Il cloud computing può aiutare le aziende a risparmiare

Razionalizzazione delle spese

Che cos’è il cloud computing e come può essere utile alla mia azienda? È questa forse una delle domande più frequenti che chi gestisce un business tende a porsi, quando si trova di fronte all’universo del “cloud”. La risposta certo non è semplice, e spesso l’utilizzo di questo tipo di tecnologia può variare a seconda delle esigenze a cui si deve far fronte. Ecco perché appare necessario mettere a fuoco le caratteristiche del mondo della “nuvola”, come esso si articola e, eventualmente, quali soluzioni può offrire ricorrere ad un’architettura di questo tipo.

Quando si parla di cloud computing si fa riferimento innanzitutto ad un insieme di tecnologie in grado di memorizzare o elaborare dati per mezzo dell’utilizzo di risorse hardware/software distribuite in rete. Un sistema che si sviluppa attraverso un’architettura di tipo client/server, sotto forma di un servizio offerto da un provider al cliente. Il canale ICT (Information and communication technology) italiano – come si legge nel rapporto effettuato dall’osservatorio ICT del politecnico di Milano –  offre le seguenti modalità di servizio.

Software as a Service (SaaS): si tratta di modalità messe a disposizione dal produttore dell’applicazione attraverso il canale web, a fronte del pagamento di un canone basato sull’effettivo utilizzo da parte dei clienti (pay per use). Le principali caratteristiche che fanno propendere per una soluzione di questo tipo, sono tre: l’elevato livello di standardizzazione, dato che si tratta di applicazioni che, in genere, non richiedono interventi di personalizzazione delle funzionalità; le limitate esigenze di integrazione con gli altri software del sistema informativo aziendale e la maggiore maturità dell’offerta di soluzioni da parte degli Indipendent Software Vendor (ISV) sia a livello nazionale che internazionale.

Soluzioni Infrastrutturali as a Service” (IaaS): esse comprendono capacità di elaborazione, di storage, software infrastrutturali. Vengono rese disponibili attraverso l’attivazione di “server virtuali” che possono risiedere su uno o più data center fisici, di proprietà del fornitore dei servizi. In questo modo l’impresa utilizzatrice acquista esclusivamente un servizio (senza acquistare anche la relativa infrastruttura fisica), pagandolo sulla base del reale utilizzo (pay per use). In questa categoria sono considerate anche le soluzioni e le piattaforme erogate in modalità “as a Service” utilizzate dai programmatori per sviluppare, testare e fare il deployment di applicazioni software, che generalmente vanno sotto il nome di Platform as a Service (PaaS).

Al di là però delle spiegazioni tecniche, l’obiettivo principale per un’impresa – visto anche il delicato periodo di congiuntura economica che sta attraversando il nostro Paese – è quello di ottenere servizi efficienti a costi accessibili. È possibile realizzare tutto ciò grazie al “cloud”? Secondo quanto ha dichiarato, in un’intervista al quotidiano la Repubblica, Fabio Santini – direttore della Divisione Server, Tools & Cloud di Microsoft – l’utilizzo dei servizi di cloud computing rappresenta un vantaggio da parte delle imprese. «Spesso le imprese non si rendono conto di quanto spendono e per quali servizi» avverte Santini «Per spiegare i vantaggi di questa tecnologia, occorre parlare con i dirigenti, farsi spiegare quali strumenti hardware e software utilizzano e dimostrare loro che quegli stessi strumenti, che oggi utilizzano in modalità proprietaria, costerebbero molto meno sulla nuvola».

E sullo stesso binario si sta muovendo anche la pubblica amministrazione: è partita da qualche giorno infatti, la gara pubblicata dalla Consip per la razionalizzazione dei sistemi informatici della PA, proprio atraverso l’utilizzo di servizi di cloud computing. Si è calcolato che le amministrazioni che impiegheranno i servizi aggiudicati potranno ottenere risparmi fino a 3 miliardi di euro grazie all’impiego di questo modello tecnologico. Considerato che la spesa pubblica informatica italiana è di poco superiore ai 5 miliardi di euro annui, questa iniziativa punta alla sua razionalizzazione affrontandone il 7,7% ovvero 390 milioni di euro all’anno.