al di sotto della soglia. Pochi giorni fa, però, la Commissione ha previsto un disavanzo il prossimo anno pari al 2,7 per cento.
Soprattutto, Bruxelles aveva sempre avvertito – ignorata da Roma – che per l’Italia i margini «sono molto stretti», proprio a causa dell’elevatissimo indebitamento. Moniti che ora si trasformano in un colpo durissimo al governo, che potrebbe avere anche conseguenze politiche gravi: «la Commissione – si legge nel paragrafo dedicato al Belpaese – ha concluso che l’Italia non può giovarsi della clausola degli investimenti nel 2014 poiché, basandosi sulle previsioni d’autunno della Commissione 2013, non ha fatto gli aggiustamenti strutturali minimi necessari per riportare il rapporto debito-pil su un cammino sufficientemente in declino». Niente margini, niente investimenti produttivi consentiti, rimane solo il rigido rigore di bilancio.
A questo si aggiunge un rilievo più ampio, che è la spinosa questione delle mancati riforme strutturali, che faticano a prendere il via e che la Commissione Europea da tempo denuncia. «La bozza di legge di bilancio – tuona ancora il testo preparato a Bruxelles – dimostra un limitato progresso nella parte strutturale delle raccomandazioni emesse dal Consiglio Ue nel contesto del Semestre Europeo». Tra queste, figurano misure come spostare la pressione fiscale dal lavoro verso consumi e beni (e infatti la Commissione ha sempre contestato l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, e giudica insufficiente la riduzione del cuneo fiscale). Bruxelles chiede inoltre di rendere più efficiente la pubblica amministrazione e di ridurre la frammentazione del mercato del lavoro. Tutte riforme di cui, effettivamente, si vede ben poco. Per il governo Letta è potenzialmente una bomba i cui effetti rischiano di essere imprevedibili.