Serie mon amourThe Wrong Man(s): risate a denti stretti

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Hitchcock, da lassù, si sarà fatto grosse risate. Il maestro del brivido sarà stato letteralmente piegato in due nel vedere la trasformazione del thriller di stampo inglese in una commedia piena di riferimenti al meglio della cinematografia e della televisione contemporanea, da Pulp Fiction a Fight Club, da The Office a E.R., senza dimenticare Trainspotting o i fratelli Coen. Perché in The Wrong Man(s), nuovissima comedy surreale di BBC2 (inedita in Italia), i riferimenti ai capolavori del piccolo e del grande schermo si sprecano. Anche i due personaggi principali, Sam e Phil (gli uomini sbagliati nel posto sbagliato che danno il titolo alla serie), hanno tutto il sentore di characters già visti: la reminiscenza vola subito al duo, a metà strada tra lo sfigato e il nerd, composto da Simon Pegg e Nick Frost, icone delle comicità inglese, paladini della Trilogia del cornetto, la serie di film demenziali che include L’alba dei morti dementi, Hot Fuzz e La fine del mondo.  Ma c’è un limite tra citazionismo e plagio che The Wrong Man(s) non supera mai: il risultato è una commedia geek che sfocia nel film di spionaggio e nel giallo adrenalinico. 

Diciamolo subito: è una comedy per gli amanti dei drama. Il problema delle produzioni “da ridere” è che spesso e volentieri non hanno una trama: propongono gag (più o meno esilaranti) e la storia si articola seguendo le vicende (surreali, oniriche, divertenti, buffe, ridicole) dei protagonisti. Lo show inglese invece sceglie di seguire un plot definito e compatto: sei puntate con un intreccio che si sviluppa passo dopo passo, dove la risata fa da contorno ma non è l’unico elemento determinante. Non si ride tutto il tempo, questo no: ci sono chicche estremamente riuscite (va ammesso) ma in linea di massima la sensazione è quella di un sorriso perenne di fronte alle disavventure dei due protagonisti, disadattati di professione, trasformati dal caso in eroi atipici e anticonvenzionali. 

Lo humour che aleggia è quello tipicamente britannico: glaciale, sottile, carico di doppisensi, sottintesi, rimandi, autoironia. E’ quell’umorismo che spiazza, se si è abituati alla comicità made in USA. Non è un ossimoro dire che per la Gran Bretagna lo humour è una faccenda tremendamente seria: è una delle caratteristiche che la definisce come nazione. E The Wrong Man(s) rincara la dose: nella vicenda dei due giovani che per errore finiscono coinvolti in un intrigo pericoloso e complesso viene espressa tutta la tipicità della società british. Quella società in cui,  come ha scritto l’antropologa inglese Kate Fox in Watching the English, lo humour non è utilizzato solo «in certi momenti o in certi luoghi», non è «un linguaggio separato e speciale, […] è il nostro modello base. Non c’è bisogno di accenderlo, ma non possiamo spegnerlo». Tant’è.