Alfabeto dell’anno che è stato e che sarà

Da “Arrendetevi” a “Zero”

A-ARRENDETEVI. Il grido di battaglia di Beppe Grillo segna la svolta politica del 2013 e apre la porta a un 2014 in cui molti vorrebbero collocare un altro ricorso alle urne, con il rischio che si riveli inconcludente come il primo (vedi la voce E). Il Movimento 5 Stelle ha spalancato il parlamento alla protesta spesso sgangherata come l’italiano dei neodeputati, ma ben radicata socialmente e culturalmente. Da una parte rispecchia il collasso della classe media, dall’altra mette fine a quella politica che per un secolo ha segnato il paese. I clowneschi Vaffaday, lo scardinamento dello stato dall’interno, l’attacco maoista al quartier generale, lasciano spazio a ben più modeste performance. I grillini si sono rivelati talvolta grullini e hanno messo in piazza la loro impreparazione, tuttavia i prossimi equilibri di potere in Italia dipenderanno in gran parte da loro.

B-BANCHE. Erano diventate il sistema, tutto passava per le loro segrete stanze, dal governo delle imprese al governo del paese. La crisi del 2008 le ha messe a terra in tutto il mondo, anche perché in parte è stata colpa loro. Le banche italiane l’hanno scampata per il rotto della cuffia, ma la lunga recessione ne ha fiaccato la resistenza. Ora, povere di capitali, poco efficienti, piccole, sono diventate le vittime di quella che era stata considerata la loro forza: il legame con il territorio. Imbottite di titoli di stato per salvare il paese dal default, sono zeppe di crediti a rischio, quindi non prestano quattrini né alle famiglie né alle aziende. Nel 2014, in preparazione dell’unione bancaria, la Bce le sottoporrà a un test durissimo. Alcune rischiano di non sopravvivere; tra esse persino il Monte dei Paschi di Siena.

C-COALIZIONE. E’ grande quella varata in Germania, piccola quella rimasta in Italia. Ma entrambe nascono deboli, perché sono la conseguenza di una mancata vittoria. Angela Merkel ha avuto un risultato personale notevole, ma non si può dire altrettanto del suo partito. Quanto alla Spd, sconta la crisi storica della socialdemocrazia e del suo modello, ora la globalizzazione ha reso impossibile il socialismo in un solo paese. Il programma, così, è un insieme di piccoli aggiustamenti, senza visione né vera strategia. Ciò peserà sull’Eurolandia e sull’Unione europea nel suo complesso.

D-DRAGHI. E’ il primo a sentire il peso di questa debolezza. Gli attacchi contro di lui dalla Germania si moltiplicano e la fronda è guidata da Jens Weidmann il capo della Bundesbank, già consigliere della Merkel. La Cancelleria sta ancora con il presidente della Bce che ha salvato l’euro nel 2012, ma c’è chi sospetta un gioco delle parti: il banchiere cattivo e la Kanzlerin buona perseguono alla fine lo stesso obiettivo ed è probabile che scopriranno le carte nel 2014. Weidmann l’ha già detto: non vi illudete, la crisi dell’euro non è finita.

E-ELEZIONI. Il popolo ha mostrato ciò che non vuole, non ciò che vuole. In Italia ha prodotto una vera e propria paralisi. Il cuneo dei grillini tra un Pd che non vince davvero e un Pdl che non perde davvero genera l’esperimento Letta, cioè quello di un governo che non governa davvero. Non potrà durare a lungo, tanto più dopo la vittoria di Matteo Renzi nel Pd. Il voto europeo di maggio farà da catalizzatore dello scontento e da campanello d’allarme.

F-FRANCESCO. Il papa che viene dall’altro mondo, il primo (e per di più gesuita) a chiamarsi come il santo di Assisi. Le anomalie e le novità nella Chiesa cattolica sono talmente tante che ancora non ci si raccapezza. Mentre cresce una opposizione tradizionalista, il Vescovo di Roma, il pastore che ha preso l’anello piscatorio dopo il teologo, ha cambiato per ora lo stile e lanciato messaggi potenti. Ha introdotto i primi mutamenti nella curia e allo Ior. Ma il cambiamento è ancora incompiuto. Il 2014 sarà l’anno decisivo per capire davvero dove va il papato del nuovo millennio.

G-GENERAZIONE. Il cambio c’è stato ed è più evidente nella politica italiana che tutti consideravano in preda a un’intramontabile gerontocrazia. I quarantenni Enrico Letta e Angelino Alfano hanno stretto un patto. Matteo Renzi ha rovesciato il tavolo nel Pd. A destra Silvio Berlusconi, espulso dal parlamento, è stato colto in contropiede e ha reagito in modo confuso. Forza Italia è un brand del passato piena di sessantenni e oltre. E la ricerca di giovani da gettare nell’agone trova per ora solo degli apprendisti. Eppure, la partita politica decisiva del 2014 riguarda ancora la destra: essendo Renzi ormai un dato di fatto, tutto dipenderà da come cambia la guida e la gestione di un patrimonio elettorale conservatore che resta cospicuo e durevole. 

