“Io Sono Vivo, Voi Siete Morti”

IN MEMORIAM

“Io sono vivo, voi siete morti”: questo strano monito è tratto da Ubik, romanzo distopico di Philip K. Dick che racconta un futuro prossimo dove la vera guerra, combattuta da agenti con capacità telepatiche, è lo spionaggio industriale e i corpi dei morti rimangono in uno stato sospeso in cui possono ancora, in qualche modo, comunicare con il mondo dei vivi. Come in molti romanzi dickiani anche in Ubik la realtà si trova a collassare su se stessa e chi sia vivo e chi sia morto non è poi così chiaro, come suggerisce l’ambigua frase ricorrente. Antonio Caronia è morto un anno fa, il 30 gennaio 2013 all’età di 69 anni, eppure il suo pensiero e la sua critica alla tecnologia di stampo socio-antropologico sono più vivi che mai.

Da trotskista a marziano. Una coscienza civile nata in un deragliamento della sinistra radicale degli anni settanta, con in testa un’ambigua utopia che lo avvicinava più a qualche stramboide della tecnologia e ai junkie della fantascienza che al mondo accademico, Antonio Caronia è stato un intellettuale obliquo che ha vissuto ai margini della vita culturale italiana degli ultimi trent’anni. Una sorta di anomalia illuminata in una palude neobarocca e stagnante. Alla sua scomparsa, l’anno scorso, la reazione di chi lo conosceva è stata di dispiacere e incredulità. Con la piega presa dalla società in cui viviamo, le sue idee avrebbero potuto rappresentare un contributo inestimabile. Tuttavia non è ancora detto che non lo siano. D’altronde se si inizia a inoltrarsi nell’immaginario che emerge dai suoi scritti, vederlo pronunciare, magari da uno schermo: “Io sono vivo, voi siete morti” non sarebbe poi così implausibile. Il giorno dopo la sua scomparsa, su Giap, Wu Ming 1 scrisse: “Antonio Caronia è stato un personaggio-chiave nella storia della cultura popular e dei movimenti antagonisti in Italia. La sua nuda vita che si spegne è un pezzo di intelligenza collettiva che perdiamo”. Forse proprio ora, senza l’ingombro della sua forte personalità, sarà invece più facile studiarlo e capirlo. “Io sono vivo, voi siete morti”

In vita fu parecchie cose: attivista politico, scrittore, giornalista, saggista, aspirante rivoluzionario, traduttore. Tuttavia, nessuna di queste etichette lo definisce in maniera esaustiva. Per molti anni insegnò matematica nelle scuole superiori, diventando professore all’università solo nell’ultima parte della sua vita. Come filosofo e pensatore non era allineato a nessuna scuola o corrente. Ha scritto libri come Il cyborg. Saggio sull’uomo artificiale, La macchina della paranoia (su Philip Dick) e Filosofie di Avatar. Immaginari, soggettività, politiche,per citarne solo alcuni. Fu un prolifico giornalista e commentatore su riviste di settore, ha curato antologie di fantascienza e tradotto libri di culto come La mostra delle Atrocità di Ballard. La Cultura con la C maiuscola, non lo ha mai considerato facente parte di alcuna magica ed eletta cerchia. Si deve aggiungere che Caronia non fece mai nulla per farsi accettare dalla cultura ufficiale. Anzi, perseguì con un certo metodo la strada opposta. Come ogni buon intellettuale dovrebbe essere, in fondo, faceva parte della minoranza di una minoranza. E aveva il vaffanculo facile, se così si può dire.

In uno dei suoi testi disseminati in rete si legge questo pezzo autobiografico:

“Forse qualche milanese ricorda ancora un curioso corteo che si svolse il 16 settembre del 1978 nelle strade attorno a Porta Ticinese. dietro a uno striscione che diceva ‘FUORI I MARZIANI DALLE GALERE’. Avevo aderito da pochi mesi al collettivo Un’ambigua utopia, che aveva promosso per il 15, 16 e 17 settembre la ‘1° invasione dei marziani’”

Ambigua Utopia è poi diventata una rivista che è durata per quattro anni di cui rimane un’antologia in due volumi. Dall’impegno politico è passato con naturalezza a una riflessione più sobria, prima sulle riviste per finire la carriera (e in pratica la vita) sulla cattedra della facoltà di Belle Arti. Alcuni suoi corsi sono stati: Comunicazione Multimediale, Archetipi dell’Immaginario, Sociologia dei Processi Culturali. Eppure alla prima lezione di ognuno criticava la denominazione, prendendosela con l’università. Non sopportava le etichette.

