Colpisci e ritratta: è il porno populismo dell’M5s

La strategia grillina

Dopo il mio articolo sul porno populismo, pubblicato ieri da Linkiesta, ho ricevuto tanto commenti di questo tenore:

“FAI RIDERE! – mi dice per esempio Francesco Fiore, con tanto di maiuscole, come tutti gli assatanati della rete

SCRIVI COSE SENZA SENSO ATTRIBUENDO COLPE E RESPONSABILITÀ A TUTTO IL @mov5stelle SERVO!”.

Eppure, quando ho scritto quel corsivo, non avevo ancora letto l’intervista al Corriere della Sera con cui oggi uno degli uomini simbolo della comunicazione a Cinque stelle, Claudio Messora, rivendica e minimizza, l’ennesimo episodio di porno populismo, un post notturno, in cui sarcasticamente diceva alla Boldrini, che se anche tutti i militanti del movimento grillino fossero stati stupratori lei non aveva nulla da temere.

Questo post di Messora, con il dibattito che ha suscitato, si aggiunge ad altri episodi chiave che ricordavo nel mio articolo:

1) Le famose ingiurie contro la Salsi, rea di essere andata in televisione per soddisfare il suo punto G.

2) L’insulto del deputato De Rosa alle sue colleghe del Pd, appellate, inequivocabilmente, come “pompinare”.

3) E subito dopo l’incredibile istigazione di Grillo, che invitava gli utenti del suo blog, a spiegare che cosa farebbero fatto “in macchina” con la Boldrini.

4) Per non parlare di un altro grillino (peraltro molto intelligente) Daniele Martinelli, che dovendo insultare Maria Stella Gelmini a Matrix le dice: “Lei è una suora mancata”.

Tutti questi episodi – aggiungevo – non possono essere considerati come casuali, ma sono piuttosto figli di una strategia: parlano ad una parte profonda del Paese, giocano su un senso comune, sull’eterno fascino del politicamente scorretto, si richiamano a un immaginario erotico da film sexy degli anni Settanta, o da giornaletto porno, l’ideologia del “Tromba” come chiave comunicativa. Il senso di queste polemiche, di queste continue allusioni, di questo mordi e fuggi che scava sempre sulla sessualità della donna, e allude sempre all’idea che le donne finite nel mirino di Grillo, in un modo nell’altro, sono della assatanate di sesso. Donne che in qualche modo meritano di essere in giuriate, derise, per la vulnerabilità che è dovuta alla debolezza della loro carne. La Salsi quindi vuole andare in televisione perché sotto sotto gode eroticamente come se fosse posseduta dal piccolo schermo, la Boldrini siccome è bona, tutto sommato bisognerebbe farle qualche servizietto in macchina, le deputate del Pdl, siccome sono state elette, sicuramente si sono distinte nella fellatio. Alla Gelmini voglio sollevare critiche sulla sua politica, ma in realtà la derido sulla sua sessualità.

Persino Messora, con il suo sarcasmo rovesciato, batte sempre su quel punto: Boldrini, a te piace piacerebbe fare sesso, ma siccome alla fine non ci piaci più, nemmeno questa soddisfazione ti vogliamo dare. Poi, tanto , il giorno dopo si ritratta. Il M5s usa il porno populismo come la Lega usa il razzismo: lo agita per attirare l’attenzione e poi lo ripone nella fondina dopo aver ottenuto l’effetto. Calderoli dice alla Kyenge “faccia da orango”, poi dice che era uno scherzo. La Padania dice che la ministra vuole imporre la “negritudine”, poi spiega che era un riferimento a una corrente letteraria francese. Figurarsi. È un materiale incandescente, il porno populismo: ma se i Grillini continuano a maneggiarlo, evidentemente, sono convinti che elettoralmente paghi.

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