Scajola assolto, vende la casa e pensa alle Europee

Il ritorno di "Sciaboletta"

Quando il giudice del tribunale di Roma emette la sentenza, Claudio Scajola rimane immobile. Mentre i pochi giornalisti presenti telefonano in redazione per dare la notizia, l’ex ministro dell’Interno trattiene a stento le lacrime. La vicenda che aveva bruscamente interrotto la sua carriera politica si è appena conclusa. In pochi ci avrebbero scommesso, eppure a distanza di tre anni ne è uscito indenne. Lo scandalo dell’appartamento al Colosseo pagato “a sua insaputa” e la richiesta di tre anni per finanziamento illecito ormai appartengono al passato. Assolto perché il fatto non costituisce reato. 

Il primo che sente al telefono è Silvio Berlusconi. «Ho sempre detto la verità – racconta Scajola al Cavaliere – Questo processo non doveva neanche iniziare perché era tutto prescritto. La decisione del giudice di assolvermi assume ancora maggior valore». Solo allora stringe la mano a chi lo ha accompagnato e ringrazia gli avvocati che lo hanno difeso. «Bravi», si congratula. Le chiamate a Fedele Confalonieri e Niccolò Ghedini sono un po’ più teatrali. «Caro Fedele…» l’ex ministro alza la voce in favore dei cronisti che annotano tutto sui taccuini.

Intanto la sentenza del tribunale di Roma chiude un pezzo di storia italiana. Quanto si è romanzato su quella casa al Colosseo, quante ironie su quella frase “a mia insaputa” che Scajola giura di non aver mai pronunciato. E proprio sull’appartamento si è incentrata buona parte della difesa del politico ligure. Altro che reggia principesca, «un mezzanino» spiega l’avvocato Giorgio Perrone. I circa 600mila euro pagati da Scajola? Una spesa più che congrua. Soffitti bassi, una casa molto buia, racconta con dovizia di particolari chi l’ha visitata. «La camera da letto l’avete vista? – racconta il legale durante l’arringa – La gente ci si affaccia dentro».

Chissà, sicuramente quell’appartamento non è neanche una stamberga. Eppure in pochi sanno che l’ex ministro quella casa l’ha abbandonata quasi subito. Non ci abita più da almeno un anno e mezzo. Per mettersi alle spalle questa storia ha provato persino a liberarsene. Inizialmente non ci era riuscito. Poi, nonostante la crisi del mattone, qualcosa sembra essersi sbloccato. Sarebbe già stato firmato un preliminare di vendita che attende di essere perfezionato. A breve la discussa – e fotografatissima – casa di via del Fagutale cambierà ancora proprietario.

Archiviata la pratica immobiliare, è il momento di pensare al futuro. Travolto dallo scandalo, Scajola si è dimesso da ministro nel 2010. «Non potevo fare altro che un passo indietro – racconta ai giornalisti che lo inseguono fuori dall’aula 2 del tribunale – Stare zitto, fermo. Qualsiasi cosa dicessi per difendermi non risultava credibile». Oggi tornare indietro è impossibile. «Ho passato tre anni e nove mesi di sofferenza che nessuno mi restituirà più. Ma ora spero che mi venga restituita la credibilità». Inutile dire che l’ex titolare del Viminale sogna un ritorno da protagonista tra le fila berlusconiane.

Escluso per sua stessa decisione dalle liste elettoriali lo scorso febbraio, da qualche tempo Scajola ha ricominciato a frequentare Palazzo Grazioli. Dopo una lunga assenza, da componente dell’ufficio di presidenza del Pdl ha partecipato attivamente alle ultime fasi politiche del centrodestra: dalla scissione alfaniana alla rinascita di Forza Italia. Certo, a sentire l’arringa dell’avvocato difensore la carriera non sembra spianata: «Ormai Scajola non è più nessuno…. Questa vicenda lo ha allontanato dalla politica».

Eppure scagionato dalle accuse che l’avevano costretto alle dimissioni, Scajola è intenzionato a ritagliarsi un nuovo ruolo in Forza Italia. Ecco perché nonostante fossero decorsi i termini per la prescrizione, l’ex ministro puntava tutto su una sentenza di assoluzione. Potrà giocarsi anche questa carta, assieme al rapporto speciale che lo lega al Cavaliere (non a caso il primo a telefonargli dopo la sentenza). Difficile dire se saranno sufficienti per battere l’agguerrita concorrenza interna e i desideri di rinnovamento di Berlusconi. Intanto – a scanso di novità – la prima scadenza elettorale è fissata per fine maggio. Le Europee. Raccontano che Scajola abbia già segnato la data in agenda.

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