Stoccarda, dove i Verdi governano e l’industria tira

Bilancio di due anni di governo locale

Il centro di Stoccarda è il luogo perfetto per osservare il paradosso di una metropoli che si trova ad essere allo stesso tempo capitale tedesca dell’automobile e sede del primo governo regionale con maggioranza Verde della Repubblica Federale Tedesca. Le BMW e Mercedes che si muovono sui viali della città convivono con piccole auto elettriche dei servizi di Car sharing. La grande zona pedonale e l’enorme prato della piazza del Castello, si trovano solo a pochi metri dalla Theodor-Heuss Strasse o la Konrad Adenauer Strasse, enormi arterie a sei corsie su cui il traffico scorre rapido e il pedone può dover aspettare fino a sette minuti per attraversare la strada.

È questa la capitale del Baden Wurttemberg, uno dei Land più ricchi della Germania che da due anni e mezzo ha scritto la storia consegnandosi a un primo ministro ecologista, l’ex professore del ginnasio Winfried Kretschmann. Contrariamente ai timori dello zoccolo durissimo conservatore della città sul fatto che il partito Verde avrebbe trascurato gli interessi delle aziende, gli ecologisti hanno uno stile di governo chiaramente favorevole alle imprese. Il messaggio di questa regione per la Germania e l’Europa è chiaro: l’ambiente è un affare e l’ecologia può essere pro business.

La  ricetta dei verdi svevi è criticata dalla base del partito e non viene presa seriamente a Berlino, dove i Grünen sono stati drammaticamente sconfitti in elezioni federali. In Germania, la proposta del partito ecologista del Baden Wurttemberg, viene anche riassunta sotto l’etichetta “Südkurs” ed è indipendente, ecologica alla sveva e con un cuore per l’economia. Rüdiger Soldt, corrispondente da Stoccarda della Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha descritto questa corrente come una sorta di «Tea-Party dei Verdi».

Il Baden-Wurttemberg è una delle regioni più competitive d’Europa. Imbattibile nel campo della ricerca e innovazione. Il 34% delle imprese tedesche hanno qui i loro quartieri generali. I principali datori di lavoro nella zona sono Daimler, Porche e la compagnia energetica EnBW, per il 45% di proprietà del Land. Il tasso di disoccupazione giace al 4,5%, insieme a quello bavarese, è il più basso del paese. L’apporto delle rinnovabili al mix energetico è del 9%. L‘Unione Cristiano Democratica (CDU) ha governato qui indisturbata per 58 anni, fino a quando, nel maggio del 2011 è avvenuta la svolta verde. Un cambiamento che sembra profetico per l’intero paese.

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«Certamente negli ultimi anni il fattore dell’ecologia gioca un ruolo sempre più importante nell’economia del Land», spiega un portavoce della Camera di Commercio (IHK) di Stoccarda, «anche per questo le reazioni all’elezione di un governo Verde sono state molto diverse tra gli imprenditori. Alcuni ne erano molto contenti». Da tempo si investe qui nell’economia verde, o meglio nelle energie rinnovabili. Dal 2000 al 2012 circa 22 miliardi di euro sono stati investiti per le strutture di produzione di energie pulite. In particolare la regione trae beneficio dalla produzione , istallazione e vendita degli impianti per il mercato tedesco ed estero, oltre a che dalla produzione di energie pulite, tecnologie per il riciclaggio, materiali e tecnologie delle costruzioni per edifici a basso impatto ambientale e altro ancora.

Dal 1993 a oggi il ministero dell’Ambiente del Baden-Wurttemberg premia le aziende che rispettano determinati standard ecologici e contribuiscono all’innovazione in questo settore. Nel 2013 il premio era dotato di 500.000 euro, è il più ricco d’Europa e viene consegnato dal presidente della repubblica federale Joachim Gauck. Quest’anno è stato vinto da due donne. Da una parte Ursula Sladek, classe 1946, e fondatrice di Elektrizitätswerke Schönau, la prima centrale fornitrice di energia rinnovabile in tutta la Germania, nata dopo Chernobyl. Dall’altra Carmen Hock-Heyl, classe 1955, dell’impresa Hock, che ha diffuso la canapa come isolante naturale per le costruzioni.

In generale in tutta la Germania, ecologia ed economia, da “antagoniste”, sono passate ad essere facce di una stessa medaglia. L’ideologia verde è diventata pragmatismo — da qui anche la distinzione interna al partito dei verdi tra fundis o fondamentalisti, e realos, o realisti, gli svevi appunto. E da pragmatica la cancelliera Angela Merkel l’ha presto fatta propria. Secondo dati ufficiali del ministero dell’Economia, le imprese legate a qualche aspetto del medio ambiente apportano l’11% del Pil tedesco e offrono posti di lavoro per un totale di due milioni di persone. Il paese si accaparra già un 15% del commercio mondiale in questo settore. Il ministero dell’Ambiente si aspetta che nei prossimi dieci anni si duplichino le esportazioni “verdi”.

Ci sono anche ragioni storiche: tradizionalmente messa alla prova da un territorio caratterizzato da scarse risorse energetiche naturali e da una altissima densità della popolazione la Germania è stata anche forzata ad abbracciare le energie rinnovabili. Inoltre due “recenti” processi di transizione come la ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale e la riunificazione hanno portato alla sostituzione di vecchie infrastrutture e vecchi impianti industriali.

La regione del Baden-Württemberg

I tedeschi vanno orgogliosi del fatto che la Germania sia tra i leader mondiale nella green economy. Anche se non sempre è facile distinguere tra la semplice etichetta e la realtà. Non mancano gli esempi di resistenza a iniziative ecologiche: l’Energiewende — l’abbandono dell’energia nucleare voluto da Merkel dopo la catastrofe giapponese di Fukushima — ha presto fatto scattare dure proteste da parte dell’industria per gli aumenti dei costi energetici che porterà con sé nei prossimi anni. La stessa Merkel ha poi fatto in modo che l’Europa frenasse sull’introduzione di regole vincolanti per la riduzione delle emissioni di CO2, con un occhio strizzato verso le stesse aziende automobilistiche di Stoccarda.

Ma il Baden-Wurttemberg, e la Germania in generale, è anche quella di città come Friburgo, capitale verde del paese e Tubinga, dove i cittadini hanno pacificamente deciso di pagare un po’ di più la loro bolletta dell’elettricità purché provenisse da fonti rinnovabili e dove solo il 25% degli spostamenti si realizzano con l’automobile. «Qui da noi vivono solo 100.000 abitanti però abbiamo una decina di aziende con fatturati da record grazie alle tecnologie verdi e alcune di loro sono leader mondiali», segnalava Boris Palmer, sindaco verde di Tubinga in una recente intervista che rispecchiava la sua vocazione di “realo”.

Da un punto di vista politico, il successo verde in Baden-Wurttemberg non si spiegherebbe senza tener conto che le elezioni regionali sono state celebrate a poche settimane dalla catastrofe nucleare di Fukushima e dopo due anni di proteste durissime e scontri violenti contro la costruzione di Stuttgart21, una costosa e ambiziosa stazione dell’alta velocità i cui costi sono stimati sui sei miliardi di euro. I Verdi di Kretschmann si erano da sempre opposti al progetto. Una volta giunti al potere hanno convocato un referendum sull’argomento. Il 58% dei cittadini si è espresso a favore e la stazione si farà. Ancora una volta ha vinto il pragmatismo.