A proposito della sua importanza come traduttore, un episodio è significativo. Il famoso libro di Dick “Do androids dream of electric sheep?” da cui è stato tratto Blade Runner apparse in Italia solo con il titolo del film di Ridely Scott. Quando Fanucci ripropose l’opera, si trattò di tradurre più fedelmente il titolo, che letteralmente sarebbe stato: ‘Gli androidi sognano pecore elettriche?’, che però non suonava. Caronia suggerì all’editore di aggiungere una piccola locuzione, sostituendo il do della costruzione anglosassone, per rendere l’incedere straniante della domanda- L’edizione italiana ora si intitola: “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”, che suona decisamente meglio.

Se McLuhan ci insegna a sopravvivere nel grosso vortice dell’abbuffata dei nuovi media, Caronia, nell’incarnazione genuinamente politica, prova volente o nolente a suggerire dei modi per disinnescare “le megastrutture dell’immaginario”: ovvero gli imperi televisivi tradizionali, ma anche i nuovi accentratori di informazione come Google e Facebook. Il suo pallino, la lente preferita attraverso cui leggere la realtà, era la fantascienza. Dick, Ballard, ma anche il Neuromante di Gibson e il Cronenberg di film come Videodrome e eXistenZFu tra i primi in Italia ad occuparsi di cyberpunk con libri come Cyberpunk: istruzioni per l’uso ed è stato un acuto osservatore di Internet e dell’evoluzione della cultura digitale. In non molti erano in grado di cogliere tutti i riferimenti culturali di un pensiero non sistematico, ma randomico nel suo ingaggio con la cultura e la realtà a tutti i suoi livelli. Affascinava perché era affascinato dai temi di cui si occupava: principalmente il rapporto tra cultura e tecnologia negli immaginari innescati dalla fantascienza. Pensatore ubiquo, in anticipo sui tempi, bizzarro ed eccentrico anche nell’aspetto. Sembrava più vecchio di quello che era. A differenza di tutta la classe degli insegnanti era anni luce oltre il dibattito sulla presunta divisione tra cultura scientifica e cultura umanistica, che per lui non era mai esistita. Avrebbe potuto scrivere di più ma non era assolutamente suo interesse pubblicare per forza. Anche se negli ultimi anni è stato decisamente prolifico. Oggi in questa strana e contraddittoria era dell’informazione, avremmo bisogno di Antonio Caronia più che mai. 

Si trovò “in prima linea” anche durante alcune manifestazioni universitarie nel 2011, rendendosi protagonista, insieme a Bifo Berardi, di una sorta di performance situazionista dentro la borsa di Milano. È sempre stato un personaggio “contro”, attento a decifrare questa complessa società dell’informazione mutatasi nel suo doppelganger malvagio, la società del controlloMa dove esiste un potere esiste anche una ribellione, e ciò che è necessario è stare sul fronte. E Antonio il suo fronte lo scelse con cura, e fu quello dell’immaginario, di cui ha tracciato vere e proprie cartografie critiche.

Forse il modo migliore di comprendere Caronia è quello di ascoltare i podcast delle sue lezioni a Brera (disponibili qui). Lui stesso registrava le lezioni che teneva e fa impressione sentire la sua voce che si affievolisce man mano. È strano sentire la voce di un morto. Se fosse stato con noi negli ultimi 12 mesi, in tutta l’ondata di sdegno e (mancato) stupore sul caso NSA e tutte le sue conseguenze, non penso si sarebbe sorpreso, avrebbe detto qualcosa come: “Ma che vi aspettavate?”. Forse Caronia ha detto abbastanza e in Italia poi non c’era chissà quanta gente disposta ad ascoltarlo fino in fondo.Antonio Caronia sembra proprio il prototipo dell’uomo nato nel tempo sbagliato: l’ennesima conferma che i profeti non sono compresi in patria.

Caronia offre davvero tutta una serie di spunti che rimangono come sospesi, inesplorati. È curioso come spesso le nostre università trascurino le più brillanti menti italiane per rivolgersi a scrittori di lingua straniera, che hanno il potere di incarnare la verità probabilmente perché esterni al contesto italiano. Non è semplice collocare il filosofo del cyborg in un quadro di riferimento specifico. Ma come amava ripetere ai suoi studenti “nessuno può insegnare nulla, ma tutti sono in grado di imparare”. Forse, allora, questo pezzo di intelligenza collettiva non è andato perso, è solo in animazione sospesa, disseminato tra la rete, i libri che ha lasciato e l’influenza intellettuale che obliquamente esercita e sicuramente continuerà, sempre di più, a esercitare. “Io sono vivo, voi siete morti”.