
Le palle d’acciaio le aveva evocate qualche settimana fa in una discussa intervista al The Irish Times. Il premier Enrico Letta ha provato anche a mostrarle. «Per quanto mi riguarda, combatterò come un leone» chiarisce a Montecitorio poco prima di ottenere la fiducia della Camera. La giornata che sancisce l’uscita di Forza Italia dalla maggioranza, conferma la discesa in campo di un nuovo presidente del Consiglio. Più risoluto e deciso. Impegnato a portare avanti il lavoro del governo fino al 2015 e a contrastare le forze di opposizione, se necessario con fermezza.
L’addio di Silvio Berlusconi consegna al premier una maggioranza più piccola numericamente, ma più coesa. E questo – assieme all’elezione del nuovo segretario Pd Matteo Renzi – permetterà a Letta di cambiare marcia. O almeno provarci. «Chiedo un voto di fiducia per un nuovo inizio – spiega in mattinata alla Camera – Con obiettivi realizzabili e tempi certi, soprattutto con la determinazione a lottare con tutto me stesso per evitare di rigettare nel caos il Paese». I toni sono battaglieri. Archiviato il piglio prudente e moderato dei primi otto mesi di larghe intese, adesso il premier mostra gli artigli.
«Sono orgoglioso di essere qui per convincervi che giocheremo all’attacco».
La discontinuità con il passato è rappresentata anche dai nuovi rapporti con l’opposizione. Con i grillini ormai è guerra aperta. Nel suo intervento in Parlamento il premier denuncia pubblicamente «una cultura politica che mette all’indice i giornalisti, avalla la violenza, vuole fare macerie degli edifici stessi della democrazia rappresentativa e arriva a incitare all’insubordinazione le forze dell’ordine». Un duro attacco, chiaramente studiato a tavolino. Il clima si scalda, e così poco dopo in Aula esplode un vero e proprio scontro. Letta continua a criticare il M5s. «Questa logica della delazione, dell’accusa sempre, è una logica inaccettabile, inaccettabile». Il premier torna sulla vicenda dei giornalisti “indesiderati” messi all’indice sul sito del blogger genovese. «Io onestamente pensavo che Grillo si fosse reso conto di aver fatto una gaffe. Immaginavo, quindi, che il discorso si chiudesse. Invece vedo che avete addirittura rilanciato, spiegando che o i giornalisti dicono e scrivono le cose che piacciono a voi, oppure vengono messi alla gogna». Dismessi i panni dello statista distaccato, Letta alza i toni. A tratti sembra quasi che voglia impartire lezioni di democrazia ai grillini. Suscitando, ovviamente, la dura reazione dei pentastellati.
In alcuni passaggi il presidente del Consiglio se la prende con Silvio Berlusconi, senza mai nominarlo. Critica «le intimidazioni quotidiane, gli aut aut, le minacce dalle quali ho scelto di tenere, per quanto possibile, in questi mesi, il Governo al riparo». In serata non manca uno scontro con la Lega Nord. «Queste ironie sono inaccettabili» si spazientisce Letta in Senato, di fronte alla reazione del Carroccio mentre parla dell’operazione Mare Nostrum e dei temi legati all’immigrazione. Il disegno è chiaro. Come annunciato nei giorni passati, il premier vuole contrastare con decisione il fronte comune delle opposizioni. E lo fa con inediti toni di sfida. «Chi vuole isolare l’Italia non voti la fiducia. Chi vuole conquistare consenso con il populismo antieuropeo non voti la fiducia al mio governo».
Ovviamente la nuova fase dell’esecutivo non si basa solo sul duro confronto con grillini e Forza Italia. Al centro della nuova stagione c’è il programma. «Ci sono le condizioni per definire nelle prossime settimane un patto di governo tra chi sceglie di concederci la fiducia, un patto che chiamerò da adesso in poi “impegno 2014”». Tanti i progetti per l’anno che verrà. Una road map che nelle intenzioni del premier dovrà garantire la sua permanenza a Palazzo Chigi nei prossimi mesi. Si parte da quattro grandi riforme istituzionali: la riduzione del numero dei parlamentari, la fine del bicameralismo perfetto, la cancellazione delle province, la riforma del titolo V della Costituzione.
Davanti al Parlamento, Letta cita la legge elettorale e l’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti. Due promesse che risalgono alla scorsa estate, rimaste impantanate nel percorso parlamentare. Adesso l’esecutivo torna a spingere. Sui fondi alla politica il premier indica anche una data di scadenza: la fine di quest’anno. In cinquanta minuti di discorso, Enrico Letta non dimentica i temi del lavoro, della crescita, delle privatizzazioni. Un intervento tutto all’attacco, che inaugura la seconda fase del suo governo. È la stagione dell’intesa con il segretario del Pd Matteo Renzi, che proprio nelle stesse ore incontra al Quirinale il presidente Napolitano. Quando si dice il tempismo.