Clementi: «È un buon accordo, basta ipocrisie»

Legge elettorale sì

Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico e comparato presso l’Università degli Studi di Perugia, vede con favore l’accordo di massima raggiunto tra Renzi e Berlusconi. La riforma elettorale che nascerà – «Ma siamo ancora in attesa di leggere i dettagli di questa legge. E i dettagli saranno decisivi» – potrebbe finalmente sbloccare l’impasse. Consegnando al Paese un buon sistema di voto. «Senza dimenticare che la riforma sarà abbinata a un importante pacchetto di riforme costituzionali». Intanto le prime indiscrezioni su liste bloccate, premio di maggioranza e soglie di sbarramento  sembrano aver convinto il costituzionalista. L’incontro con il Cavaliere? «Non c’è nulla di cui vergognarsi. Incontrare chi rappresenta otto milioni di voti è un dovere democratico, a maggior ragione se si parla di legge elettorale».

Tornano le liste bloccate, non si rischia di replicare uno degli aspetti più discussi del Porcellum?

L’obiettivo era garantire l’identificabilità del candidato. Si poteva scegliere tra liste bloccate, collegi uninominali o preferenze. È vero, i collegi avevano il mio favore personale, ma purtroppo non quello di gran parte delle forze politiche. Le preferenze, come è noto, espongono la democrazia al rischio corruzione. La rinvio al 346 bis del codice penale. Senza dimenticare i costi altissimi di campagne elettorali faraoniche e lo scontro che finisce inevitabilmente per contrapporre anzitutto candidati dello stesso partito. Rimanevano a disposizione solo le liste bloccate. Corte, per consentire l’identificabilità dei candidati. Non c’è alcun assurdo democratico: le liste bloccate sono la caratteristica più rilevante e comune dei paesi dell’Unione Europea. Un unico dubbio personale: se si parla di liste bloccate si deve necessariamente introdurre il tema della questione di genere e della trasparenza nella selezione delle candidature con elezioni primarie. 

Anche le ipotesi sul premio di maggioranza hanno lasciato qualche dubbio.

La governabilità deve essere garantita con un premio di maggioranza rispettoso della recente sentenza della Corte Costituzionale. Ma un premio inferiore al 15 per cento è una scelta ipocrita, oltre che inutile. Credo che premio tra il 15 e il 20 per cento sia nel pieno di quello che la Corte ha lasciato intendere. Oltre a corrispondere alle dinamiche delle altri grandi democrazie: in Francia e in Inghilterra il partito più grande ha circa il 35 per cento e sulla base del risultato elettorale conquista la maggioranza assoluta dei seggi. 

La soglia di sbarramento fissata al 5 per cento non rischia di escludere troppi partiti?

Si è scelto di indicare due soglie 5 e 8 per cento (a seconda che i partiti siano coalizzati o meno, ndr). In questo modo si definisce con chiarezza che non si vuole un sistema frammentato. Non sono neppure limiti eccessivamente rigidi. In Germania la soglia di sbarramento è fissata proprio al 5 per cento. 

Cosa pensa dell’ipotesi di un doppio turno nel caso in cui nessuno raggiungesse la soglia del 35 per cento, che sembra profilarsi all’orizzonte?

Mi sembra una scelta molto saggia ed opportuna, perché garantisce comunque l’esistenza di un chiaro vincitore a cui attribuire il premio. Aggiungo peraltro che questo consente di valutare con maggiore serenità la necessità o meno di presentarsi davanti agli elettori in coalizione.

Intanto fa discutere l’incontro tra il segretario Pd Renzi e il Silvio Berlusconi. Un vertice che poteva essere evitato?

Per fare una buona legge elettorale è necessario un accordo più largo possibile. Non considerare un partito con oltre otto milioni di voti e il suo leader vuol dire lasciare questi elettori senza rappresentanza. Non  c’è nulla di cui vergognarsi. Tutti i leader del centrosinistra hanno provato a fare accordi con Berlusconi. E non si parli di resurrezione: nessuno può salvare il Cavaliere da una sentenza definitiva.

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