«Il Parlamento è stato delegittimato, ora intervenga»

La bocciatura del Porcellum

Il presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre non sembra stupirsi troppo. Il Porcellum è contrario alla nostra Carta? «Noi lo dicevamo da tempo». Intanto la sentenza di ieri sera riporta il Paese alla prima Repubblica. Bocciato il premio di maggioranza e le liste bloccate, agli elettori rimane in eredità un sistema proporzionale puro. «Ma adesso il Parlamento deve decidere», spiega Baldassarre. Devono essere le Camere a scegliere se reintrodurre le preferenze o i collegi uninominali. «Di certo non il governo, che non può intervenire con un decreto».

Prima di entrare nel merito, una constatazione. Ieri sera gli italiani hanno scoperto di aver votato per tre volte, nel 2006, 2008 e 2012, con una legge elettorale incostituzionale.
Per la verità noi giuristi lo dicevamo da tempo. La stessa Corte Costituzionale lo aveva spiegato in sede di ammissibilità del referendum sulla legge elettorale, preannunciando di fatto la sentenza di ieri. La novità importante è l’indicazione dei due profili di incostituzionalità. L’assenza di una soglia minima oltre la quale far scattare un premio di maggioranza e la presenza di liste bloccate che non permette agli elettori di scegliere gli eletti.

È una sentenza che delegittima il Parlamento?
Da un punto di vista politico sì, senza dubbio. Questi signori sono stati eletti con una legge incostituzionale. Del resto lo sapevano anche loro… Da un punto di vista giuridico, no. Chi è stato eletto con questa norma, direttamente o indirettamente, continua a esercitare legittimamente i suoi poteri. 

Adesso che succede? L’ipotesi che la sentenza della Consulta riporti in vita il Mattarellum è infondata?
Assolutamente sì, questo scenario non esiste. Per riportare in vigore la vecchia legge elettorale serve una legge, anche di una sola riga. È necessaria una nuova delibera parlamentare.

Allora quali sono gli effetti della decisione della Consulta?
Anzitutto è bene precisare che oggi il Porcellum non viene archiviato. La sentenza della Corte costituzionale avrà efficacia solo quando sarà pubblicata in Gazzetta ufficiale. Ci vorranno ameno due settimane. Dieci giorni, nella migliore delle ipotesi. Prima la Corte deve preparare la motivazione, approvarla. In linea teorica il Parlamento ha ancora il tempo di approvare una nuova legge elettorale. Certo, dati i tempi ristretti stiamo parlando di teoria….

Di fronte all’incapacità del Parlamento potrebbe intervenire il governo?
No. In tema di legge elettorale vanno esclusi atti con forza di legge come i decreti. 

Quindi tra un paio di settimane la legge elettorale in vigore sarà un Porcellum privato dei suoi aspetti incostituzionali. Senza premio di maggioranza e senza liste bloccate. 
Un proporzionale puro, come nella prima Repubblica. Anzi, ancora di più. Allora c’erano alcuni elementi rafforzativi. Almeno in una Camera veniva adottato il metodo d’Hondt.

Nell’eventualità di elezioni anticipate, come voteranno gli italiani? La Corte ha dichiarato incostituzionali le liste bloccate, ma non dice se ci saranno le preferenze o i collegi uninominali.
Entrambe le strade sono legittime. Ma questa è materia del legislatore. La Corte si è limitata a decidere che il sistema con le liste bloccate è incostituzionale. Adesso il Parlamento deve scegliere.

Quindi si impone un intervento delle Camere?
Assolutamente sì. Il legislatore deve intervenire.

Qualcuno è convinto che la decisione della Consulta abbia messo il governo al riparo da scossoni. Adesso sciogliere le Camere sarà più difficile.
Guardi, probabilmente nel breve periodo l’effetto è proprio questo. Ma nel medio-lungo periodo si rischia un effetto boomerang. Se al Paese si dice che non si può tornare alle urne perché non c’è una legge elettorale, è evidente che la diffidenza nei confronti della politica continuerà a crescere. Già oggi il 40-50 per cento degli elettori sembra intenzionato a disertare i seggi. Se il 60 per cento degli italiani non andrà a votare, il nuovo Parlamento sarà ancora più delegittimato di quello attuale.