SERIE MON AMOURTra remake e reboot, la nuova tv è già vecchia

Serie tv

Il cimitero della TV è qui di casa. O meglio, il cimitero delle idee che si ripercuote poi sulla TV. Non c’è niente da fare, pensare da zero un nuovo show è difficile: serve lo spunto giusto, una scrittura adeguata e un’ambientazione che convinca. Troppa fatica. Nel dietro le quinte della televisione si preferisce, dicendola con le parole di una famosa réclame, “vincere facile”, puntando su qualcosa di già noto e già apprezzato e reinventandolo. E’ finita ormai la golden age della TV seriale (quella che ci ha regalato chicche come Lost, Desperate Housewives o Dr. House), ora è la stagione dei remake e dei reboot. Quella televisione che dovrebbe essere una fucina di idee, che dovrebbe essere in continuo movimento, un flusso costante di proposte e invenzioni, si ripiega su se stessa. Guarda al passato, guarda al cinema, ammicca e copia. E’ una meta-televisione, ovvero una TV che parla di TV, solo ed esclusivamente. L’ultimo mese è stato un crescendo di notizie di questo tipo: NBC punta a rifare La signora in giallo, sostituendo l’eterna Angela Lansbury con l’afroamericana Octavia Spencer; CBS vuole tirare fuori dal cilindro un trio cult, ovvero quello delle sorelle Halliwell, proponendo un remake della fortunata serie con Alyssa Milano, Streghe. Sempre NBC ha confermato che la trasposizione televisiva di Rosemary’s Baby (fortunata pellicola diretta da Roman Polansky nel 1968) è ormai cosa reale: vedrà la luce sotto forma di una mini-serie della durata di quattro ore. Non pago anche il cinema sceglie la stessa strada. Ultimi esempi in ordine di tempo? Nel 2014 arriverà nelle sale il remake di IT targato Warner Bross e si preparano le realizzazioni per un nuovo Terminator e per una nuova versione de Il Corvo.

Sul piccolo schermo l’elenco di rifacimenti, riavvi, prequel e sequel è ormai lunghissimo: da Bates Motel (prequel di Psycho) a Hannibal (adattamento televisivo della saga sul noto cannibale), senza dimenticare Dracula, Ironside (remake dell’omonimo poliziesco degli anni Sessanta), persino la stessa incredibile House of Card (perla di casa Netflix) non è un prodotto nuovo, ma la versione a stelle e strisce di una produzione britannica andata in onda negli anni Novanta. I motivi di questa “febbre del già visto” sono diversi: in primo luogo si cavalca l’effetto nostalgia, sperando di invogliare i fan dello show originale. In secondo luogo si punta su un prodotto assodato: se la storia ha convinto in passato, perché non dovrebbe farlo anche in futuro? Eppure, sebbene alcuni risultati siano degni di nota, i remake non sono sempre un cavallo vincente: l’ha dimostrato Ironside,cassato dagli ascolti dopo pochi episodi. Stessa cosa era successa per Charlie’s Angels del 2011, ghigliottinata dopo solo quattro puntate, lungi dalle serie madre che negli anni Settanta aveva raggiunto 5 stagioni e ben 110 episodi.

Il punto è che spesso i nuovi prodotti sono solo figli dell’era delle nuove tecnologie, si avvalgono di effetti speciali incredibili, offrono un’estetica illusionistica e adrenalinica, ma niente di più. Dimenticandosi che la prima regola per fare colpo è una narrazione originale e innovativa, non una montagna russa di emozioni visive condita da poca sostanza e poco approfondimento. Una regola questa di cui i produttori e sceneggiatori di tutto il mondo dovrebbero far tesoro, per uscire da questa stasi e, perché no, abbracciare una nuova epoca d’oro, con titoli destinati a restare, nero su bianco, impressi nella memoria.

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