Bce, bastone e carota sulla testa delle banche italiane

La riduzione dello spread

Le banche italiane ringraziano Mario Draghi. Il governatore della Bce, nella consueta conferenza stampa che accompagna la riunione del consiglio direttivo di Eurotower, ha ufficialmente dipanato uno dei principali dubbi degli investitori sull’Asset quality review (Aqr): i titoli di Stato in pancia agli istituti di credito saranno considerati risk free.

Bocciata dunque la linea della Bundesbank, la banca centrale tedesca da sempre critica sulle regole internazionali di Basilea III, che per l’appunto considerano privi di rischio i bond sovrani. L’orientamento di Francoforte, esplicitato nei mesi scorsi dai consiglieri Benoit Coeure e Yves Mersch, è sempre stato pilatesco: è a un organismo terzo come il comitato internazionale di Basilea che spetta ogni eventuale riconsiderazioni della norma. Lo stesso Draghi lo ha ribadito a margine di un’audizione al Parlamento europeo.

La soluzione adottata dalla Bce dà un colpo al cerchio e uno alla botte: se nell’asset quality review dunque per gli istituti non ci sarà bisogno di allocare capitale a copertura delle eventuali perdite sulle obbligazioni governative detenute nel portafoglio delle attività disponibili per la vendita (Afs, available for sale), in sede di stress test – ha spiegato Draghi – saranno invece considerati alla stregua delle altre attività bancarie. Ciò significa che gli istituti italiani non saranno al riparo da eventuali ricapitalizzazioni, anche se agli analisti non è ancora chiaro quale sarà il benchmark utilizzato dalla Bce per calcolare il prezzo dei bond, dal momento che nella prima tornata di stress test condotti dall’Eba (l’authority bancaria europea) nell’estate 2011, i rendimenti dei titoli di Stato Usa stavano toccando i minimi storici. E tutte le banche italiane, tranne il Monte dei Paschi, hanno superato l’esame.

Così come spiegato oggi da Draghi – bond governativi considerati risk free nell’Aqr e ponderati per il rischio (risk weighted) negli stress test – lo schema può creare solo confusione negli investitori. Solo a fine mese si saprà quali sono le guidelines dietro alla scelta di Draghi, che rischia di penalizzare in modo significativo le banche italiane in fase di stress test, se il benchmark utilizzato fosse particolarmente elevato. Del resto, l’obiettivo della Bce con gli stress test è quello di ripristinare la fiducia degli investitori internazionali nell’eurozona. 

Intanto Siena, che ha 20 miliardi di euro di titoli di Stato, ha festeggiato in questi giorni il calo dello spread. Lo aveva detto a chiare lettere Fabrizio Viola, amministratore delegato di Mps, nell’assemblea dello scorso aprile: «Più scende lo spread, più la riserva Afs negativa si riduce». Il top manager in quell’occasione aveva aggiunto che la riduzione del differenziale di rendimento tra Btp e Bund «ha ripercussioni positive anche sui ratio patrimoniali, in prospettiva Basilea III». Nel piano industriale al 2016 (clicca qui e vai a pagina 43) gli stress test del 2011 hanno evidenziato uno squilibrio patrimoniale pari a 3,2 miliardi di euro. Tuttavia, i benefici stimati dal management sono nell’ordine di 10,1-14,6 milioni di euro per ogni punto percentuale di riduzione del rendimento del Btp, o viceversa dell’aumento del rendimento del Bund tedesco. In altri termini, con uno spread a 160 punti base la riserva Afs ritornerebbe in pari, e di conseguenza l’istituto avrebbe 3,2 miliardi in più da impiegare.

Un sospiro di sollievo che purtroppo non cancella i problemi: «Non c’è comunque alcun automatismo tra la discesa della riserva Afs negativa e la diminuzione di fabbisogno di capitale», aveva dichiarato Viola in assemblea. I numeri lo dimostrano: Mps ha chiuso i nove mesi 2013 in perdita per 518 milioni di euro e con crediti deteriorati in aumento a quota 20 miliardi di euro. Rocca Salimbeni rimane una cavia per la vigilanza Ue, non solo per l’applicazione delle nuove norme sul salvataggio degli istituti di credito in difficoltà, il bail-in che coinvolge in primis gli obbligazionisti. Se malauguratamente dovesse avverarsi l’ipotesi nazionalizzazione, la banca sarebbe una delle prime a sottostare alle regole della vigilanza unica Bce (Single supervisory mechanism, o Ssm), operativa da fine 2014, e del Meccanismo unico di risoluzione (Single resolution mechanism, o Srm). Stando agli ultimi accordi di Eurogruppo e Consiglio europeo, la parte più controversa della futura architettura di risoluzione bancaria, i backstop, i salvagente finanziari da lanciare agli istituti che non sono in grado di trovare capitali sul mercato per rifinanziarsi, entreranno a regime solo nel 2025. L’aumento di capitale per ripagare i Monti Bond non vedrà la luce prima del 12 maggio prossimo. Il che aggiunge incertezza all’incertezza.

Oltre alla riduzione dello spread, l’altra buona notizia per gli istituti italiani riguarda la restituzione dei fondi a tasso agevolato (1%) presi in prestito attraverso le due aste Ltro. Dai dati di Bankitalia si deduce che, se in aggreggato sono stati ripagati dagli istituti comunitari 58 miliardi di prestiti allo scorso dicembre, le banche italiane hanno restituito complessivamente 11 miliardi. La banca inglese Barclays, in un report, non esclude tuttavia che la cifra possa essere superiore – 15 miliardi – includendo i finanziamenti accesi attraverso lo Special term refinancing operation messo in campo da Francoforte per dare liquidità all’eurosistema nel lontano 2008. Se così fosse, conclude Barclays, il totale delle restituzioni si assesterebbe a 55 miliardi su un totale di 255 miliardi presi in prestito: il 22 per cento. Il tempo stringe: i fondi Ltro vanno tassativamente restituiti tra gennaio e febbraio 2015.

Se da un lato libera capitale prezioso, dall’altro lato la caduta dello spread non consente più alle banche di rimpinguare i propri conti attraverso il carry trade, ovvero l’utilizzazione dei fondi Bce per acquistare i remunerativi Btp. Stando a un report di Deutsche Bank pubblicato a novembre scorso, il carry trade ha portato in dote il 20% del margine d’intermediazione di Intesa Sanpaolo, il 23% del Banco popolare e il 26% della Banca popolare di Milano. La strada per ritornare alla profittabilità è ancora lunga.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta