Il dimissionario CEO di Microsoft, il vulcanico Steve Ballmer (57), è intervenuto due giorni fa a Berlino per la presentazione del nuovo quartier generale dell’azienda nel centro della capitale tedesca. Davanti ad una platea composta da investitori, giornalisti e startupper, ha snocciolato la sua ricetta per motivare i giovani che stanno cercando di rendere profittevole la propria idea. Ecco un riassunto dei concetti espressi da Ballmer in un intervento durato circa quindici minuti. La trascrizione è pressoché letterale.
Anche Microsoft, una volta, era una startup. Tutto ebbe inizio nella stanza del dormitorio di un college. Quello non fu il miglior acceleratore di sempre. Anche il capitale investito non era certo dei più significativi: mille dollari per un biglietto aereo. Ma Microsoft era basata su una grande idea: che i microprocessori rappresentassero una forma di intelligenza libera e che tutto ciò che dovessimo fare fosse metterci dentro dei software adeguati.
Quello fu il principio fondativo dell’azienda, nel 1974. Paul Allen, il co-fondatore, credeva che saremmo stati noi a produrre tutto il software necessario a qualsiasi tipo di utilizzo per qualsiasi tipologia di microprocessore. Non lo si può certo accusare di sognare in piccolo. Comunque, finché non cominci non puoi sapere quale sia il pieno impatto di un’idea: le startup richiedono tempo. Bisogna davvero amare ciò che si sta facendo ed essere tenaci nel continuare a sviluppare la propria idea. La chiave è essere continuamente eccitati, entusiasti, appassionati e trovare un’idea fondativa che conti davvero e che sia in grado di cambiare la vita di un numero considerevole di persone. Qualcosa che abbia un valore reale.
Bisogna altresì essere pronti a modificarla in corsa: se la nostra compagnia si fosse limitata a quella prima idea ed avesse continuato a costruire unicamente software per microprocessori, non avrebbe avuto successo. Quello che ci garantì il successo fu la potenza dell’interfaccia grafica, che riuscì a rendere popolare l’utilizzo dei microprocessori tra miliardi di persone in tutto il mondo e che diede a Microsoft la forza di scalare a livello globale. Il segreto è, dunque, che le startup hanno bisogno anche di una seconda idea potente quanto la prima.
Si dice che le startup muoiano più spesso di indigestione che di denutrizione, ed è vero. Tutte le grandi compagnie tecnologie hanno un bisogno continuo di rinnovarsi e di crescere, Microsoft inclusa. Talvolta sviluppando nuovi prodotti, talvolta progettando cambiamenti profondi a livello aziendale. Oggi, noi ci stiamo focalizzando nella costruzione di strumenti di cui le persone hanno bisogno per le attività più importanti della loro vita quotidiana. Eravamo un’azienda di software, siamo diventati un’azienda che offre soprattutto servizi e device, i quali rappresentano la nuova incarnazione dei software; allo stesso modo in cui possiamo considerare il PC un’incarnazione di Windows.
Ecco dunque i miei tre consigli per le startup:
Primo. Trovate un’idea che conti davvero. Innamoratevi di quell’idea, ma chiedetevi oggettivamente se possa interessare ad un numero sufficientemente grande di persone e se possa servire a migliorare la loro vita in modo significativo.
Secondo. Mettetevelo in testa, questo è un lavoro difficile. Dovrete essere incredibilmente appassionati, lavorare sodo, mettere in conto che nessun grande lavoro si compie con la forza di un’idea soltanto.
Terzo. Dovete essere tenaci. Oggi circolando alcune leggende secondo cui le startup si stabiliscano e facciano successo dal giorno alla notte. Si crede che intere fortune vengano costruite in poco tempo. Non è vero. Se guardate attentamente, ci vogliono cinque, sette, talvolta dieci anni prima che le startup possano raggiungere la massa critica loro necessaria per definirsi «di successo».