E se il nucleare fosse meglio del carbone?

Un articolo controcorrente del Guardian

E’ difficile continuare a sostenere il nucleare dopo aver visto documentari come “Into Eternity“, del danese Michael Madsen, allucinante viaggio nella costruzione di un “deposito permanente” per le scorie nucleari in Finlandia. Si pone un interrogativo inquietante: il progetto è costruire una struttura per lo stoccaggio “definitivo” di rifiuti che rimarranno tossici per centomila anni – e ci si domanda: come capiranno i popoli futuri che il deposito non deve essere aperto? Si parla di centomila anni, cioè cinquanta volte il tempo che ci separa da Cristo sulla Croce.

Ma esistono anche visioni alternative sul nucleare, basate su constatazioni prettamente contemporanee. Il Guardian – che certamente si distingue per l’indipendenza dei suoi giornalisti – ha pubblicato un articolo a firma di George Monbiot, con alcune constatazioni che vale la pena considerare. L’articolo è consultabile qui – ma per chi fosse a corto di tempo o si trovasse in cattivi rapporti con la lingua della Perfida Albione, riportiamo una sintesi dei punti affrontati.

– Le centrali a carbone cinesi causano ogni anno 250.000 morti, mentre il nucleare di Fukushima non ha causato e non causerà aumento nell’incidenza di cancro (secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità). E, non dimentichiamo, Fukushima è stato il peggio del peggio (sostiene Monbiot).

– Storie di Facebook sostengono che i bambini americani della costa Ovest (quella che affaccia sul Pacifico) starebbero morendo per le radiazioni di Fukushima, mentre in realtà niente di simile è stato provato. E’ certo invece che bambini americani muoiano per l’inquinamento del carbone.

– Altre storie Facebook sostengono che il mare davanti alla California – sempre per colpa di Fukushima – sia troppo radiattivo per poterci nuotare, e che i pesci non si possano più mangiare. E’ una palla (solo nelle immediate vicinanze della centrale c’è rischio). Il vero problema per chi mangia pesce è il mercurio, che è invece un prodotto della combustione del carbone.

– Europa e Stati Uniti non sono immuni dal problema del carbone. In USA si calcola che le morti attribuite al carbone siano 13.200 l’anno, e in Europa sarebbero oltre 18.000. Il costo sanitario per i danni del carbone in Europa sarebbe tra i 15 e i 42 miliardi di euro. 

In mezzo a tutto questo, le stime dell’International Energy Agency segnalano che l’uso di carbone dovrebbe aumentare del 65% entro il 2035. Forse è arrivato il momento di iniziare una nuova battaglia?

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