Renzi fermi lo scempio del consociativismo sindacale

Le controllate del Comune di Roma

Matteo Renzi è partito a razzo. Interviene nel dibattito, va in tv (anche troppo), corregge la linea del governo, suggerisce emendamenti, indice riunioni ad ore antelucane almeno per i canoni romani, tasta il terreno nei suoi paraggi (sindacati e cultura mainstream di sinistra) per tentare revisioni di totem epocali come quello sull’art.18, presenta il libro con Vespa, incalza Beppe Grillo, ha subito imbastito un negoziato sotterraneo con i berluscones per modificare la legge elettorale e gira per Roma circondato da orde di cronisti e paparazzi attenti a decrittare qualsiasi segnale del nuovo segretario Pd.

Chi sperava in un maggior dinamismo della politica almeno su questo livello, e almeno a parole, potrà ritenersi soddisfatto dei suoi primi passi. I giornali in questi giorni ne stanno celebrando soprattutto la tripletta incassata con il governo su web tax, slot machine e fondi ai Comuni. Tre nodi su cui il sindaco di Firenze si è impuntato costringendo il governo alla modifica della Legge di Stabilità e del decreto Salva Roma. In concreto arriverà a breve un nuovo decreto sulla tassazione per la casa che coprirà il mancato gettito ai Comuni; la web-tax verrà molto annacquata rispetto al testo iniziale, con l’eliminazione dell’obbligo di aprire partita Iva per le attività di e-commerce; è stato stralciato l’emendamento nel salva-Roma che colpiva Regioni e Comuni impegnati nel contrasto al gioco d’azzardo. Provvedimento definito “porcata” dal sindaco di Firenze. 

C’è però un’altra “porcata”, forse meno mediatica ma più riformista e di sostanza, che Renzi dovrebbe eliminare velocemente. A denunciarlo è stato Pietro Ichino e lo riassumiamo velocemente qui. Giovedì il Senato ha approvato, con il voto contrario di Scelta Civica, un sub-emendamento aggiuntivo al decreto-legge n. 126, sulla finanza regionale e degli enti locali, che esplicitamente subordina l’adozione delle misure necessarie per il ridimensionamento degli organici delle società partecipate dal Comune di Roma all’accordo con i sindacati. L’emendamento, presentato dal senatore Aracri di Forza Italia, è stato votato dal Pd in modo compatto, nonostante il suo contenuto clamorosamente incompatibile con i principi della spending review e anche con quelli di una ordinaria buona amministrazione.

Eccoci al punto. «Questo emendamento, attribuendo un potere di veto ai sindacati sulle misure di riduzione di personale – precisa Ichino – pone un’ipoteca pesantissima sulla possibilità effettiva di eliminare una delle cause principali dei gravissimi disavanzi che le società controllate dal Comune di Roma fanno registrare. Il Pd, dando il suo appoggio decisivo all’approvazione – sottolinea Ichino – mostra di voler continuare a praticare proprio quei vecchi metodi di amministrazione che hanno portato al dissesto attuale delle finanze comunali. E mostra di non essersi liberato affatto dell’idea sbagliatissima secondo cui la protezione della sicurezza economica e professionale del lavoratore dovrebbe passare attraverso l’ingessatura del posto di lavoro. Un grave passo falso – per Ichino e anche per noi – che getta un’ombra preoccupante sugli esordi della segreteria Renzi, almeno per quel che riguarda le politiche del lavoro. In questo modo si congelano i problemi occupazionali, rinviandone sine die la soluzione». Per risolverli, occorre mettere in campo subito, qui e ora, strumenti giusti, costituiti dalle procedure di riduzione del personale e da un robusto trattamento di disoccupazione coniugato con l’assistenza intensiva necessaria per la ricollocazione del lavoratore e rigorosamente condizionato alla sua effettiva disponibilità per la riqualificazione e la mobilità necessarie. Senza se e senza ma.

Renzi ha ancora tempo di correggere l’andazzo. Il decreto dovrebbe arrivare lunedì alla Camera, dove il M5S promette ostruzionismo, e scadrà il 30 dicembre. Faccia presentare un emendamento che elimini questo scempio. Ci rendiamo conto che è molto meno mediatico di un intervento sulle slot machine o contro una web tax che ci riporterebbe al medioevo tecnologico, ma sarebbe una vera discontinuità in un Paese incapace di riformare le sue pessime abitudini, scaricando sulla collettività inefficienze e sprechi. Renzi avrebbe probabilmente qualche rogna in più e qualche lustrino in meno su tv e giornali, ma dimostrerebbe di fare davvero sul serio. Il Paese ha bisogno di questo…