Prima di pagare la Trise pagheremo la seconda rata Imu?

L’eterno valzer delle tasse sulla casa

Per lungo tempo ho pensato e scritto che l’Imu sembrava una tassa-fiction, una tassa-telenovela che ci accompagna come un romanzo e ci tormenta come un melodramma: una tassa che sai sempre come inizia e non sai mai come va a finire. Adesso ho cambiato idea, devo ammettere che il finale lo sappiamo già, è scritto: l’Imu in un modo o nell’altro la dovremo pagare, anche se gli sceneggiatori non hanno ancora deciso quando, e non si accontentano di cambiargli nome. Quindi per raccontare il film dell’Imu bisogna attingere all’immaginario dei B-Movie americani, per dire che questa tassa sembra diventata una tassa-zombie che risorge dalla sua tomba terrorizzando i bambini, una tassa che non muore, che barcolla, che cammina tendendo le mani nel buio della crisi e che continua a incombere su di noi: “Uhhhh, sono lo spettro dell’Imu, e sono qui per terrorizzarvi!”. 

L’ultimo capitolo della sceneggiatura, confezionato da qualche fantasioso sceneggiatore del ministero dell’economia, si chiama “incubo della seconda rata” ed è questo: la tassa-zombie, di cui avevamo appena festeggiato l’abolizione, potrebbe risorgere fin dalla prossima scena, nei comuni che deliberassero un aumento delle aliquote rispetto al 2012 (e che, per farlo, hanno tempo per farlo fino al 30 novembre). In questo caso, per pagare solo la seconda rata 2013 i contribuenti finirebbero per sborsare di più di quanto versato lo scorso anno per l’intera imposta.

Infatti, nei comuni che hanno  previsto di portare l’aliquota sull’abitazione principale dallo 0,4% del 2012 allo 0,6% – il massimo consentito dalla legge del 2013 – già si calcola che il costo della seconda rata Imu 2013 sarebbe, per una casa media, più alto di 100 euro rispetto a quanto complessivamente pagato lo scorso anno. Ma dopo che il governo ci ha spiegato che la seconda rata era soppressa, e il ministro Saccomanni ci ha avvisato invece che “È molto difficile” che la seconda rata si possa non pagare, il ministro Alfano ci ha detto che la seconda rata “Non si pagherà”. Qui bisogna fare due osservazioni: anche in un B-Movie americano con fondale in cartapesta, il buono fa il buono, e il cattivo fa il cattivo. Qui, invece, lo sceneggiatore fantasioso non ha ancora capito come vuole chiudere il film e il buono (cioè il governo che ha annunciato l’abolizione) fa anche il cattivo: ci dice che ci salverà, ma anche che dobbiamo morire. 

E allora provo a ricapitolare la saga, con il riassunto delle puntate precedenti: c’è una tassa sospesa, l’Imu, che ha sostituito una tassa soppressa, l’Ici, e che poi è stata a sua volta soppressa, per fare posto a una nuova tassa, riformulata, che si chiama Tasi, che fa parte di una tassa più grande, che si chiama Trise, e si compone e si somma con una tassa sui servizi, stavolta rinnovata, che si chiama Tari. In attesa di farci pagare la Tasi, la Tari e la Trise entro un anno, infuria il dibattito se sia giusto o meno pagare anche questa benedetta seconda rata, l’ultimo brivido di paura della tassa-zombie. In realtà agitare lo spettro della tassa-fantasma, oltre a deprimere gli italiani, ha l’effetto di mantenere i cittadini in un regime di incertezza assoluta, e nascondere tanti piccoli folletti che ritornano.

Ad esempio l’Imu sui terreni agricoli, che dopo essere stata solennemente abolita per decreto è anche lei già risorta da quella che doveva essere la sua tomba. Lo spettro dell’Imu, come gli orchi delle favole, serve a nascondere altri piccoli mostriciattoli che si aggirano sul set: ad esempio i tagli alle detrazioni già previsti dalle clausole di salvaguardia: 3 miliardi nel 2015, e 7 miliardi nel 2016 (le clausole di salvaguardia, come ci ha insegnato la vicenda dell’Iva, negli ultimi anni sono scattate sempre). Lo spettro dell’Imu non ci fa notare – per esempio – che un’altra clausola di salvaguardia ha già predisposto l’aumento delle accise sui carburanti., e tutti ci chiediamo se ci saranno davvero i fantomatici tagli alle spese della pubblica amministrazione, che in questo film ansiogeno sono invocati come i soccorritori, che non arrivano mai . Lo spettro dell’Imu, oggi, spaventa molto di più dei tanti piccoli prelievi aggiuntivi che secondo la Cgia di Mestre in questa manovra hanno già prodotto un miliardo e cento milioni di euro di tasse in più. Non pagheremo la seconda rata, perché l’unica certezza è che se fosse reintrodotta il governo andrebbe immediatamente in crisi. Ma, per lo stesso motivo, se il governo dovesse cadere, magari per l’onda d’urto della decadenza di Silvio Berlusconi, la pagheremo sicuramente: lo zombie risorge all’ultima scena, come nel finale cattivo di un libro di Stephen King, uno di quelli dove le forze del male trionfano nell’ultima pagina, salutandoci con un ghigno.

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