Mini Imu, la grande saga che tiene in coda gli italiani

Il paese delle tasse

Mentre si celebra la sfida tutta in politichese fra Goldrake-Matteo Renzi e Joe Condor-Enrico Letta, una sfida in cui il premier affida ad una intervista a Lilli Gruber il suo ultimo criptico distinguo, nella complessità burocratica della vita reale l’Italia si mette in fila per pagare le tasse. 

Come la cronaca di una morte annunciata questo rito è il riassunto e la sintesi di un anno di incertezze e di orrori, il collo di bottiglia in cui si sono ingorgati tutte le incertezze di dodici mesi di balletti fiscali intorno all’Imu. Resterà alla storia come il 24 gennaio nero, il giorno della mini-Imu. E la stessa storia di questa tassa, ormai, è più complicata di uno scioglilingua: dal punto di vista tributario – infatti – l’Imu è una tassa sostitutiva, che prende il posto di una tassa soppressa, l’Ici. Chiaro? Per nulla. Non succede in nessuna parte del mondo che una tassa soppressa sia sostituita appena cancellata da una tassa neonata: in qualunque altro paese non avrebbe senso, da noi è normale.

Dal punto di vista parentale, per di più, l’Imu è figlia dell’Ici: è stata sospesa, ma subito dopo è stata parzialmente reintrodotta. Subito dopo è stata rimodulata. E infine definitivamente e solennemente  cancellata. Proprio quando sembrava morta, peró, l’Imu è risorta in forma trinitaria con il nome quasi liturgico di Trise: Tari Tasi Trise. Amen. Abbiamo scritto più volte su Linkiesta che siamo nel paese delle tasse-fiction: si sa come iniziano, ma non si sa mai come vanno a finire. Ed infatti è successo ancora: dopo essere stata soppressa con un decreto del 31 agosto l’Imu è risorta come Trise, ma subito dopo è anche mutata geneticamente, tant’è vero che ha cambiato nome ancora una volta diventando Iuc. Iuc Iuc! come un cartone animato di Walt Disney. Ne avevano già pronto un altro, ma la ventilata Tuc è abortita sul nascere: faceva ridere perché sembrava il nome di un famoso biscotto. 

Però non è finita: perché alla Iuc, la tassa nipote dell’Ici, sorellastra della Tuc e figlia dell’Imu, si è sommata la riapparizione in forma apparentemente vezzeggiativa di una tassa gemella, proprio lei, la cosiddetta mini-Imu, quella che oggi ha portato gli italiani in fila.

A questo punto – seguitemi – la nuova Imu, per quanto mini, gemella della vecchia, figlia dell’Ici, madre consanguinea della Trise, sorellastra della Tuc e madre adottiva della Iuc, è diventata ufficialmente una tassa zombie: la prima tassa non morta. Che per giunta si sposerà a gennaio con sua figlia Iuc, che è già in stato di incubazione avanzata. È una tassa che sembra aver preso l’ormone della crescita, visto che gli aumenta di continuo l’aliquota.  Pensate che orrore: un matrimonio incestuoso tra madre e figlia che si celebra sulle nostre dichiarazioni dei redditi. Tassa continua.

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