«Ecco la ricetta inglese per una bolletta leggera»

Lo sviluppo dello shale gas

Le difficoltà di importare in Inghilterra la rivoluzione dello Shale gas americano «il punto è capire come estrarlo in sicurezza», la preoccupante crescita dell’antieuropeismo dell’Ukip di Nigel Farage «ma non ha parlamentari», l’eccellenza tecnica delle piccole imprese italiane «portano l’innovazione di cui abbiamo bisogno». Linkiesta ne ha parlato con Michael Fallon, ministro dell’Energia e del business inglese, a margine della settima edizione degli UK-Italy Business Awards, organizzati da governo britannico, UK Trade & Investment (UKTI) e dal Consolato Generale Britannico di Milano a Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana. Fallon è convinto che per diventare attraente agli occhi degli investitori inglesi l’Italia debba «ridurre il peso della burocrazia, ridurre i tempi di attesa dei giudizi civili e migliorare i pagamenti per le imprese da parte della Pa».

English version here:

Michael Fallon, ministro inglese dell’Energia e del business

Il governo Cameron punta sullo Shale gas per creare nuovi posti di lavoro e abbassare la bolletta energetica. Pensate di seguire la strada tracciata dagli Usa? Quali sono i rischi per l’ambiente?
C’è stata una rivoluzione negli Stati Uniti che ha portato grandi benefici in termini di riduzione del costo dell’energia. Nel nostro Paese, ma anche in Polonia e Romania si sta guardando allo sviluppo dello shale, ma attualmente non sappiamo ancora se riusciremo a estrarre facilmente shale gas, sia dal punto di vista geologico che di efficienza nei costi, come è avvenuto negli Stati Uniti. Siamo ancora all’inizio del processo, ci sono circa una dozzina di compagnie che stanno pianificando i passaggi burocratici e studiando la geologia dei luoghi. Al momento possiamo solo affermare che, come hanno evidenziato nuovi studi, i giacimenti di gas nel sottosuolo britannico sarebbero il doppio se non il triplo rispetto alle stime precedenti. Ora il punto è riuscire a capire come estrarlo in sicurezza, come negli Usa. Le società interessate hanno stimato di poter esplorare tra i 20 e i 40 campi nei prossimi 2-3 anni.

Quali incentivi il governo britannico sta pianificando per gli enti locali i cui territori sono investiti dalle esplorazioni?
Riteniamo che i profitti non debbano andare soltanto alle compagnie di estrazione, così come le tasse non possono finire sempre nelle tasche del Tesoro: i cittadini devono poterne beneficiare allo stesso modo. Per questo le compagnie pagheranno circa 100mile sterline di compensazione per i disagi che creeranno nell’esplorazione dei campi. Oltre a ciò saranno chiamate a versare alle comunità locali l’1% dei ricavi, che possono arrivare complessivamente a 5-10 milioni di sterline per tutto il ciclo di vita del giacimento. Infine, il 100% delle tasse pagate dalle compagnie sarà interamente appannaggio degli enti territoriali, come avviene già per i campi eolici e fotovoltaici.

Al World Economic Forum di Davos il sindaco di Londra Boris Johnson ha negato che nella capitale ci sia una bolla immobiliare. È d’accordo?
Il comitato per le politiche finanziare (FPC) della Banca d’Inghilterra è nato esattamente allo scopo di monitorare eventuali bolle su determinati asset. Il loro lavoro è avvisare il comitato per la politica monetaria (MPC), il cui compito è decidere i tassi d’interesse, il quale interverrà contrando il credito alle prime avvisaglie di formazione di una bolla immobiliare. Si tratta di un nuovo meccanismo derivante dall’ultima crisi finanziaria, e ritengo siano assolutamente vigili nel far sì che ciò non avvenga. Ovviamente non significa che i prezzi, soprattutto in centro a Londra, si siano alzati notevolmente. Ciò è spiegabile per via dell’attrattività di Londra come porto sicuro per gli investimenti. Tutto il mondo investe a Londra, compresa l’Italia.

È preoccupato per la crescita del movimento antieuropeista Ukip di Nigel Farage?
Guardiamo all’Europa con una certa dose di preoccupazione perché vogliamo proteggere il mercato comune europeo. Siamo membri dell’Ue ma non abbiamo adottato l’euro, per questo abbiamo a cuore il buon funzionamento del mercato comune. Per noi è importante rafforzare la governance delle istituzioni che governano l’Eurozona affinché i Paesi membri inizino a condividere la sovranità fiscale. Per questo motivo è necessario proteggere il mercato comune e allargarlo all’energia e ai servizi digitali, temi contenuti nell’agenda del governo britannico e del partito conservatore. Al contrario, Nigel Farage non è interessato a riformare l’Europa ma semplicemente ad uscirne, pensando che l’Inghilterra possa farcela da sola. È molto diverso da ciò che pensiamo noi: siamo membri dell’Ue da 40 anni, abbiamo bisogno di un’Europa più competitiva, ma per farlo abbiamo anche bisogno di un forte consenso da parte degli elettori. I conservatori sono l’unico partito che può arrivare a questi risultati. Farage non ha alcun parlamentare, e dunque non ha la forza necessaria per fare alcunché. Certo, ora ci sono le elezioni europee.

I suoi consensi stanno salendo. Ruberà elettori ai Tories?
Sicuramente andrà ragionevolmente bene nelle elezioni europee, che sono la sua chance. Tuttavia, ribadisco: se si vogliono fare le riforme in Europa serve un partito ben radicato, e questo non può che essere il partito conservatore.

Lei è stato invitato agli UK-Italy business awards per premiare l’eccellenza italiana in Inghilterra. C’è qualche azienda che l’ha stupita particolarmente?
Ci sono realtà molto vitali, e non mi riferisco soltanto alle grandi imprese. Ammiro in particolar modo quelle piccole realtà avanzate nell’innovazione tecnologica che stanno investendo in Inghilterra, portando l’eccellenza tecnica e ingegneristica di cui abbiamo bisogno. L’Italia sta diventando un partner sempre più importante per noi.

Quali riforme consiglia all’Italia per diventare più attraente per gli investitori inglesi?
Tutti i Paesi europei devono diventare più competitivi rispetto al resto del mondo, perché gli investimenti sono globali. Dobbiamo tutti affrontare con decisione il tema della riduzione della burocrazia per facilitare gli affari, i tempi del sistema giudiziario per renderlo più rapido ed efficiente se qualcosa va storto, trattando le compagnie straniere come quelle locali. Ancora: ridurre i tempi di pagamento da parte della pubblica amministrazione. Non credo che l’Italia sia particolarmente diversa dal resto dei Paesi europei, da questo punto di vista. Noi in Inghilterra abbiamo messo a punto un programma di deregolamentazione per ridurre il peso della burocrazia, ridurre i tempi di attesa dei giudizi civili e migliorare i pagamenti per le imprese da parte della Pa. Sono temi su cui anche l’Italia farebbe bene a concentrarsi.

Come vede Matteo Renzi e il suo tentativo di innovare la politica italiana?
Ritengo che Matteo Renzi ed Enrico Letta siano parte della stessa nuova generazione di politici riformisti in Italia. Credo siano entrambi seriamente interessati a riformare il vostro Paese. Sono la migliore speranza che l’Italia possa modernizzarsi.

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