Barnier: populismo emergenza europea

Intervista al commissario Ue

Futuro dell’eurozona, unione bancaria, bail-in e ascesa del populismo in Europa. Ne abbiamo parlato con Michel Barnier, commissario Ue al Mercato interno e titolare della regolamentazione finanziaria. Ora che l’emergenza sembra superata, la zona euro ha bisogno di essere ripensata. L’area euro ha bisogno di riforme proprio come gli Stati membri, ma il sentiero è incerto e il sentimento anti-euro potrebbe frenare la roadmap verso la prossima Unione economica e monetaria. In ogni caso, ci sono buone probabilità che la prossima eurozona sia più forte che mai. 

Dopo due anni difficili, la situazione nell’eurozona sembra tornata alla normalità. La fiducia degli investitori internazionali sta aumentando e la frammentazione finanziaria sta diminuendo, e l’Unione economica e monetaria (Uem) ha bisogno di essere ricostruita in modo da diventare più forte. L’attuale unione monetaria sembra essere un fallimento. L’unione bancaria è il primo passo, ma la roadmap sembra essere troppo lenta. Quindi, come sarà la prossima Uem?

Nel breve termine, dobbiamo continuare a rafforzare la governance dell’eurozona. Questo è quello che io e il mio collega Olli Rehn stiamo facendo e abbiamo fatto enormi progressi. Come complemento necessario alle riforme sul fronte della governance, abbiamo bisogno di costruire un sistema finanziario solido. È quello che sto facendo, tramite la costruzione dell’unione bancaria, tramite modalità più uniformi, centralizzate e prevedibili per la supervisione e la risoluzione delle banche. L’anno scorso abbiamo raggiunto un accordo sul Single supervisory mechanism (Ssm) e sulla fondazione dello European stability mechanism (Esm). E ora stiamo mettendo in piedi il Single resolution mechanism (Srm) che garantisca una soluzione per le banche che stanno fallendo con il minimo coinvolgimento dei soldi dei contribuenti. 

Che forma avrà nel 2020?

Che dire di una più ampia unione economica? Dove dovremmo andare? Devono essere fatte alcune scelte difficili. Qualsiasi passo verso un incremento della solidarietà e una mutualizzazione del rischio dovrebbe essere combinata con un incremento della responsabilità e della disciplina: questa è la via, insieme a una maggiore condivisione della sovranità e una più profonda integrazione dei processi di decision-making. La solidarietà è una delle basi su cui l’Unione europea è fondata. E la solidarietà va mano nella mano con una comune responsabilità. L’euro area nel 2020 può essere formata dai suoi membri in quel momento. L’eurozona non è un club privato: la Lettonia è in punto di entrare nel prossimo gennaio, e la Lituania ha espresso il desiderio di entrare nel 2015. Ma come detto, abbiamo l’esigenza di restare vigili su ogni tentativo di frammentare il mercato interno. 

Parlando del Single resolution mechanism, il bail-in sembra essere il più importante strumento capace di ridurre il circolo vizioso fra Stati e banche. Abbiamo visto cosa è successo a Cipro e ora l’Asset quality review (Aqr) della Banca centrale europea (Bce) sarà forte e profonda. Questa è l’unica strada per ripristinare a pieno la fiducia. Quali sono le sue aspettative riguardo al bail-in? 

Fin dal principio ho insistito sul fatto che si devono seriamente terminare i salvataggi pubblici delle banche. Non voglio che i contribuenti continuino a pagare per le malversazioni delle banche. Nella massima misura possibile, le perdite delle banche devono essere coperte in via primaria dai proprietari delle banche e dai loro investitori, in un chiaro e predeterminato ordine. Questo è ciò che intendiamo quando parliamo di bail-in. E se, nonostante il bail-in di azionisti e creditori, ci sarà bisogno di ulteriori soldi per risolvere la situazione, questi dovrebbe arrivare da fondi pre-finanziati ad hoc creati in anticipo dalle banche stesse. La mia sensazione è che ci sia un consenso attorno a questi principi e sono sicuro che saremo in grado di elaborare i dettagli finali. 

E come gestire i timori dei depositanti?

Per quanto riguarda la loro parte, invece, i depositanti continueranno ad avere una protezione totale dei loro depositi fino a 100mila euro anche quando una banca registrerà dei problemi. Di contro, lo status dei depositanti non protetti, cioè quelli oltre i 100mila euro, è ancora oggetti di discussione. Il risultato più probabile è per una preferenza per i depositanti – che io supporto in pieno – e questo garantirebbe un loro contributo ai costi di risoluzione solo dopo gli altri creditori senior. 

Volgendo lo sguardo alla regolamentazione finanziaria, dopo Lehman Brothers i regolatori non hanno ridotto il rischio, lo hanno trasferito. È questo il caso del sistema bancario ombra, lo shadow banking. Ogni attore finanziario usa questo sistema per le esigenze di funding e per incrementare la liquidità, ma ci sarà la possibilità di shock in qualunque momento. Come affrontare questo problema? I mercati Otc (Over-the-counter, non regolamentati, ndr) saranno più regolati?

