Sposetti e l’Apparato: al partito rimane solo la satira

Presentato da Sposetti, tesoriere dei Ds

Ormai alcune battute, come questa, sono diventate un cult: «Un governo senza infamia e senza loden». Oppure: «Piove governo largo». Per poi parafrasare un notissimo slogan della pubblicità di Fastweb: «Immagina, non puoi». Ieri cinquanta spettatori fortunati, presenti alla libreria Feltrinelli di Roma, hanno potuto assistere all’evento politici della settimana per la sinistra italiana: il piccolo show del senatore Ugo Sposetti alla presentazione del “Libretto Grigio” il libro tratto dal tweet-blog satirico cult de L’Apparato

Dietro l’account nato su Facebook ed evoluto su Twitter, si nasconde l’intelligenza raffinata di un giovane storico e di un giovane filosofo, Giacomo Bottos e Angelo Turco, che si sono divertiti a inscenare «Una singolare operazione nostalgia» come hanno raccontato ieri «per un tempo che non abbiamo vissuto». Ma Sposetti, solitamente compassatissimo, era visibilmente entusiasta: «Sono davvero felice che ci siano due ventenni come Bottos e Turco, che hanno avuto l’intelligenza e il coraggio di una operazione controcorrente come questa». Segue aneddoto: «In questo Pd mi è capitato di andare a Pescara per una iniziativa, e sentire l’intervento di un ragazzo che si è autodefinito “trontiano”. Prima ho chiamato il 118 e ho accertato che il ragazzo stesse bene. Poi, però mi sono rallegrato: sono i giovanissimi che ci danno speranze, nel Pd , più che gli altri». 

Rivelano i due autori: «Abbiamo scoperto su internet, dove di possono visionare i profili, che il 70% di chi ci segue ha meno di 35 anni». Chiosa Sposetti: «Adesso pare facile scherzare sul l’apparato: io ci sono entrato nel 1972, facevo il ferroviere, e nella federazione di Viterbo si aprì una polemica perché avrei dovuto guadagnare di meno del mio stipendio. Riuscii a fatica ad ottenere un aumento sul salario pattuito». Segue un prospetto di architettura costituzionale tutto sposettiano: «Oggi si parla di riforme, ma io l’impianto base della Repubblica lo vedo così: prima c’è la Costituzione, poi c’è la legge elettorale, e infine c’è il partito. Se non è questo la democrazia che cosa è?». Sembra quasi una nuova massima dei due discoli de L’Apparato, invece l’ex tesoriere dei Ds è serissimo: «Guardate che non me lo sono inventato io, questo equilibrio, ma quei padri costituenti del 1948, che non erano mica dei pirla!».

Ugo Sposetti ai tempi della campagna per Veltroni (Foto Flickr Pd Network) 

I due perfidi animatori dell’Apparato, con la loro satira si spingono oltre: «Il sonno della politica genera Renzi». Sposetti non commenta. Ma distilla un altro aneddoto: «Al di là della mitologia i soldi erano pochi, pochissimi: nella mia federazione accadeva che si fosse chiamati a gestire sette riunioni a settimana: per risparmiare su costruiva un calendario incrociato complesso, in cui l’ultimo compagno che andava nel paese più lontano, poi tornava indietro a prendere gli altri». Una macchina perfetta? «Mica tanto» sogghigna Sposetti «una sera, presi da una fervida discussione, i due compagni che tornavano se ne dimenticarono un terzo per strada. Il malcapitato dovette tornare a piedi, camminando per 12 chilometri: siccome era bello corpulento rimase con le cosce arrossate per un intero giorno». Poi Sposetti si schermisce: «Non ho il potere che mi attribuite voi giornalisti, si fa molta fantasia, sul mio ruolo di tesoriere delle fondazioni, che in realtà si occupano solo di memoria». 

Altra massima dei due satirici dell’Apparato: «Si informano i compagni che quest’anno saranno distribuite tessere ignifughe». Già, ma chi le fa? La domanda di questi tempi è d’obbligo. Sentite la proposta elettorale della coppia: «Monopolarismo con liste bloccate decise dall’Apparato». Qui c’è poco da ridere, perché la parodia si avvicina molto alla realtà. Il vero effetto involontario della satira di Bottos e Turco, infatti è questo: a prescindere dalla loro volontà, il loro libro è diventato una sorta di Spoon Eiver di un mondo che – nel tempo dei leader mediatico – non esiste più.
 

Cos’è l’Apparato? (dalla pagina Facebook de L’Apparato)

Alcuni potrebbero semplicisticamente pensare che sia un partito esistente, o parti di esso. Non è così. L’Apparato è uno stato dell’anima, è una forma di vita passata o possibile. E’ da questa altezza che l’Apparato giudica il presente e non può che irrimediabilmente condannarlo, tanta è la distanza che lo separa da sè. Ma questa condanna non può che assumere un suono paradossale e la forma del paradosso è l’unico spazio in cui l’Apparato, oggi, può vivere e prosperare. Il testo definitivo dell’ortodossia dell’Apparato, che contiene le massime che ogni militante deve conoscere, il Libretto Grigio.

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