Letta mangerà ancora il panettone. Garantisce il Colle

Lo scudo del Quirinale

Il governo Letta non si tocca. Lunedì il presidente Giorgio Napolitano lo aveva spiegato agli italiani, lo ha ripetuto ieri al mondo. Il messaggio era stato già chiaro durante lo scambio di auguri con le alte cariche dello Stato. Per evitare fraintendimenti il capo dello Stato lo ha ribadito 24 ore fa, incontrando il corpo diplomatico accreditato al Quirinale.

Il Paese non ha bisogno di alcun voto anticipato, semmai di riforme. Dalla legge elettorale – invocata da tutti i partiti ma ancora in alto mare – all’attesa revisione della Carta costituzionale. Un percorso necessario, che non potrà prescindere dalla stabilità dell’esecutivo. Ecco perché, ha spiegato il Colle, «pochi ormai dubitano che, nel rispetto rigoroso dei principi sanciti dalla Costituzione, si debba porre fine a quella fragilità endemica che ha caratterizzato in passato le sorti di troppi governi». Nel giro di due giorni il Quirinale si conferma scudo e tutela di Enrico Letta. E lo certifica con più forza ora che lo scenario politico è cambiato, con l’uscita dalla maggioranza di Silvio Berlusconi e l’ingresso del nuovo segretario democrat Matteo Renzi. 

Da qui al 2015, sulla strada del governo non ci dovranno essere ostacoli. Ormai anche il presidente del Consiglio sembra essersene definitivamente convinto. Tanto che nel pomeriggio di ieri, Letta si è lasciato andare a una poco scaramantica previsione. «In pochi ci credevano – ha spiegato incontrando i dipendenti di Palazzo Chigi – ma abbiamo mangiato il panettone. E se continuiamo a lavorare bene, contiamo di mangiarlo anche il prossimo anno». L’occasione per l’incoraggiamento – come da esplicita metafora – è stata offerta ancora una volta dallo scambio di auguri natalizi. 

Per l’ennesima volta premier e capo dello stato si muovono assieme, concordando mosse e strategie per garantire l’azione del governo almeno per un altro anno. Non a caso gli inviti alle riforme di Napolitano sembrano accompagnarsi a un’effettiva accelerazione di Palazzo Chigi. Solo pochi giorni fa, sempre su iniziativa del Colle, Letta si era recato alle Camere per annunciare un lunga lista di impegni programmatici. I risultati sono arrivati in tempi brevissimi. La scorsa settimana il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto per cancellare il finanziamento pubblico ai partiti. Ieri sera l’esecutivo è intervenuto sulla giustizia. Il governo ha varato un decreto per affrontare il sovraffollamento delle carceri, dando «una prima importante risposta all’appello del capo dello Stato al Parlamento» come ha chiarito Letta a Palazzo Chigi. Ma ha approvato anche un disegno di legge per accorciare i tempi del processo civile e sveltire i tempi della giustizia italiana. 

Non c’è solo il tema del governo. Se la politica fallirà l’obiettivo delle riforme, il presidente della Repubblica ha assicurato di essere pronto a fare un passo indietro. Napolitano lo ha ripetuto per due volte negli ultimi due giorni. E non è neppure una novità. Il presidente aveva messo sul tavolo le proprie dimissioni già otto mesi fa, al momento della sua elezione. Ieri il capo dello Stato è tornato a sottolineare lo spirito “di servizio” con cui ha accettato di tornare al Colle. Sottolineando le «difficoltà e fatiche di chi è stato chiamato, senza averlo ricercato, ad esercitare un secondo mandato presidenziale». Uno sfogo personale, che pure in molti hanno inteso alla stregua di una minaccia. «O Letta o morte», titolava ieri il Giornale. «Come dico io o me ne vado» l’apertura del Fatto Quotidiano. Scelte editoriali che rispecchiano le reazioni di una fetta importante della politica italiana. 

Per blindare il governo, il presidente della Repubblica finisce per inasprire il confronto con le opposizioni. Tra Silvio Berlusconi e Beppe Grillo è quasi gara a prendere le distanze dal Quirinale. L’ipotesi di impeachment avanzata dal Movimento Cinque stelle viene condivisa da diversi esponenti di Forza Italia. L’ex coordinatore del Pdl Sandro Bondi va oltre. «Non si può escludere – la sua ipotesi – che pur di mantenere in vita il governo e rispettare gli impegni di stabilità assunti con l’Europa, Napolitano abbia non dico favorito, ma certamente incoraggiato la scissione di Alfano e dei ministri del Pdl». Retroscena difficilmente dimostrabili, che pure avanzano un’ombra inquietante sul presidente. Parla di «autoritarismo incompatibile con la funzione assegnata a Napolitano dalla Costituzione» il Mattinale di Forza Italia. La pubblicazione quotidiana del gruppo parlamentare berlusconiano. L’intervento del Colle? «Dimostra la lontananza del Palazzo e dei suoi inquilini più illustri dalla vita reale, dalle case degli italiani che patiscono». Lo scorso aprile Napolitano era stato eletto proprio con voti decisivi del Popolo della libertà. Sembra passato un secolo.

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