Treviso, la rete d’impresa che realizza case low-cost

Le strategie anti-crisi degli artigiani

L’anno scorso l’inviato del settimanale tedesco Der Spiegel fece un reportage da Treviso. Definì il capoluogo veneto come la Stoccarda d’Italia. Grande impresa, ordine, pulizia e predisposizione al lavoro. Quel pezzo fece scalpore. A Treviso. Innanzitutto fece storcere il naso alla Cgil locale. Non fu intervistata e riteneva di avere molto da dire sui capitani d’industria. Stupì tutti i rappresentanti delle Pmi che queste ultime fossero state messe in terzo piano. In effetti la descrizione della struttura portante del Pil trevigiano nel pezzo risultava incompleta. Comprensibile agli occhi di un osservatore esterno che magari si limita all’ombrello dei big e non disvela la struttura piramidale dei sub fornitori. Oggi, a solo un anno di distanza, sarebbe diverso, perché l’ombrello nella maggior parte dei casi si è rotto e lascia visibili i tondini di acciaio che tengono per il momento ancorato il cemento. La storia sta dando ragione all’armatura, le Pmi. Piuttosto che a ciò che si vede dall’esterno. La grande impresa infatti arranca. Artigiani e piccoli imprenditori cadranno pure come mosche, ma stanno avviando una silente rivoluzione che finirà col dare beneficio pure ai grandi.

Un esempio illuminante arriva dal progetto di casa a basso costo e alta efficienza energetica. Gli artigiani del posto si sono messi in rete per offrire ai clienti abitazioni da mille euro al metro quadro chiavi in mano, escluso il terreno. L’offerta si rivolge a chi ha un’età compresa tra i 25 e i 45 anni. Confartigianato Marca Trevigiana ha varato un progetto, sostenuto dalla Camera di Commercio di Treviso, che parte dall’offerta basata su criteri diversi rispetto all’evolversi del mercato dell’ultimo decennio. Così in prima istanza sono stati coinvolti i comuni  (Castelfranco Veneto, Cordignano, Crespano del Grappa, Fontanelle, Montebelluna, Ponte di Piave, Portobuffolè, Quinto di Treviso, Revine Lago, Vazzola e Villorba). Agli enti, a luglio scorso, è stato chiesto di collaborare per offrire terreni pubblici e privati a prezzi calmierati. E poi almeno valutare la riduzione dei tempi delle pratiche amministrative ed eventualmente un calcolo cumulativo degli oneri urbanistici.

Sezione di una casa low cost del progetto di Confartigianato Treviso

Con una regia unica sono state unite circa 80 aziende artigiane edili, due liberi professionisti con altrettanti collaboratori (notai non sono ancora ufficialmente imbarcati). Obiettivo fare sintesi e sinergia, condividere capitolati, fornitori e costi.

L’idea in sé non è nuova. Il gruppo indiano Tata ha lanciato il progetto delle case ultra low cost  moduli a bassissimo costo progettati per i residenti delle campagne indiane. Il kit prefabbricato più semplice, di 20 metri quadrati da assemblare sul posto, è disponibile al prezzo di 500 euro. Un modello di dimensioni più grandi si troverà invece sul mercato a 700 euro. Harvard e Mahindra stanno lavorando a un progetto addirittura più economico. Ovvero 300 dollari chiavi in mano. WorldHaus è un centro studi capitanato dal ceo di Idealab, Bill Gross, e punta a fornire con 2.500 dollari un kit abitativo eco-friendly. Ma nulla di tutto ciò è paragonabile alle abitazioni trevigiane. In proporzione al prezzo, pur essendo replicabili non perdono l’impronta della mano artigianale e del made in Italy.

«I presidenti delle categorie costruzioni edili, affini e impianti hanno individuato delle aree di possibile economia sia nella gestione del cantiere, sia nella collaborazione on time dei fornitori», spiega a Linkiesta Mirco Casteller, delegato sindacale di Confartigianato Marca Trevigiana. «È stato creato un prototipo replicabile delle componenti costruttive e impiantistiche, individuando le aree a basso costo con la collaborazione degli enti locali e attivando canali privilegiati per mutui su misura con gli istituti di credito cooperativo, per dare forza alla domanda abitativa. Il progetto costituisce una vera e propria filiera virtuosa che comprende enti pubblici, progettisti, imprese e banche». Risultati in pochi mesi? Il progetto ha trovato 70 acquirenti distribuiti su quasi tutti i Comuni che hanno sottoscritto gli accordi. Ciascuno avrà una casa da 140 metri quadri che per mille euro al metro fa un giro d’affari di 10 milioni. Più i terreni.

Il ruolo della grande impresa? Si è capovolto. Stavolta è fornitrice di servizi e materiali. L’ottantina di artigiani edili acquista direttamente dai big. Può permetterselo per via dei volumi e degli importi. Ciò, da un lato, contribuisce ad abbattere i costi e, dall’altro, porta fatturato anche alla grande impresa che altrimenti, in tempi come questi, sarebbe comunque rimasta alla larga da questo giro d’affari. «A nostro avviso si tratta di un primo passo», commenta Mario Pozza, presidente della locale Confartigianato, «infatti quelle case dovranno essere arredate e vorremmo anche fornire mobili artigiani a prezzo low cost  andando a recuperare materie prime direttamente dai produttori. Siamo certi che la rete d’impresa sia uno schema replicabile facilmente in tanti settori e che sia anche un beneficio per tutto il territorio. Magari un po’ meno margini rispetto a prima del 2007, ma molto più fatturato».

L’idea di Treviso è infatti quella di applicare il sistema modulare low cost anche alle ristrutturazioni degli immobili, in modo da abbattere i nuovi volumi di cemento e recuperare quelli vecchi. E anche trovare nuove soluzioni, tramite l’archeologia industriale, per l’edilizia dedicata agli anziani, cui «sarà sempre più importante», conclude Pozza, «dedicarsi in futuro per ovvi motivi anagrafici».

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