SERIE mon amourLe serie televisive più belle del 2013, secondo noi

Serie tv

Il sipario che cala. I titoli di coda. L’anno 2013 arriva alla fine e per la televisione seriale il bilancio, in fin dei conti, è buono. Non rivoluzionario come quel 2004 che sfornò titoli destinati a entrare nella storia (Lost, Desperate Housewives, Dr. House, etc). Certo, la carenza di idee a livello generale si vede, eppure nel mare magnum delle moltissime produzioni trasmesse in tutto il mondo in questa annata se ne identificano una quindicina davvero d’eccellenza. Quindici serie diverse, che trattano temi agli antipodi, alcune comedy altre drama, quindici appuntamenti imperdibili che aiutano a far capire la grandezza del fenomeno seriale, ormai liberatosi dal peso di essere solo un cinema di serie B. Qui, credeteci, scende il campo il meglio della serie A.

Masters of Sex, stagione 1
Ultimo, in ordine temporale. La vera novità dell’autunno 2013. Masters of Sex, ancora inedito in Italia, è l’ultima creazione di casa Showtime, il canale che negli anni si è contraddistinto per aver raccontato le storie di damaged people, personaggi complessi e danneggiati, come il serial killer dei serial killer Dexter, lo scrittore sex addicted Hank di Californication, l’agente bipolare delle Cia Carrie di Homeland o l’infermiera impasticcata Nurse Jackie. Con Masters of Sex si cambia registro: in scena c’è una storia vera, quella del sessuologo William Masters che insieme a Virginia Johnson ha dato vita alla prima grande rivoluzione sessuale. Il sesso, ovviamente, è al centro del racconto. Ma mai è stato così nobile, così poco carnale, così molto analitico. Nell’era in cui TV e cinema lasciano non solo poco spazio all’immaginazione ma anche e soprattutto all’approfondimento, Masters of Sex si presenta come un’assoluta novità.

What Remains, stagione 1
La solitudine, questa sconosciuta. Un thriller di stampo inglese, una storia dark e oscura che ancora non ha trovato spazio nei palinsesti italiani. Ma soprattutto un inquietante quesito che aleggia dalla prima all’ultima puntata: quanto si può essere soli negli anni duemila? What Remains cerca, attraverso un’indagine poliziesca, di trovare una risposta.

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House of Cards, stagione 1
Gli italiani possono finalmente iniziare il conto alla rovescia: House of Cards, la rivoluzionaria web-serie che ha conquistato la critica “tradizionale” tanto da vantare nomination e premi agli Emmy, arriverà anche da noi, in primavera su Sky. Prima produzione di Netflix, House of Cards ha aperto la strada per la rivoluzionare digitale. Se non fosse per la trama solida, la recitazione magistrale (del resto da Kevin Spacey e Robin Wrigh cosa potevamo aspettarci?), la regia impeccabile (i primi due capitoli sono diretti da David Fincher – scusate se è poco), basterebbe già questo per concederle un’occasione.

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Orange is The New Black, stagione 1
Fa ridere. Fa piangere. Fa pensare. Ma soprattutto ricorda Lost. Cosa c’entra la storia di un gruppo di detenute in un carcere femminile con la serie sui sopravvissuti a un disastro aereo? Più di quanto possiate immaginare. Perché la prigione di Orange is The New Black è una nuova isola, dove espiare gli sbagli terreni e dove imparare che “si vive insieme, si muore soli”. Inedita in Italia, si spera ancora per poco.

The Americans, stagione 1
In onda in questi mesi su Fox, canale della piattaforma Sky, The Americans riporta in auge il tradizionale filone spionistico (quello di Alias, per intenderci) con tanto di travestimenti e operazioni sotto-copertura, il tutto ambientato negli States degli anni Ottanta, alla prese con l’illusione e l’edonismo reaganiano e con quel bisogno di rispolverare l’American dream.

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Una mamma imperfetta, stagione 1 e 2
C’è finalmente spazio per un made in Italy in una classifica televisiva mondiale. Ivan Cotroneo, con Una mamma imperfetta andata in onda prima su Corriere.it e poi sulla Rai, ha fatto centro. A dimostrazione che a volte non c’è bisogno di strafare per raccontare una storia che funzioni, basta guardare alla vita di tutti i giorni. Del resto, citando una frase tratta da L’ultimo bacio, “è la normalità la vera rivoluzione”. 

