Stretto tra Renzi e i Forconi, Letta aiuta le Pmi

Il decreto legge Destinazione Italia

Stretto nella morsa Renzi-Forconi, Enrico Letta tira fuori il quid. Il decreto legge licenziato oggi dal Consiglio dei ministri recepisce gran parte delle misure contenute nel piano Destinazione Italia, stracitato dal premier nel discorso della fiducia alla Camera, pronto da mesi, ma fino a stamani rimasta sulla scrivania di Zanonato a impolverarsi. Il blitz è partito ieri pomeriggio dalle austere stanze del ministero dello Sviluppo Economico, ex Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Più volte gli sherpa del dicastero di via Veneto e di quello degli Esteri sono stati in contatto telefonico con Fabrizio Pagani, consigliere economico del premier. L’obiettivo – raggiunto – era riuscire a veicolare le norme tramite lo strumento del decreto legge, più veloce rispetto al disegno di legge. D’altronde, il piano Destinazione Italia aveva già incassato l’ok tanto di via XX Settembre quanto e soprattutto della Ragioneria generale dello Stato. Mancava soltanto l’imprimatur politico. Dopo il road show di presentazione negli States, a fine settembre, è finalmente arrivata la fase esecutiva. Ovvero quella che gli investitori guarderanno con più attenzione.

Gli ambiti sui quali l’esecutivo ha apposto il bollino di «necessità e urgenza», in tema Pmi, sono essenzialmente quattro: riduzione dei costi della bolletta energetica, credito d’imposta per le spese in ricerca e sviluppo delle Pmi e per la loro digitalizzazione, semplificazione dei visti per gli enti di ricerca e startup estere.

I risparmi sulla bolletta tra Destinazione Italia e Decreto del Fare sono 850 milioni di euro, ha detto in conferenza stampa il ministro Zanonato. Assoelettrica, sulla base dei dati della Commissione europea, ha calcolato che nel 2012 la spesa energetica italiana si è assestata a 63 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 62 miliardi del 2011, con un’incidenza sul Pil salita dal 3,7 al 4 per cento. Dopo la revisione del Cip6, l’incentivo istituito nel ’92 per le rinnovabili ma da loro goduto soltanto per il 28,2% (il plafond del 2011 si è assestato a 3,2 miliardi) – la fetta maggiore è andata alle fonti assimilate come ad esempio gli inceneritori) – l’esecutivo punta da un lato alla riforma della tariffa bioraria e dall’altro sul “ritiro dedicato”. Si tratta della cessione, da parte di produttori di energia eolica o fotovoltaica, di energia immessa in rete al Gestore dei servizi energetici, che la remunera in base ai kWh ritirati. Il suo efficientamento, nei piani dell’esecutivo, porterà un risparmio di 150 milioni. Con un disegno di legge, l’esecutivo ha poi chiesto al Parlamento di studiare come le amministrazioni locali possano emettere dei bond per pagare le bollette senza incidere sul debito pubblico.

Per contrastare lo storico problema della patrimonializzazione delle imprese e della loro dipendenza dal canale bancario – il 70% dei debiti finanziari delle Pmi sono verso gli istituti di credito – l’esecutivo stima di poter generare 20 miliardi di credito aggiuntivo. Gli strumenti per rafforzare il capitale delle imprese sono i mini bond, i corporate bond garantiti, e il coinvolgimento di compagnie assicurative e fondi pensione nella creazione di veicoli d’investimento dedicati alle Pmi. Una proposta che i tecnici di via Veneto stanno studiando è la fattibilità dell’utilizzazione dei fondi strutturali comunitari a garanzia dei covered bond aventi come sottostante portafogli crediti di Pmi. Strumenti che scontano l’handicap di non essere stanziabili presso la Bce a garanzia dei finanziamenti prelevati da Eurotower

Sulla digitalizzazione le leve sono tre: un credito d’imposta sul 50% delle spese incrementali (tra 50mila e 2,5 milioni di euro) in ricerca e sviluppo negli anni 2014-2016 – servono 200 milioni (ma Palazzo Chigi stima i nuovi investimenti in 600 milioni) coperti dalla programmazione dei fondi comunitari 2014-2020 – un voucher da 10mila euro per migliorare l’efficienza informatica delle aziende, con un plafond da 100 milioni, e infine la detrazione del 65% per interventi volti a migliorare la connettività fino a 20mila euro. Il che non risolve un altro problema, che dipende dalla rete in rame di Telecom Italia: stando all’Istat meno di un’impresa su 3 naviga a oltre 10 mega al secondo

Se con il tribunale per le società con sede all’estero è un segnale che da solo serve a poco a meno di una riforma complessiva della giustizia civile che dia maggiore spazio alla risoluzione extragiudiziale delle controversie, la traduzione in inglese di tutti gli iter autorizzativi rappresenta invece il minimo sindacale per un Paese con l’ambizione di essere business friendly. Un’innovazione importante passata sottotraccia è l’apertura delle Dogane 24 ore su 24. In un documento congiunto pubblicato a fine settembre, Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Confcooperative e Confesercenti avevano chiesto a gran voce l’adozione del codice unico comunitario e la semplificazione burocratica dei visti. E i visti agevolati per le startup estere serviranno, nelle intenzioni di Letta, non solo a frenare la fuga dei cervelli ma anche ad attrarli. L’obiettivo più difficile di tutti