Portineria MilanoRiina e Palazzolo, boss e tesoriere insieme in carcere

Mafia & misteri

«C’è voluto un po’ di tempo….». Gaetano Paci, procuratore di Palermo, non può che ritenersi soddisfatto dell’arrivo in Italia di Vito Roberto Palazzolo, alias Robert Von Palace Kolbatschenko, uomo dei misteri, punto di collegamento tra la politica e Cosa Nostra, condannato in via definitiva per associazione mafiosa a nove anni di carcere. Ma non si sbilancia su quando sarà ascoltato quello che è ritenuto il tesoriere del boss mafioso Toto Riina. «Si lavora», conclude Paci al telefono. Del resto, “Vituzzo l’Africano” era latitante da quasi 27 anni, da quando era fuggito dalla Svizzera per poi arrivare in Sud Africa dove aveva iniziato una carriera da imprenditore nelle Winelands e da intermediario di successo.

Vito Roberto Palazzolo

È sbarcato alle 7 del mattino all’aeroporto di Milano Malpensa. Poi è stato trasportato nel carcere di Opera dove, caso vuole, sia rinchiuso proprio Riina. «Il carcere è grande», assicurano gli inquirenti. In questi giorni sui quotidiani si ipotizza un inasprimento del 41bis per il boss di Corleone, dopo le minacce di morte al magistrato della procura di Palermo Nino Di Matteo che sarebbero state intercettate durante una conversazione con il suo vicino di cella, Alberto Lorusso. Difficile quindi che i due si possano incrociare (anche perché pure Palazzolo potrebbe ricevere lo stesso trattamento), se non nel reparto medico dove Riina, che ha un bypass al cuore, è di casa. Ma non è la prima volta che due carcerati in procedimenti differenti eppure collegati si ritrovino a condividere celle vicine: basti pensare a Pierangelo Daccò e Massimo Guarischi, coinvolti nelle inchieste sulla sanità lombarda che questa estate condivisero insieme la cella. 

Certo non è stato facile portare Palazzolo in Italia. La sua estradizione è stato «un successo» delle forze dell’ordine: per arrivare al risultato hanno lavorato insieme ministero della Giustizia, ministero degli Esteri e Dipartimento della Pubblica sicurezza, tra spostamenti avanti e indietro dalla Thailandia sia dei magistrati thailandesi sia di quelli Palermo. Von Palace Kolbatschenko è tornato di attualità nell’ultimo anno, non solo per la mossa sbagliata su Facebook che gli è costata la cattura, ma per gli scandali di Finmeccanica. Il tesoriere di Terrasini potrebbe aver lavorato come intermediario di Agusta Westland in Sud Africa e in diversi altri Paesi per piazzare commesse ai governi. I magistrati indagano. E Patrick Chabrat, il responsabile dell’azienda della Difesa italiana a Pretoria che si sarebbe appoggiato a Palazzolo, si trova ancora al suo posto. In ogni caso avrà molto da dire quest’uomo che ha costruito pure un sito online (http://www.vrpalazzolo.com/) dove raccontare la sua storia. Il figlio Christian dal Sud Africa fa sapere di non essere contento per come è finita questa storia.

Proprio su quel sito Palazzolo ha pubblicato una lettera scritta a fine ottobre nel carcere di Bangkok, dove, rivolgendosi al presidente della Corte di Appello di Palermo, lamenta del suo stato di salute («Ho perso 23kg»), spiega la sua situazione processuale e chiede la revisione del processo. «Questo non è un pentimento – sottolineò un anno fa esatto il legale di Vito Roberto Palazzolo, Saro Lauria, quando l’ex “cassiere di Cosa nostra” incontrò i pm Gaetano Paci e Antonio Ingroia (allora ancora in Magistratura) – è un accordo alla luce del sole». La contropartita richiesta da Palazzolo per portare a compimento l’accordo e «svelarvi i metodi del riciclaggio internazionale» era la revisione del processo in Italia che si concluse con una condanna a nove anni per associazione mafiosa.

Sei mesi prima l’istanza di revisione del processo era stata rigettata dalla Corte d’appello di Caltanissetta. Ora Vito Roberto Palazzolo si trova estradato in Italia (atterrato all’aeroporto di Malpensa all’alba di giovedì 19 dicembre) e non è escluso che la volontà di collaborazione di Palazzolo si giochi sul terreno di una revisione (per la verità poco probabile) o comunque di una dilazione dei termini processuali per avere possibilità di difendersi. Per l’ex cassiere di Cosa nostra e il suo legale infatti è stato violato il diritto di difesa: Palazzolo non avrebbe appreso i termini della condanna ricevuta in appello e poi confermata dalla Cassazione nel 2013.

Il nome di Palazzolo compare per la prima volta nel processo “Pizza Connection” di Giovanni Falcone, nel 1985. Fu poi condannato a cinque anni e sei mesi dai giudici svizzeri nell’ambito di uno dei rami della stessa maxi inchiesta. Pentiti di mafia lo accusano persino dell’omicidio di Agostino Badalamenti, nipote di Don Tano, ma dall’anno scorso il suo nome si fa pure per gli ultimi scandali intorno a Finmeccanica e il giro di tangenti estere che sarebbero transitate per commesse di elicotteri venduti in Africa dalla holding della Difesa italiana. Così come le sue testimonianze potrebbero entrare nei procedimenti che cercano di fare chiarezza attorno alle stragi del ‘92-‘93.

Vito Roberto Palazzolo, al secolo Roberto von Palace Kolbatschenko, come è conosciuto in Sudafrica, dove ha risieduto dal 1986 (fuggì dalla Svizzera dopo la condanna a cinque anni e sei mesi) fino al suo arresto a Bangkok avvenuto nel marzo 2012, secondo le prime risultanze investigative inizia a prendere contatti con i Corleonesi già negli anni Sessanta, e negli anni Ottanta Falcone lo pizzica nell’indagine “Pizza Connection” segnalandolo come come uomo vicino al boss Francesco Di Carlo e alle famiglie Cuntrera e Caruana, all’epoca i più grandi narcotrafficanti del mondo. Di nuovo nel 1996, dopo essersi già stabilito in Sud Africa, viene accusato di aver dato asilo a due ricercati mafiosi di Partinico: Giuseppe Gelardi e Giovanni Bonomo, che sarebbero stati segnalati proprio nelle sue proprietà tra il Sudafrica e la Namibia. Secondo il legale, Baldassare Lauria che si era opposto alla richiesta di estradizione del suo cliente, «era stato già assolto dal reato di associazione mafiosa nel ‘92 dal tribunale di Roma». Sulla base di questa posizione, richiamata anche in una recente lettera di Palazzolo inviata al presidente della Corte d’Appello di Palermo, si giocherà la posizione per la collaborazione dello stesso Vito Roberto Palazzolo con gli inquirenti.