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Game of Thrones, stagione 3

Cosa ha avuto il terzo capitolo de Il trono di spade in più degli altri due? Un semi-finale mozzafiato. Uno di quelli che ti sogni la notte per almeno due settimane, che ti lascia colpito nel profondo, che ti scombussola. Ecco perché nella classifica di questo 2013 non può non essere menzionata. La serie viene trasmessa su Sky Cinema 1 a poca distanza dalla messa in onda americana. E l’attesa per il 2014, ora, è ancora più alta.

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Les Revenants e In The Flesh, stagione 1

Meritano di stare insieme, per il tema trattato. La prima francese (trasportata oltreoceano con il titolo The Returned), la seconda inglese, Les Revenants e In The Flesh sono due show incredibilmente innovativi perché hanno imposto per la prima volta un nuovo immaginario di zombie. Dimenticatevi i corpi smaciullati e l’andatura claudicante dei non morti in The Walking Dead o nei molti film di romeriana memoria, qui i non morti sono umanizzati. Perché uno show sugli zombie può esistere anche senza scivolare nello splatter. Inedite in Italia.

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Black Mirror, stagione 2
A novembre Rai 4 ha trasmesso in chiaro la prima stagione, la seconda è andata in onda su Sky la scorsa primavera. Black Mirror è una narrazione distopica pronta a raccontare il lato oscuro delle tecnologie. Mille i motivi per guardarla (non c’è niente di ugualmente disturbante e scioccante in TV), ma uno su tutti. Il creatore è quel Charlie Brooker che è conosciuto in tutto il mondo per non aver peli sulla lingua e per non aver paura di dirla grossa. Chi? Quello che parlando di Silvio Berlusconi, durante il suo programma 10 O’Clock Live, l’ha definito «un pene eiaculante con un primo ministro italiano attaccato». L’importante è sapere con chi abbiamo a che fare.

Utopia
Un thriller cospirativo. Una storia immersa in una realtà dai colori ipersaturi e accesi. Utopia è la creazione che ha sconvolto e affascinato al tempo stesso l’Inghilterra, tanto da spingere i media a considerarla una serie con «un approccio oscuro, misterioso, allettante» [The Daily Telegraph] e «una brillante opera di immaginazione, un incubo del 21esimo secolo» [The Guardian]. Troppo cinica e violenta per sperare che arrivi nel Bel Paese senza censure o ad un orario decente.

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Breaking Bad, stagione 5 (ultima)
Di Breaking Bad si tessono le lodi, da cinque anni a questa parte, in ogni dove. Non c’è bisogno di ribadire quanto grande e intensa sia stata la serie con protagonista Walter White, il sempliciotto professore di chimica trasformatosi, complice la scoperta di un cancro, in uno spietato produttore di metanfetamine. Ma il finale (trasmesso in Italia su Sky) è stato a tal punto eccezionale da aver spinto (dopo un’infinità di critiche piovute su Twitter) Damon Lindelof, autore di Lost, a fare pubblica ammenda su The Hollywood Reporter per il finale della sua serie.

The Good Wife, stagione 5
La quinta stagione dello show sulla “brava moglie” Alicia Florrick è in onda attualmente negli Usa: con buone probabilità in Italia arriverà il prossimo anno, sulla Rai. Cinque anni e non sentirne il peso: The Good Wife è un raro esempio di perfezione televisiva. Tutto funziona a dovere, dalla recitazione alle storyline, dalla sceneggiatura alle riprese. La perfezione, a quanto pare, in Italia viaggia sulla TV in chiaro, anche se Mamma Rai sembra non saperla sponsorizzare a dovere.

Rectify, stagione 1
Gli americani nel 2013 hanno dato prova di una sensibilità estrema: merito di Rectify, una serie (inedita in Italia) che parla di integrazione, pena di morte, difficoltà di reinserimento, drammi familiari. Al centro Daniel Holden (un bravissimo Aden Young), un uomo che esce di prigione, dopo 19 anni nel braccio della morte, grazie a nuovi dettagli che sembrano scagionarlo. E il suo ritorno alla vita è una riflessione su come il mondo sia cambiato nell’ultimo ventennio e su come la diffidenza regni sovrana, facendoci sentire sempre più soli.

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Broadchurch, stagione 1
C’è David Tennant. Basterebbe questo per concedere alla serie britannica Broadchurch una chance. L’attore inglese è senza ombra di dubbio la vera sorpresa di quest’annata (tutto quello che ha fatto ha avuto ottimi riscontri dalla critica, da The Escape Artist a The Politician’s Husband). Ma c’è anche una storia sempre forte (l’omicidio di un piccolo) e un’atmosfera insolita e straordinariamente coinvolgente. Negli States stanno già lavorando a un remake. In Italia ci accontentiamo di vedere la versione originale, si spera presto.