H-OSPEDALI. L’anno si chiude con il grande imbroglio di Stamina, una delle più allucinanti e ciniche manipolazioni del dolore umano. E lascia una lugubre ombra sul sistema sanitario utilizzato come mucca da mungere. Speculatori, stregoni, guaritori, corposi interessi economici, confuse gestioni ospedaliere, sprechi delle regioni, insomma un calderone ribollente che rende la sanità un problema prioritario. Obama si è giocato la reputazione sulla riforma sanitaria. L’Italia si gioca il posto tra i paesi civili.

I-IRAN. E Siria. Due grandi passi avanti della diplomazia o due illusioni di pace coltivate per la debolezza dei paesi occidentali? La risposta verrà solo nei prossimi mesi. Il nucleare degli ayatollah resta ancora un pericolo incombente. Quanto alla Siria, il dilemma che paralizza è tra Assad e Al Qaida. Non c’è  molto da festeggiare.

L-LAMPEDUSA. La più grande tragedia ha scoperto la grande ipocrisia. La strage del 3 ottobre ha fatto versare troppe lacrime di coccodrillo. E la denuncia delle condizioni dei centri di assistenza (o internamento) ha mostrato che nulla è cambiato. Nessun salto di qualità nemmeno nel pattugliamento delle coste. A parte un gesto di buona volontà dei finlandesi gli italiani restano soli, l’Unione europea non può e non vuole fare niente. La nazionalizzazione di un problema per sua natura globale come la migrazione dei popoli, è uno dei più seri fallimenti di questa Ue. 

M-MONETA UNICA. Anche se non ci sarà la nuova tempesta vaticinata dalla Bundesbank, l’euro ha bisogno non solo di un tagliando, ma di una ri-legittimazione democratica. Non si tratta di far partire una catena di referendum laceranti, destinati essi sì a scatenare una nuova bufera, ma di rimettere in discussione le sue debolezze e gli errori compiuti nel gestirlo. A cominciare dall’overdose di strette fiscali. Sarà senza dubbio il filo conduttore delle elezioni europee. A destra e a sinistra crescono gli euroscettici, ma aumentano anche quelli in doppiopetto, europeisti d’antan, intellettuali, politici, economisti. Merkel-Hollande-Draghi non potranno fare come le tre scimmiette. Tanto meno Letta, perché l’applicazione cieca del fiscal compact rischia di diventare un colpo tremendo per l’economia italiana.

N-NAPOLITANO. Dall’estate 2011 in poi è stato il grande manovratore della politica italiana: la caduta di Berlusconi, il governo Monti e poi Letta. Lo ha guidato un’antica convinzione che risale al compromesso storico berlingueriano: l’Italia non si governa con il 51%, tanto meno in mezzo alla grande crisi. Napolitano ha sempre puntato a una grande coalizione. Il governo Monti è diventato tecnico perché Pier Luigi Bersani ha rifiutato di entrarvi direttamente come vicepresidente del Consiglio insieme a Casini e Alfano. Con Enrico Letta il presidente della Repubblica sembrava aver centrato l’obiettivo. Ma la condanna di Berlusconi ha rotto l’incantesimo. Il 2014 si apre con l’incognita delle dimissioni, minaccia adombrata dal presidente nell’assumere il suo secondo mandato: allora era rivolta a Berlusconi oggi a Renzi.

O-OCCUPAZIONE. E’ la peggiore eredità della crisi nella maggior parte dei paesi europei, tra i quali l’Italia. Renzi ha avuto il coraggio di mettere la riforma del mercato del lavoro al centro del dibattito di politica economica e ha ricevuto reazioni anche sorprendenti, come l’apertura di Maurizio Landini. Naturalmente il segretario della Fiom ha messo tanti e tali paletti che forse Renzi non riuscirà a portare a termine lo slalom. Ma il ghiaccio è rotto e questo sarà un test decisivo nel nuovo anno.

P-PALLONE. Un altro scandalo scommesse getta fango sul calcio italiano che di per sé è impiombato da mancanza di quattrini e di talenti (soprattutto nostrani), cattiva gestione, sudditanza alla tv, con gli stadi vecchi e malandati ostaggio degli ultras. Un clima simile a quello del football inglese prima della serrata del 1985 decisa da Margaret Thatcher e della sua rigenerazione. Tutto questo avviene nell’anno di campionati malamente gestiti dalla cricca che guida il calcio mondiale. Forse sarebbe ora di una cura choc, a cominciare dall’Italia. 

Q-QUANTITATIVE EASING. Ha salvato dal baratro l’economia mondiale, ma ha raggiunto il limite delle proprie possibilità. E non ha rimesso in moto un nuovo, robusto ciclo di investimenti. C’è chi dubita che sia possibile (vedi alla voce Z), tanto più quando comincia la exit strategy. E chi attende una qualche molla esterna. La crisi ha fatto polpette delle vecchie ricette e del paradigma tradizionale, ma la politica sembra non accorgersene. 

