
Sembra un nuovo caso Katidis, o un nuovo caso Buffon, o un nuovo caso Abbiati, o più semplicemente “il caso Anelka”. Cioè la grande polemica intorno al gesto di un calciatore accusato – ancora una volta di adottare simboli e posture care alla destra radicale. Ma, in realtà, dietro la polemica che sta scuotendo la Francia per un gesto mimato con il braccio da Nicolas Anelka nel campionato inglese, c’è – incredibilmente – un nuovo caso Beppe Grillo, c’è molta più politica di quanto non si possa immaginare, la Francia si divide addirittura sui temi della libertà espressione e sull’opportunità che il governo intervenga contro un comico.
Così bisogna raccontare tante cose e prima di tutto un gesto, “la quenelle”, che è diventato la bandiera di un artista che prima si è messo a fare politica con i suoi spettacoli, poi si è candidato alle Europee, che ce l’ha a morte con i giornalisti e che spesso li insulta pubblicamente dal palco dei suoi show. Vi ricorda qualcuno? Non si tratta di Beppe Grillo ma di un francese, Dieudonné M’bala M’bala (nome d’arte Dieudonné), che dopo essere partito anche lui da posizioni di sinistra, con il sostegno alla Gauche plurielle di Lionelle Jospin e l’investitura autorevole di Daniel Cohen-Bendit, oggi ha radicalizzato le sue posizioni fino a diventare un simpatizzante o compagno di strada del Front National, a proclamarsi un “antisionista convinto” (ma secondo i suoi critici un antisemita) e a candidarsi, nel 2009, alle elezioni Europee. Lui si definisce così: “Di me dicono tante cose: in realtà sono solo anticomunitario, antisionista e repubblicano”. Ma ha suscitato ancora più clamore – ovviamente – la sua richiesta pubblica a Marine Le Pen di fare da madrina ai suoi figli.
Un caso terribilmente serio e pieni di implicazioni, se è vero che proprio per quel gesto della quenelle (ma non solo) Francois Hollande ha invitato il pubblico a boicottare i suoi spettacoli e il ministro dell’Interno Valls sta meditando di proibirli per “motivi di ordine pubblico”. A sinistra questa ipotesi ha riaperto l’eterno dibattito sulla libertà di espressione, ma il quotidiano più radicale pubblicato in Francia – Liberation – sostiene con un editoriale, la sua copertina, e ben cinque pagine di approfondimento (nell’edizione di oggi), la necessità di condannarlo per ogni abuso e ingiuria, ma anche l’esigenza di non proibire i suoi spettacoli per non “vittimizzarlo”.
Il gesto di Anelka, dunque, trascurato in Italia da quasi tutti i giornali tranne quello sportivi, non nulla ha a che vedere con i precedenti calcistici, che al confronto sembrano marachelle. Gigi Buffon, in tempi ormai lontani, si presentó in campo con una maglietta su cui erano disegnate una croce celtica e la scritta “Boia chi molla”: disse che non ne conosceva la valenza politica e chiese scusa. Christian Abbiati fece discutere per una maglia numero 88 che secondo i critici alludeva alla numerologia criptata filonazista (HH, ovvero le iniziali del saluto “Heil Hitler!”). Quanto a Katidis, in Grecia, nel pieno della crisi, il giocatore dell’Aek Atene aveva festeggiato il gol contro il Veria con un esplicito saluto nazista, salvo poi profondersi in inutili e inverosimili scuse: “Non sono un fascista e quel gesto non lo avrei fatto se ne avessi saputo il significato”.
È molto più esplicito – invece – il caso della quenelle di Dieudonné che, con la mano sinistra sul braccio destro disteso a palmo aperto viene considerato antisemita perché nel 2009 il comico lo spiegava come una allusione alla sodomizzazione del “sionismo” e come richiamo a “un progetto che mi è caro”. Secondo Alain Jakubowicz, presidente della Licra, una delle più importanti associazioni ebraiche francesi, invece, quel gesto “rappresenta la sodomizzazione delle vittime dell’Olocausto”. Secondo Anelka, che ha polemizzato violentemente con il ministro Valls, “non si tratta di un gesto antisemita ma di un simbolo antisistema: la mia religione mi vieterebbe qualsiasi gesto non rispettoso di un culto altrui”.
Sta di fatto che l’esultanza con cui l’attaccante del West Bromwich ha celebrato i due gol messi a segno contro il West Ham, ha acceso le polemiche in Inghilterra e in Francia, “europeizzando” la fama della quenelle. L’ex attaccante juventino è finito nella bufera perché mentre giocava in Premier League, dopo una fantastica doppietta nel 3-3 del suo West Bromwich contro il West Ham, ha esultato in quel modo.
Con il West Bromwich sotto 1-0, Anelka si era scatenato e, nel giro di 5 minuti, prima aveva pareggiato, e poi ribaltato il risultato. Il suo gesto, slegato da quella rimonta, è stato dunque un gesto politico. Per la stampa britannica non ci sono stati dubbi: la quenelle, è un saluto nazista al contrario, e la lista di Dieudonnè per le elezioni europee del 2009 era una formazione antisemita. Valerie Fourneyron, ministro dello Sport francese, si è fatta sentire a caldo, via twitter: “Il gesto di Anelka – ha scritto dopo la partita – è una provocazione scioccante e disgustosa. Sul campo di calcio non c’è spazio per l’antisemitismo e per l’istigazione all’odio”. E certo non aiuta il fatto che negli ultimi spettacoli, lo stesso Dieudonné abbia preso di mira il giornalista di origine ebraica Patrick Cohen dicendo: “Quando lo sento parlare dico a me stesso: tu vuoi le camere a gas”. Secondo i fan del comico la quenelle equivale a un sonoro “vaffanculo” al sistema, mente i quotidiani francesi sono preoccupati dal fenomeno di “emulazione” di cui Anelka è stato solo l’ultimo e più celebre protagonista.
Il comico francese e il suo saluto, quindi sono un nuovo caso di satira che diventa politica e di comicità antisistema che diventa populismo antieuropeo: se davvero il ministro dell’interno dovesse proibire i suoi spettacoli, non c’è dubbio che Dieudonné diventerebbe un simbolo. Dice l’umorista di sinistra Guy Bedos: “Era uno dei miei comici preferiti, adesso, dopo le aperture alla Le Pen l’ho cancellato. Ma sono contrario a qualsiasi censura: se il governo Hollande fa questo – sostiene Bedos – cosa impedirebbe ai suoi successori di destra di fare altrettanto con me?”. Il comico è stato condannato sette volte per diffamazione e ingiurie, e -una volta – a pagare 1.500 euro di multa: la cancellazione delle rappresentazioni, non c’è dubbio, sarebbe forse la fine di una carriera artistica. Ma di sicuro la canonizzazione di una nuova carriera politica, proprio alla vigilia di quelle elezioni Europee in cui Marine Le Pen sogna un Front National primo partito di Francia.