Le Pussy Riot non esistono più (almeno come band)

Libere

Nadia Tolokonnikkova e Maria Alyokhina hanno rilasciato due giorni fa la prima intervista pubblica dopo l’avvenuta scarcerazione. Membre del collettivo riot grrrl e punk rock russo Pussy Riot, erano detenute (in condizioni disumane) per una loro performance apertamente anti-Putin in una cattedrale di Mosca e avrebbero dovuto scontare una pena di due anni. Sono state liberate la scorsa settimana per effetto di un’amnistia voluta come parte della campagna pre-olimpica. 

«Non siamo più Pussy Riot» ha dichiarato Tolokonnikova e riporta Kat Stoeffel per il New York Magazine. «Possiamo promuovere la nostra causa senza suonare, e non terremo più nessun concerto a pagamento» ha poi aggiunto Alyokhina. Continueranno però a collaborare, dando vita a un’organizzazione per i diritti dei carcerati, sostenuta grazie al crowd-founding e che, secondo l’Hollywood Reporter, vedrà la partecipazione dell’attivista Alexsei Navalny. 

Le due ragazze hanno preso la decisione di limitare la propria attività artistica alla causa dei detenuti dopo aver constatato di persona le condizioni a cui sono costretti nelle prigioni russe, tanto degradate da essere necessaria «una rivoluzione culturale». E forse anche perché essere membri di una band costringe, volenti o nolenti, attivisti o meno, a partecipare a interviste di una banalità disarmante. Un esempio pratico ce lo regala Buzzfeed, che riporta alcune delle domande della It Girl Ksenia Sobchak e le reazioni – di vivo imbarazzo – delle ex Pussy Riot. Tra le altre cose, ha chiesto se Tolokonnikova, essendo la più carina del gruppo, si considerasse come Beyoncé e, pertanto, avesse intenzione di perseguire una carriera solista. Gli occhi della musicista parlano da soli.  

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