R-RIPRESA. Ci sarà, è in corso anche in Italia, così dicono gli studiosi della congiuntura guardando soprattutto alle esportazioni dell’industria. La domanda interna, invece, mostra un panorama del tutto diverso. Da sola non si riprende. Il governo non può fare nulla, stretto com’è nella gabbia del tre per cento. Il prodotto lordo dipende soprattutto dai servizi e da quelli che non sono sottoposti alla concorrenza estera. Qui è il regno dell’inefficienza, degli sprechi, delle rigidità sindacali, delle incapacità gestionali (basti guardare alle aziende municipalizzate, alle ferrovie locali, alle infrastrutture). Il governo però sembra aver rinunciato a quegli interventi, a costo minimo per il bilancio pubblico, che poterebbero scuotere la foresta pietrificata.

S-SPENDING REVIEW. L’arrivo di Carlo Cottarelli dal Fondo monetario ha fatto sperare in una svolta. Per ora siamo allo studio, solo a marzo le analisi diventeranno proposte. Intanto, s’accumulano le incognite e le frustrazioni (non c’è automatismo tra riduzione delle spese e delle tasse). E sorge un dubbio di fondo: la review è fondamentale per dar vita a una gestione efficiente e razionale della spesa pubblica, ma serve davvero a tagliarla? L’amara verità è che c’è bisogno di ridurre le spese correnti di tre punti l’anno sul pil nei prossimi anni, quindi bisogna ripensare e ridisegnare il perimetro dell’intervento pubblico in economia. Non sono scelte da commissario straordinario, ma da governo forte e duraturo. 

T-TECNICI. Tempo e consenso, esattamente quello che è mancato ai tecnici, a cominciare da Monti. Mentre sempre più vengono rimessi in discussione anche gli esperti del governo Letta: da Enrico Giovannini a Fabrizio Saccomanni. C’è la netta sensazione che l’era dei tecnici sia finita. La politica vuole riprendersi il tempo perduto. Può essere positivo se al governo dei competenti senza popolo non si sostituisce quello degli incompetenti del popolo. 

U-USA. Un nuovo boom si sta mettendo in moto negli Stati Uniti. Chi sostiene che si tratta di un’altra bolla generata dal basso costo del denaro, dimentica il ritorno della manifattura, l’autosufficienza energetica, la rivoluzione dello shale gas, la ristrutturazione della finanza, il salto di qualità nelle telecomunicazioni, una maggiore competitività favorita dalla svalutazione del dollaro, lo smaltimento del debito accumulato prima del 2008. Insomma, gli ingredienti ci sono e possono garantire una crescita del 3% e il ritorno alla (quasi) piena occupazione. Però, manca ancora qualcosa (vedi alla voce Z).

V-VIDEO. Tra le innovazioni che bollono nel pentolone ci sono quelle che riguardano il futuro della tv e il suo legame sempre più stretto con la rete. Ciò spinge a ripensare gli equilibri finora costituiti. In Italia, ad esempio, il duopolio Rai-Mediaset non ha più ragion d’essere se non in chiave di manipolazione del consenso. Si parla per l’ennesima volta di privatizzare la Rai. Ciò spingerebbe per forza di cose a un diverso assetto anche degli altri operatori, a cominciare proprio dalle reti berlusconiane. Accadrà nel 2014? Siamo facili profeti se rispondiamo no. Ma allora il duopolio verrà minato dalle nuove tecnologie che scavano implacabili come talpe.

W-WEB. Il 2013 ha portato in luce la fragilità della rete. Da un alto c’è il “datagate”, che apre una enorme questione di privacy. Internet doveva essere l’universo della nuova libertà dal basso, invece ha favorito una sorta di controllo orwelliano. E si pensi che solo l’un per cento della popolazione mondiale oggi è connesso. Pochi colossi come Google hanno assunto uno strapotere impensabile. Siamo di fronte a un processo oligopolistico che non ha eguali in nessun altro settore economico, tale da sollevare una questione di libertà e di concorrenza. Insomma, sta maturando un grande effetto boomerang che porterà alla lunga all’autodistruzione? O è solo una crisi di crescita?

Z-ZERO. Se persino internet, la più grande innovazione degli ultimi decenni, si contrae vittima delle proprie contraddizioni, che cosa resta? Larry Summers, ex segretario al Tesoro con Bill Clinton, uno dei più brillanti economisti americani, sostiene che stiamo entrando in un ciclo di crescita zero che condanna l’intero occidente a una stagnazione secolare. In realtà, ci sono anche segnali in senso contrario e alcuni vedono all’opera una terza rivoluzione industriale. L’inizio dell’anno è sempre il tempo di propositi e vaticini. Una cosa è chiara: rispetto ad altre fasi storiche, mancano visioni nuove e persone in grado di realizzarle. Basti mettere a confonto la risposta alla crisi petrolifera negli anni ’70 e la gestione della crisi dei debiti sovrani in questi anni. Il 2013 ha portato più conservazione che innovazione. Forse le elezioni del 2014 in Europa potranno scuotere il mediocre tran tran di questi politici ridotti ad amministratori di condominio? 

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