La Fed inizia a ridurre la liquidità sul mercato

Partito il “tapering”

La Federal Reserve inizia l’exit strategy. L’ultima azione di Ben Bernanke, che fra poco cederà lo scettro a Janet Yellen, è il primo giro di tapering, l’assottigliamento, del Quantitative easing. Viene quindi tagliato il volume mensile degli acquisti da parte della Fed, finora fissato a 85 miliardi di dollari (45 per Treasury, 40 per Mortgage-backed security). E si comincia con un taglio di 10 miliardi di dollari, 5 da ambo i lati e la stessa Fed lascia intendere che ulteriori tagli potranno essere compiuti nei prossimi mesi. Inizia quindi il ritorno alla normalità, almeno per gli Stati Uniti, dopo la sbornia di liquidità che è arrivata dopo il crac di Lehman Brothers. Niente è per sempre e nemmeno il Qe lo era.

Quello che tanto si attendevano i mercati finanziari è finalmente giunto. Il ritiro degli stimoli monetari della banca centrale americana ora è realtà. Dopo una forward guidance iniziata in maggio, Bernanke ha deciso, con il braccio armato della Fed, il Federal Open Market Committee (FOMC), di dare chiarezza agli investitori. Irritati dalla mancanza di indicazioni prospettiche chiare e decise, questi ultimi si stavano posizionando in modo assai critico. Il capoeconomista di Goldman Sachs, Jan Hatzius, aveva tuonato contro la politica della Fed: «Quella vista finora è una forward guidance fallimentare, e francamente ci interessa poco sapere cosa succederà nel breve termine, c’è bisogno di chiarezza sul lungo periodo». Sulla stessa linea d’onda, anche le altre case d’affari. Si era creato un cortocircuito informativo, una sorta di asimmetria fra Wall Street e la Fed. Più la banca centrale spiegava che ogni decisione sarebbe dipesa dai dati macroeconomici, più le banche d’investimento ricordavano alla Fed che l’economia era già su trend di crescita robusto. E pertanto, Wall Street non riusciva a capire i motivi del ritardo sul tapering. «Che senso ha annunciare che l’assottigliamento del Qe sarebbe stato fatto entro fine anno quando poi, nonostante buoni risultati macro, i policymaker non fanno nulla?», scriveva solo poche settimane fa J.P.Morgan. Detto, fatto.

I rumors che vedevano un tapering a dicembre si sono fatti via via più fitti. A tal punto che la scorsa settimana il numero uno della Fed di Chicago, Charles Evans, ha detto senza troppi giri di parole che era possibile. «È palese che siamo molto aperti alla possibilità di cominciare il tapering a dicembre, ma io preferirei attendere», disse Evans, lasciando intendere che diversi membri del FOMC erano favorevoli a questa misura. A gettare acqua sul fuoco ci aveva pensato il capo della Fed di St.Louis, James Bullard, che invece ha continuato a ricordare all’universo finanziario che ogni decisione sul Qe sarebbe stata assunta in base ai dati macroeconomici, primo fra tutti il tasso di disoccupazione. E forse proprio questo è stato il game changer di tutta la questione. Infatti, secondo i calcoli del Bureau of Labour Statistics (Bls), il tasso di disoccupazione è sceso al 7% in novembre, il livello più basso dal novembre 2008, dopo il maledetto collasso di Lehman Brothers. A quanto pare è bastato per iniziare l’exit strategy.

Ancora una volta, a capire prima degli altri che cosa stava per fare la Federal Reserve è stata UBS. La banca svizzera scrisse due settimane fa che un tapering in dicembre era da considerarsi con il 65% delle possibilità. E dato che gli analisti di UBS avevano azzeccato anche le ultime tre previsioni, ovvero no taper per settembre, ottobre e novembre, ecco che piano piano anche le altre banche d’investimento le sono andate dietro. Sebbene il mood fosse abbastanza consolidato – «O tagliavano ora o si giocavano la faccia», dice a Linkiesta un trader di Bank of New York-Mellon – qualche dubbio c’era ancora.

Ora che è arrivato l’evento tanto atteso, si potrà capire se i timori del Fondo monetario internazionale (Fmi) erano fondati o no. L’istituzione guidata da Christine Lagarde ha infatti messo in allarme i Paesi emergenti sugli effetti del tapering del Qe. La riduzione della liquidità globale in dollari, infatti, potrebbe avere ripercussioni di notevole entità, fino a 2.300 miliardi di dollari per l’intera economia mondiale. Ed è per questo che il governatore della Reserve Bank of India, Raghuram Rajan, nei mesi scorsi ha iniziato una politica monetaria di preparazione al tapering, proprio come fatto anche dal suo collega brasiliano, Alexandre Tombini.«La nostra convinzione è che i mercati abbiano già prezzato la conclusione del Qe, siamo tranquilli», disse Tombini due settimane fa. Dalle proiezioni alla realtà, tuttavia, il passo è lungo.

LEGGI IL COMUNICATO DELLA FEDERAL RESERVE

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