Negli ultimi cinque anni abbiamo impostato un percorso ambizioso per riparare il settore finanziario, per ripristinare la fiducia e la stabilità nei mercati. Abbiamo proposto 28 nuove regolamentazioni per il sistema finanziario. Molte di queste hanno trovato un accordo finale, altre sono allo stadio finale delle negoziazioni. Queste regole riguardano leggi per le banche, per gli hedge fund, per i derivati Otc, per le agenzie creditizie e tante altre aree. Ed è vero che incrementare le regole per il settore bancario può portare diverse attività bancarie a muoversi al di fuori dei settori regolamentati. Proprio questo è ciò che chiamiamo sistema bancario ombra. Certo, diverse parti di questo settore sono già regolate dalla nostra disciplina, e altre no. 

È per questo che ho effettuato alcune proposte solo poche settimane fa per assicurare che non vengano accumulati rischio nello shadow banking, proponendo regole per i fondi del mercato monetario e delineando alcune ulteriori idee su possibili misure per questo settore. L’obiettivo è quello di garantire che tutte le attività del mercato finanziario siano trasparenti e che i benefici ottenuti rafforzando determinati soggetti finanziari, e i mercati stessi, non siano diminuiti dai rischi di un movimento verso settori meno fortemente regolamentati. Questo è un problema globale e stiamo seguendo da vicino il lavoro svolto su questo tema a livello internazionale. Infine, abbiamo bisogno di controllare l’interazione tra le banche e il settore bancario ombra.

Una delle proposte più importanti del suo gabinetto era in merito alla creazione di una agenzia di rating europea. Ora che lo stress finanziario non è più un problema, c’è spazio per questa agenzia o non è una priorità?

Ora abbiamo un quadro normativo forte per le agenzie di rating in modo che siano meglio controllate, più trasparenti, e capaci di fornire valutazioni di alta qualità. Le ultime regole sono appena entrate in vigore. La creazione di una agenzia di rating europea è un’idea che è stata esaminata per diversi anni. Ma mentre l’idea è certamente interessante, ci sono determinati svantaggi. Primo, i suoi potenziali costi: un’analisi dell’impatto sui costi ci ha mostrato che la nascita di questo soggetto potrebbe costare fra i 300 e i 500 milioni di euro. Ma, molto più importante, se tale agenzia dovesse concentrarsi sul rating del debito sovrano degli Stati membri, vi è un rischio evidente di indipendenza e credibilità.

Gli stakeholders sono divisi su questo punto. In ogni caso, come parte del nuovo quadro normativo, la Commissione europea si è impegnata a rivedere la condizione del mercato del rating e a riportare al Parlamento europeo e al Consiglio Ue sull’appropriatezza dello sviluppo di uno speciale sistema europeo per le valutazioni del merito di credito del debito sovrano. Entro il 31 dicembre 2016 la Commissione europea dovrebbe presentare una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio sull’opportunità e la fattibilità di sostenere l’idea di un’agenzia europea di rating dedicata alla valutazione del merito creditizio del debito sovrano degli Stati membri e o della fondazione di un’agenzia per tutti gli altri rating.

Ultimo ma non ultimo, il prossimo anno ci saranno le elezioni europee. I partiti anti-euro posso essere più forti che mai nel prossimo Parlamento europeo. Dobbiamo avere paura di un epilogo populista del voto?

Si, penso che ci sia un rischio reale di un incremento del supporto dei partiti populisti nelle elezioni europee del prossimo anno. L’attuale crisi economica è uno sfondo ideale per un aumento di tali partiti. Noi vediamo che cosa sta succedendo in molti Paesi in tutto il nostro continente. Per me, la risposta a questo problema sta in parte nella nostra risposta politica alla crisi. Le tendenze populiste sono in aumento soprattutto a causa delle conseguenze sociali della crisi economica. Naturalmente, le persone non si preoccupano della legislazione bancaria, si preoccupano dei posti di lavoro e della crescita. Ma tali questioni sono collegate. Se rimettiamo in piedi il sistema finanziario in modo da mettere il sistema bancario in grado di fare ciò che dovrebbe fare – ovvero finanziare le famiglie e l’economia reale – i cittadini riguadagneranno la fiducia per spendere e investire. E le imprese avranno lo spazio per espandersi, per investire e per assumere nuove persone. Questo è il sentiero per una crescita sostenibile. In questa primavera abbiamo lanciato una consultazione pubblica su cosa l’Europa potrebbe fare per incoraggiare nel lungo termine il finanziamento alle piccole e medie imprese e una risposta sorprendente su ciò che contava di più è stata che bisogna ristabilire la fiducia nell’economia europea. 

E noi dobbiamo migliorare la capacità di coinvolgere i cittadini nel processo decisionale. Abbiamo già fatto consultazioni pubbliche, audizioni pubbliche, conferenze e riunioni bilaterali con le parti interessate. Ma possiamo fare molto di più. Io sono a favore di modi più informali, innovativi, per chiedere ai cittadini europei la loro opinione sulle proposte di politiche comunitarie. Sono per interagire direttamente con loro, come i miei colleghi e io abbiamo fatto nel “Single Market Month” in quest’anno, dove abbiamo raccolto 800 proposte di policy direttamente dai cittadini e discusso sulle loro domande in oltre 80 sessioni di chat online. 

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