Usa, il ritorno del boom immobiliare

A novembre +22,7% di nuove abitazioni

SAN FRANCISCO – Per chi aveva mezzi economici, comprar casa all’indomani della grande crisi del 2008 era un affare. Il mercato immobiliare americano era alla canna del gas, i prezzi delle case in caduta. Poi gli immobili sono restati a buon mercato per mesi. Ma oggi è ufficiale: quei saldi non esistono più.

Il mercato del mattone Usa sta girando a pieno regime. A novembre le imprese edili hanno fatto registrare un dato superpositivo e oltre le aspettative: le nuove abitazioni sono aumentate rispetto al mese precedente del 22,7%, stando a un rapporto del Dipartimento del commercio. L’incremento di novembre è il più rilevante dal febbraio 2008, quasi sei anni fa, quando la crisi dei mutui subprime non era ancora esplosa.

Insomma, favorito da prestiti bancari più agevoli per i costruttori e nonostante gli interessi sui mutui per gli acquirenti siano leggermente aumentati, l’housing market gode ormai di ottima salute. E questa è una buona notizia anche per l’economia americana nel suo complesso.

Per farsi un’idea di come qui gli immobili stiano diventando sempre più cari basta guardare le occasioni in vetrina sul sito Trulia.com, sezione San Francisco. Prendiamo un appartamento di 45 metri quadri all 566 di S. Van Ness Avenue, una modesta zona di Mission (un quartiere popolare, sia pure sempre più frequentato da yuppie delle aziende tech). Ebbene il mini-appartamento viene 469mila dollari (341mila euro). A San Francisco i prezzi degli immobili sono lievitati del 25% negli ultimi 12 mesi.

Vero, San Francisco potrebbe non far testo, perché negli ultimi anni vi si sono trasferiti centinaia d’impiegati che lavorano in aziende tecnologiche della Silicon Valley come Google e Facebook, e con i loro stipendi da favola hanno fatto lievitare fortemente il valore degli immobili. Eppure non è solo a San Francisco che le case diventano più salate. Pensiamo a una città sulla carta meno ambita: Phoenix in Arizona. Un anno fa chi voleva un villino nei sobborghi poteva mercanteggiare e strappare un mezzo saldo. Oggi i prezzi si sono gonfiati (+20%) e c’è da battagliare persino per casotti tutt’altro che bellini, con la moquette da rifare completamente. «Prendere a prestito denaro è così conveniente che sta facendo alzare i prezzi», sostiene Tucker Blaylock, agente immobiliare della zona. «Un anno fa un acquirente poteva contrattare e agguantare la casa a un prezzo del 20 o 30% inferiore a quello di listino. Oggi te lo scordi».

La posta non si è alzata solo a Phoenix e a San Francisco. I prezzi sono per esempio cresciuti del 19% a Las Vegas e Los Angeles, del 17% a San Diego e con percentuali leggermente minori un po’ dovunque da Est a Ovest.

Per cui nonostante la recessione del 2008 scatenata proprio da una corsa alla casa viziata da crediti spazzatura, i famosi mutui subprime, concessi a gente sotto gli standard ottimali, anche oggi la maggioranza degli americani (con o senza i reali mezzi per permetterselo) vuole comprare la villetta su due piani, con la staccionata verniciata di bianco e il prato tosato a regola d’arte. La casa resta il sogno, perché è il simbolo del successo nella vita. E poi l’americano medio ritiene che investire la maggior parte della sua ricchezza sul mattone sia ancora la scommessa migliore.

In realtà su questo ultimo punto ci sarebbe da discutere. L’americano medio investe tre quarti della sua ricchezza su casa e azioni e ha un debito più grande di un quarto dei suoi asset. In sostanza così facendo non diversifica, esponendosi a rischi di non poco conto. E si è visto con la recente crisi. Ma d’altronde l’idea di quattro mura che mettono un sigillo di qualità a una vita ben spesa sembra un’aspirazione troppo allettante. Un’aspirazione che non si spazza via facendo quattro conti della serva. E quindi se all’indomani del crack molti americani recitavano il mea culpa e giuravano di aver capito la lezione che se una casa è troppo facile da comprare la fregatura è dietro l’angolo, oggi il loro rapporto con l’idea di acquistarne una sembra aver rimosso quello scomodo ricordo.

Adesso resta da capire se il mercato immobiliare continuerà a crescere nei prossimi mesi. Su questo ci sono diverse scuole di pensiero. Ma in molti ritengono che un elemento cruciale sia la generazione Y, quei 90 milioni di persone di età compresa tra i trenta e i tredici anni, che a partire dai loro rappresentanti più maturi (i trentenni) si stanno affacciando sul mercato del mattone.

«Stiamo diventando una nazione di gente che paga l’affitto ed è sempre più orientata a non comprare una casa per non incorrere in disavventure?», si chiedeva retoricamente qualche tempo fa in un articolo su Forbes il chief economist di Trulia.com, Jed Kolko. «Neppure per idea», si autorispondeva. «È solo una leggenda metropolitana. Il 93% della generazione Y oggi in affitto spera di potersi comprare una casa in un prossimo futuro».

I millenials (i nati tra gli anni ’80 e i primi anni 2000) rappresentano il più alto numero di compratori potenziali che entrano nella “zona mattone”. Se la loro occupazione e il loro potere d’acquisto aumenteranno, la cavalcata dell’housing market americano potrebbe proseguire per tutto il 2014.